When life becomes maddeningly polite, think about Hannibal!

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Questo commento contiene SPOILER. Brace yourself!

 

Quidquid cœpit, et desinit. (Seneca Il Giovane)
Deficit omne quod nascitur. (Quintiliano)
Flames to dust, Lovers to friends, Why do all good things come to an end? (Nelly Furtado)

 

Non importa da quale scuola filosofica provieni, a che divinità del tutto trash appartenga il tuo credo o quale proverbio popolare sia il tuo mantra… la verità è una sola: qualsiasi cosa che inizia, inevitabilmente finisce.
Uno si prepara psicologicamente alla fine, soprattutto quando questa è annunciata con mesi d’anticipo ed è definitiva, pur essendo oltremodo ingiusta.
Ma, per quanto ci si prepari, non si è mai pronti del tutto ad una fine, soprattutto a una che porta con sé una bellezza inaspettata e necessariamente malinconica.
Cerchiamo però di partire, appunto, dal principio.

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Lo ammetto, nel non-così-lontano 2013 ero una di quelle persone che non era del tutto convinta di guardare una serie tv dedicata ad Hannibal Lecter per tre semplici ragioni:

  1. Creare una serie tv da film che hanno già avuto una loro vita è un’idea di cui non vedevo – e probabilmente ancora oggi non vedo – la necessità: la storia è quella e sai già “ipoteticamente” come va a finire.
  2. Sir. Anthony Hopkins nella mia mente è Hannibal Lecter (ricordiamo che in 2 ore di film – The Silence of the Lambs – appare meno di 20 minuti e per ciò vince un Oscar – ndr)tumblr_inline_mfvpgxytAf1rt2432
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  3. L’assenza di Clarice Sterling e con lei dell’OTP malsana-ma-non-troppo surreale. Togliere una ship a un telefilm-addicted non è mai cosa buona e giusta.

Dall’altra parte però, il mio amore per Bryan Fuller, per il Fullerverse, per le sue giacche e soprattutto per la sua barba era un qualcosa che non poteva passare inosservato: a Bryanone una chance si concede a prescindere.
Guardando Hannibal si viene ripagati e – se eravate delle persone scettiche come me – vi dimenticate tutto ciò che poteva farvi storcere il naso: il merito va tutto alla bravura da un lato dei protagonisti e dall’altro di Fuller stesso, che ha saputo ridare senso ad una storia già scritta senza cadere nel banale, rinnovandola e dando profondità ai singoli personaggi.

Sì, ship compresa.

Gli americani, però, non hanno saputo apprezzare, probabilmente perché ciò che cucina Hannibal è troppo speziato per i loro gusti.

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Hannibal è raccontata in crescendo nel corso delle tre stagioni. Nelle prime due assistiamo  molto molto molto lentamente  all’introduzione dei personaggi, a tutti i pipponi mentali di Will ma soprattutto alla creazione della coppia CANON del legame indissolubile tra Hannibal a Graham.

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Poi succede la 2×13 e il cliffhanger finale – per cui non sai chi ci lascia le penne – che è tutto ciò di cui avevi bisogno per sancire l’amore verso questa serie tv o almeno il mio amore personale.

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Nel corso della terza stagione tutto diventa più “veloce”: Hannibal in fuga in Europa, #BrideOfHannibal e l’illusione di una stagione intera con Gillian Anderson -, il tizio di Firenze che riesce a vendere a Bedelia tartufi e vino pur non capendo palesemente di cosa avesse bisogno, l’ispettore Pazzi, Dante citato un po’ random, la tizia asiatica che spara a caso alle persone perché vuole ancora darla ad Hannibal, Mason Verger e le sue sadiche turbe, Hannibal che si consegna, il salto temporale e con esso Richard Armitage aka Francis Dolarhyde aka The Great Red Dragon.
La lentezza di alcune puntate viene bilanciata dalla “velocità” che viene data alla storia in sé e soprattutto dalla bravura degli attori stessi – Armitage in primis che nei suoi primi 40 minuti di puntata pur non proferendo parola, riesce a trasmette tutta la problematicità di Mr. D.

