The X-Files: 11.02 This

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This.

Dovrebbe essere abbastanza esplicativo come titolo. Lo slang inglese ci viene incontro: quando gli anglofoni sono particolarmente d’accordo con una cosa e non hanno nient’altro da aggiungere dicono – o meglio scrivono – soltanto THIS.

E mi verrebbe da commentare il secondo episodio della nuova stagione di The X-Files in questo modo:

THIS.

 

Ma non sarebbe giusto. No, non sarebbe per niente giusto nei confronti di Glen Morgan che ha scritto la puntata che forse ci (o forse solo io?) aspettavamo da quando hanno annunciato il revival per la prima volta. Siamo lontani – grazie a Dio – dai toni kitsch e senza voce di My struggle III, II, I e qualsiasi altro numero verrà. È però ancora fresca la ferita e non ci dimentichiamo che Chris Carter ha cercato di negare il negabile con la storia della premonizione, come se ci avessero lobotomizzato tutti in massa, giusto la settimana scorsa.

Siamo anche lontani dal classico caso x-file con alieni, deformazioni, miti e/o misteri. Ma non importa, perché Morgan sa scrivere, dirigere e lo fa bene. Va oltre: gioca con il concetto di nostalgia, di tempo che passa e lo fa un po’ per noi ma soprattutto per se stesso, come aveva già fatto con Home Again.

Morgan, in questo episodio, insiste volutamente sul ricordo di quello che erano gli X-Files, di quello che erano Mulder e Scully e del loro mondo, cercado di includere però tutti gli sviluppi degli ultimi 16 anni. Ciò lo rende un episodio più “moderno” che si avvicina quasi a storie degne di Black Mirror. Non è autocelebrativo, ma consapevole di quello che la serie non sarà più in grado di essere e per ciò gli perdoniamo tutti quegli errori narrativi che se fosse stata un’altra puntata ci avrebbero fatto storcere il naso come ad esempio la timeline di Langly, Skinner che improvvisamente si trova in mezzo a un bosco per aiutarli o il fatto che entrano in un edificio che si presuppone essere super blindato con più facilità dell’aprire la porta di casa.

C’è stato un momento in particolare che per la prima volta in due anni e mezzo mi ha fatto venire i “brividi dalla nostalgia” (espressione che ho appena coniato): mentre sono ad Arlington per capire cosa effettivamente possa essere successo a Langly, Mulder abbassa lo sguardo e si accorge di essere sulla tomba di Deep Throat. Improvvisamente è il 1994 e vedo Mulder sulla panchina a Washington D.C.. Improvvisamente siamo lì con lui a cercare di capire come ritrovare Scully. Il collegamento è così forte che per un attimo smetto di pensare a cosa sto guardando e mi perdo in un rewatch mentale di 9 stagioni. I WANT TO BELIEVE.

Poi abbasso lo sguardo, torno sull’episodio e vedo la complicità tra Mulder e Scully, che anzi è molto più vicino a quello che avremmo sempre voluto. E sento che è proprio questo quello che volevo con il revival.

Ovviamente non è e non sarà mai la puntata migliore di The X-Files, e a fine episodio forse ci sentiamo anche po’ confusi. Però ha avuto la forza di ridarmi speranza e creare aspettativa…. almeno fino al prossimo episodio scritto e diretto da Chris Carter.

Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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