The X-Files: Never give up on a miracle state of mind

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Oggi iniziano le riprese ufficiali di The X-Files. Tra meno di nove mesi lo vedremo effettivamente. Siamo in piena gestazione e, come tale, il nostro stato d’animo va affrontato. Il revival di X-Files scombussolerà i nostri ormoni, i nostri dolori si trasformano in GIF sets e le nostre voglie in binge-watch senza fine. Perché dobbiamo arrivare preparati. Perché vogliamo sentire scalciare la nostra creatura. Non importa se sappiamo a memoria ogni singola scena, non importa quanto fastidio ci dia Diana Fowley ogni santissima volta e sopportiamo persino quelli che sono in hype e guarderanno il revival senza averne mai visto un episodio. Perché – no matter what – vogliamo che tutti partecipino al lieto evento e appendano fiocchi a forma di UFO alle loro porte.

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Io in particolare mi trovo qua per la seconda – e probabilmente non sarà l’ultima – volta a scrivere un pezzo da fangirl-tumbleriana di prima categoria, perché forse nel primo pezzo non sono stata abbastanza chiara, e ho sicuramente tralasciato qualcosa. Che poi questa contentezza vada espressa a qualsiasi ora del giorno e della notte è un motivo che non va neanche spiegato.
Nell’articolo precedente informavo i non addetti ai lavori, i non esperti del settore, coloro che non sanno – definiamoli babbani perché ci piace trarre ispirazione da cose importanti – che a partire dalla data di oggi l’internet sarebbe esploso. Oggi iniziano le riprese del revival. Il cast originale in questi momenti è a Vancouver, nelle location originali, a girare scene che seguono la trama originale e tutto questo originale ci fa sentire un po’ come quando vai a pranzo da tua nonna e ti prepara il tuo piatto preferito di quando eri piccolo, quello che ti ricorda l’infanzia e ti produce quel sorriso caldo sul volto al sol ricordo. Oggi noi tutti abbiamo quel sorriso in volto.

Soltanto con 9 ore di fuso orario in più sulle nostre spalle.

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A differenza di quanto affermato nell’articolo precedente, in questo voglio rivolgermi essenzialmente alle persone dalla mia parte della barricata, ovvero a quelle persone che, come me, sanno che quel “Never give up on a miracle” (cit. ep 8×13) ha avuto un senso tanto per Scully quanto per noi. Forse sono giovane rispetto all’età media del fandom xfilesiano, ma io mi ricordo.
Mi ricordo quei lunghi abbraccioni tra Mulder e Scully che si aspettavano come il Messia, ma che poi arrivavano davvero ed inaspettatamente e regalavano gioie equiparabili solo alla visione di Babbo Natale per un bimbo 3 anni.
Mi ricordo quei baci sulla fronte che ti facevano credere che ci fosse una seconda bocca sul tuo volto o che le nozioni di anatomia apprese fossero sbagliate.
Mi ricordo quelle frasone e monologoni piazzati un po’ random che spezzavano il cuore perché – no matter what – lei è la sua “ONE IN FIVE BILLION”.

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Probabilmente ho avuto un’infanzia traumatica o problematica, ma conservo ancora con cura le VHS con tutte le puntate registrate e mi ricordo benissimo anche DoubleD e i suoi comportamenti da diva che ci hanno fatto smadonnare un po’ tutti [Ti abbiamo perdonato Davidone. Ti abbiamo perdonato solo perché ti sei messo a cantare e capiamo la tua crisi di mezza età – ndr].
Mi ricordo quindi di Scully e Mulder. Loro sono stata LA prima Ship, quella con la lettera maiuscola, quella che – alla maggior parte di voi che sta leggendo – ha regalato le prime emozioni forti relative ad un prodotto televisivo, in sostanza quando non era ancora di moda contrarre i nomi dei personaggi per creare nomi di ship ultrafighi, ma bisognava accontentarsi di un semplice MSR (Mulder Scully Romance – ndr).