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Ed è proprio nella storia di Francis Dolarhyde che a mio avviso si ritrova il filone conduttore di tutte e tre le stagioni di questa serie tv: è il bisogno del tutto umano di “avere qualcuno con cui condividere”, non a un livello terreno-carnale ma ad uno più profondo, che ti permette di capire le azioni delle persone che ti circondano senza metterle in dubbio e in un certo senso prevederle anche.

Nel corso dei primi sei minuti dell’episodio conclusivo, l’impeccabile Armitage riesce a far dimenticare la storia originale persino ai più hardcore shippers: Mr.D si suicida e da fuoco alla casa in cui abita e Reba-la-ciecata deve riuscire a scappare. Però nei successivi 10 minuti capiamo – e ci ricordiamo – che era un piano articolato ad hoc per fingere la sua morte.
Intanto Will, pensando di aver finalmente chiuso un capitolo della sua vita, va a salutare Hannibal regalandoci la prima di una lunga serie di scene in cui anche chi non è Hannigram convinto, vacilla (tipo me – ndr).

Will: You turned yourself in so I would always know where you were. You’d only do that if I rejected you. Goodbye.
Hannibal: Will… Was it good to see me?
Will: Good? No.

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La bellezza di questa scena sta tutta nelle parole pronunciate in modo calmo e deciso dai protagonisti, dalla fotografia e dall’ambientazione ricreata da Fuller: tutte le volte che i due si incontrano – dal momento in cui Hannibal è rinchiuso – nella mente dei due personaggi quello non è luogo di reclusione ma un altro posto, solo loro, dove nessuna “barriera” può dividerli.

Sebbene restio ad ammettere che Hannibal gli manchi di già, Will decide di articolare quello che risulta essere agli occhi di chi non sa che è d’accordo con Mr. D il piano più stupido della storia per catturarlo: fingere l’evasione di Hannibal perché Dolarhyde vuole lui. Will sa bene che Hannibalone sarebbe riuscito a scappare e riabbracciarlo.

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A questo punto ogni persona che ha fatto parte della vita di Hannibal reagisce a suo modo: tra tutti Fuller ci mostra l’inutile Alana che decide di scappare/andarsene il più lontano possibile. Non che sia un’informazione particolarmente importante ai fini del commento sulla puntata finale ma volevo condividere con voi il mio disagio nel vedere il bambino cresciuto, sano e nella più totale normalità, vista la sua straordinaria gestazione.

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Menzione d’onore in questi minuti al povero Chilton che riesce bene a esprimere quello che tutti noi abbiamo pensato.

Chilton: You…were the roper. Too bad there was not enough rope for you to hang yourself with. Just enough to hang me.

Ovviamente il piano di Will riesce esattamente nel suo reale intento. Mr. D si palesa e ammazza qualsiasi persona si frapponga tra lui e la sua preda.

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Iniziano poi quelli che sono i 10 minuti che hanno necessariamente ridefinito il concetto di Bello.
Lecter porta Will nella stessa reggia a picco sull’Atlantico in cui aveva portato Abigail e Miriam Lass e decide poi di aprire una bottiglia di vino come se fosse il miglior primo appuntamento possibile.

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I due dialogano ed entambi sanno che Dolarhyde li sta osservando, infatti improvvisamente la bottiglia in mano ad Hannibal si rompe, e viene ferito: la resa dei conti arriva.
Graham in primis compiaciuto, non ci mette molto a realizzare che il forse suo unico amico è stato ferito e sta quasi morendogli accanto – non può fidarsi di uno psicopatico come Mr. D, che in realtà ha molto più in comune con lui di quello che vuole ammettere a se stesso.
Dolarhyde dal canto suo è in parti uguale ipnotizzato dalle parole di Lecter ma allo stesso modo deciso a ucciderlo e a filmare la sua morte. Mentre siamo intenti ad ammirare lo scambio di sguardi desicamente Hannigram, Dolarhyde colpisce Will in volto e Lecter non può restare impassibile a guardare quello che succede al suo – di certo unico – amico. Inizia cosi lo scontro che ci dimostra quanto mai come “l’unione fa la forza”-no-matter-what e come questi due hanno bisogno uno dell’altro.

