Userò gli occhi del cuore… per binge-watchare Boris

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Tempo di lettura previsto: 6 minuti

Per anni ho sentito parlare di Boris, quella serie italiana che ha come logo un pesce rosso nella caratteristica boccia tonda. Ma, per un motivo o per l’altro, non avevo mai provato a vederlo: con tutta la roba british-americana-e-persino-un-po’-australiana che ci sommerge tutti i giorni, pensavo di avere tempo per tutto tranne che per una sit-com italiana (sì, lo so, sono stata MOLTO razzista), anche se la sit-com in questione è nata proprio per criticare le tipiche fiction nostrane che, ormai, sono diventate sinonimo di Gabriel Garko.

Lo staff di Blue Box Series ci tiene a precisare che non è responsabile di questa gif.

Ma, approfittando del fatto che da febbraio Boris viene trasmesso su Netflix, l’omino del cervello – lo stesso che anni fa mi persuase ad iniziare le prime serie tv – ha iniziato a sussurrarmi: “Guardalo… guardalo… guardalo… di una sit-com c’è sempre bisogno… guardalo… guardalo…”
Dato che all’omino del cervello si dà sempre ragione, ho iniziato una maratona non-stop della nostra pratica olimpica preferita (il binge-watching, ovviamente) e ora ho una voglia irrefrenabile di guardare fiction italiane scadenti – tipo Baciato dal Sole – solo per urlare “CANI MALEDETTI” e “‘STO EPISODIO È FATTO A CAZZO DI CANE”. Senza contare che, ora, il mio omino del cervello non fa che cantare la sigla:

Insomma, ogni volta che si parla di Boris ci si ritrova irrimediabilmente a cantare, insieme ad Elio e le Storie Tese,  GLI OOOOCCHIIIII DEL CUOOOOOOREEE GLI OOOOCCHIIII DEL CUOOOOOOREEE… BOOOOORIIIIIS!! Probabilmente, se la mettessero come canzone da oratorio, sarebbe l’unica che potrei provare a ballare (con tanto di sguardo scocciato di Arianna). E la sigla della prima stagione rimane la migliore, anche perché non ho mai sopportato vedere il cast fluttuare in una finta boccia, trasformandosi addirittura in sirenetti alla Zoolander.

Boris lo adoriamo soprattutto perché, essenzialmente, individua tre tipologie di personaggi:

  • personaggi odiosi che odiamo;
  • personaggi odiosi che amiamo;
  • personaggi che ci fanno un po’ pena;

Questi ultimi sono sostanzialmente formati dagli stagisti super-sfruttati e non pagati sottopagati dalla produzione, i quali non solo si ritrovano a farsi il culo per una fiction peggiore della recita scolastica di tuo cugino, ma anche a sopportare i capricci di attori viziati che si atteggiano a grandi superstar: eh, sì, questi rientrano decisamente nella categoria “personaggi odiosi che amiamo”, perché non si può fare a meno di amare quella Cagna Maledetta di Corinna

… o quell’attore decisamente “poco italiano” di Stanis La Rochelle, per il quale sono disposta a scordare tutte le mie crush british per diventare una sua fangirl fedelissima, tant’è che lo seguirei pure in Grecia *da leggere con tono ironico*

Ma Boris non sarebbe Boris senza René Ferretti, il regista di Gli Occhi del Cuore, sempre accompagnato da un pesce rosso porta-fortuna. Dove sia la fortuna, però, non si sa, perché essere i registi di una fiction del genere è decisamente da scarognati, e perdere la testa per una una serie tv simile è la peggior cosa che potrebbe capitare ad un professionista del settore. Insomma, già girare scene demmerda è una corsa contro il tempo (e contro il proprio autocontrollo): figuriamoci girare una fiction di qualità.

 

Gli unici che possono considerarsi più che fortunati sono gli sceneggiatori che, a questo punto, possono vantarsi di aver trovato il dream job della vita: le loro funzioni, infatti, si riducono a quelle di cazzeggio, giocoleria e uso abusato del tasto F4, per non parlare dei loro meeting con tanto di yacht.

Insomma: sono veramente pochi i personaggi a lavorare seriamente sul set, se escludiamo Alessandro e il resto degli stagisti (che, per essere degli stagisti provetti, devono obbedire e rimanere muti… almeno fino a quando un qualche loro parente si dà alla politica).  Arianna sembra essere una delle poche a saper gestire la baracca, mentre il misterioso direttore della rete, il Dottor Cane, muove i fili da dietro le quinte. La quotidianità di Gli Occhi del Cuore trascorre quindi così, tra i sotterfugi della troupe e Biascica che attende i suoi “straordinari d’aprile”, tra i capricci delle star e gli imbrogli della rete. Perché, sì, è la rete stessa a farsi nemica, mentre René insegue il miraggio di poter finalmente girare una serie come si deve… Ma, ahimè, la triste verità è che le fiction fatte…

… vengono guardate e addirittura amate dagli italiani: perché proporre qualcosa di nuovo, quando la rete ha già un proprio pubblico soddisfatto? (dove sia questo pubblico non saprei, ma a quanto pare esiste, come quelli che votano Berlusconi #EhArianna). Ed è proprio nell’irrimediabilità della merda (?) che sta la commedia e la tragedia di Boris, tant’è che alla fine della terza stagione, dopo il miraggio di Machiavelli e il fallimento di Medical Dimension, ci sentiamo non solo divertiti ma anche tanto, tantissimo amareggiati. Eppure, se c’è una cosa che Boris ci ha insegnato (a parte nuovi modi di insultare la gente cagna e maledetta) è proprio questa: è necessaria un sacco di fatica inutile anche solo per ottenere delle autentiche merde e, quando la vita non ti sorride, che cosa puoi fare se non impegnarti anche in qualcosa che, nel profondo (ma anche in superficie), odi con tutto te stesso? Se deve essere merda, che merda sia, e della miglior qualità!

Vain

Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un’insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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