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Possiamo dire che negli ultimi 10 anni (prendete i miei dati con le pinze perché sto misurando a spanne corte – ndr) l’idea della serie TV si è evoluta parallelamente alle esigenze dei suoi telespettatori.
Oggi la gente vuole tutto subito e non è disposta ad aspettare. Uno showrunner, dal suo canto, sa cosa deve dare al suo pubblico se vuole che la sua serie TV non faccia la fine di FOREVER – a meno che non sei Shonda Rhimes e allora è un altro discorso.
Le serie TV oggi sono immediate: i co-protagonisti alla peggio nel giro di 4 stagioni limonano per lo meno duro, il cattivo di turno viene ucciso nel finale di stagione per resuscitare in quella seguente e lo sci-fi tira più di un carro di buoi.
Quando nasceva The X-Files, invece, il telelefilm-addected medio del periodo usciva da Moonlighting e da Twin Peaks: il primo che portava una maledizione che tutti gli showrunners avrebbero voluto scampare e cercano ancora di evitare, e il secondo con un calo d’ascolti che Lynch si sogna ancora di notte – e il cash che la Showtime ha sganciato per il revival non gli servirà a dimenticarlo.
Chris Carter, perciò, cercando di evitare la maledizione peggiore, perché dare a “Cesare quel che è di Cesare” è sempre stato troppo manistream per lui, ha voluto essere creativo facendoci soffrire nel modo giusto. Ed aveva ragione.
Sette stagioni per riuscire a realizzare che, Sì, due persone possono baciarsi alla luce del giorno in un ospedale senza la necessità di essere in un universo parallelo, su una nave, al buio. Sette. Ma toccata e fuga. Otto per capire che this is NOT happening. Nove senza il protagonista. Ma ce lo potevamo immaginare, che stolti, non saremmo stati di certo in grado – in quanto umanità – a reggere Davidone e Gillianona nudi insieme nella stessa scena. [Caro Chris però sappi che oggi la HBO e la Showtime, ci hanno temprati – ndr.]
Ma noi siamo rimasti sempre fedeli, sempre lì puntata dopo puntata, anno dopo anno per arrivare ad oggi, che come ieri, riguardiamo quelle stesse puntate e piangiamo allo stesso modo. Per manum! Anzi no forse di più perché sappiamo cosa sta per succedere.

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So che alcuni di voi diranno “A me che i due protagonisti limonino o meno non interessa… è la storia che conta!”. Pensiero pienamente condivisibile, ma non totalmente veritiero. Perchè anche per voi che forse non lo ammetterete mai quello che lega questi due personaggi è un qualcosa di unico e che vi tiene incollati allo schermo per capire come va a finire. E tutto ciò a maggior ragione se nel frattempo bigfoot, fantasmi, alieni o cupachabra si frappongono.

“For me, The X-Files has always been a romance – an intellectual romance of the mind that’s very rare and restrained. It is intimate and not physical. That is abig part of the chemistry. And from the beginning of  the show, it was David and Gillian who created our success. Without them, the show would not have worked.” – Chris Carter

Mai avremmo forse pensato di rivedere DD in Vancouver, in Hype per X-Files, che afferma di versare lacrime sul copione e tanto meno in Vancouver a postare selfie random.

Mai avremmo sperato di rivedere Gillianona con il suo rosso-corrosivo – o quanto meno un colore che lo ricorda fortemente.

E invece siamo qua. Chris Carter ci ha lasciato speranza perché fondamentalmente ha quasi mantenuto tutte le sue promesse. Li ha fatti tornare una prima volta (con il film) e ora – insieme alla FOX – ci regala il revival. Per ripagarlo, noi non ci smuoviamo dal nostro posto e continuiamo ad avere fiducia in lui e ad aspettare scene che forse non saremmo neanche in grado di immaginare. Per tanto, allora, affermo che il Never give up on a miracle è uno state of mind,  perché da oggi tutto può succedere anche se noi forse non siamo esattamente pronti.  

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Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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