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La scena è bella nel senso vero del termine: attori, la musica, ma soprattutto la fotografia sono incredibili ed impeccabili. I dettagli a cui Fuller ci ha abituati nel corso di questi 39 episodi totali vengono rispettati in quest’ultima puntata nella zoommata sui colpi mortali inferti a Dolarhyde che incarnano la perfezione:  i due colpi vengono inferti nello stesso istante, ma soprattutto nel modo “caratteristico” dei due personaggi, il morso per Hannibal e la pugnalata con squartamento subita dallo stesso Will anni prima.

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C’è poi anche l’immagine finale del Great Red Dragon che è letteralmente e decisamente un piacere per gli occhi.

Cattivo sconfitto, arriva la scena finale. L’abbraccio. Le parole.

It’s Beautiful.


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I due cadono a picco nell’Atlantico e solo le parole della canzone – Love Crime – trovano spazio nel lago di lacrime che si è formato involontariamente intorno a noi.

♪ All the time ♪
♪ A blood red ♪
♪ Setting sun ♪
♪ Rushing through ♪
♪ My veins ♪
♪ Burning up ♪
♪ My skin ♪
♪ I will survive ♪
♪ Live and thrive ♪
♪ Win this ♪
♪ Deadly game ♪
♪ Love crime ♪
♪ Love crime ♪
♪ Love crime ♪
♪ I will survive ♪
♪ Live ♪
♪ And thrive ♪
♪ I will survive ♪
♪ I will ♪

Fade to the fucking black, fine di Hannibal.

Ma dobbiamo fare ancora in tempo a razionalizzare quello che abbiamo visto – e soffiarci il naso perchè le lacrime hanno invaso ogni condotto – che una Bedelia in tenuta da combattimento appare. Quest’ultima sequenza scorre lenta, rispecchiando esattamente il nostro WTF mentale, così che ci mettiamo un attimo a realizzare che è seduta che aspetta di mangiare quella che è la sua stessa gamba.

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A questo punto possiamo dare svariate interpretazioni di quello che abbiamo visto, ma considerando una linea generale e quella che è la “vera” storia di Hannibal Lecter, la mia personale interpretazione è che Hannibal e Graham sopravvivano alla caduta: se mai ci sarà una quarta stagione o una futura trasposizione cinematografica la storia necessariamente riprenderà The Silence of the Lambs che cronologicamente si sviluppa dopo l’arco narrativo di Red Dragon. Rimango estremamente razionale. Diverse, invece, possono essere le interpretazioni su Bedelia, che però a me sembra palesemente andata, persa, lobotomizzata: ci è “rimasta sotto” e non sta aspettando nessun Hannibal o Graham per la threesome a cui tutte vorremmo prendere parte, ma è lì succube di se stessa e di quello che è diventata.

 Extreme acts of cruelty require a high degree of empathy.

Rimane la fine perfetta. Una fine che ogni serie tv meriterebbe di avere: bella visivamente, sensata e che chiude tutti i filoni narrativi. Un finale degno di Breaking Bad insomma, e potenzialmente aperto, nel caso qualcuno si accorga della grandissima perla che si stanno lasciando scappare.

Noi intanto restiamo qua ugualmente soddisfatti e malinconici, ma con il nostro sorriso da ebeti in volto, speranzosi, ripensando ad Hannibal perché la nostra vita è eccessivamente maddeningly polite senza questa serie tv.

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Grazie Bryan.

 

 

Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell’esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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