The X-Files: 10.04 Home Again

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Tempo di lettura previsto: 6 minuti.

Se avessi dovuto scrivere questo commento usando carta e penna probabilmente il foglio sarebbe rimasto intriso delle mie lacrime. Ed è anche estremamente difficile rimanere razionale e regalarvi un commento sensato (per cui involontariamente e probabilmente ometterò dei passaggi a cui forso solo le gifs sapranno rispondervi – ndr), perché è questo l’effetto che fa Glen Morgan: ci colpisce su più piani. Infame.
Il primo piano è quello della memoria, per la storia che ci racconta, essenzialmente legata al passato dei due protagonisti.
Il secondo piano è quello dell’esperienza che si prova durante la visione dell’episodio, a cui non si può rimanere impassibili.

Home Again, aka l’episodio 10.04 della nuova stagione di The X-Files, a mio modesto e-sempre-oggettivo parere si può riassumere con solo una parola: finalmente. Ok è un avverbio, ma va bene uguale.
Finalmente una puntata dark, drammatica e con una trama che non rasenta il filo del trash (Darin Morgan del mio cuor non è associabile alla parola trash, perché se non avete capito la sua ironia dovreste farvi due domande – ndr).
Finalmente una puntata in cui David Duchovny e Gillian Anderson danno il meglio di loro stessi, evitando una recitazione sopra le righe e facendo incastrare tutto alla perfezione.

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Senza  troppa fatica – anche perché sono omaggi voluti, che mi fanno solo venire voglia di volare fino a casa Morgan ed abbracciarli tutti – la nostra mente richiama Home (4×02), ma inevitabilmente pensiamo anche a Memento Mori (4×14) con emozioni che ci arrvano a badilate in faccia nei primi 10 minuti.

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Come sempre la trama è sempice: il motw è trash-man, o Band-aid Nose Man, creatura che uccide persone che se lo meritano, sostanzialmente, strappandole letteralmente in due. Sebbene il ritmo con cui parte l’episodio ci fa capire quanto i due siano tornati sul pezzo, ben presto non ci importa assolutamente più nulla della creatura,  perché la vera storyline è quella di Margaret Scully, aka vittima sacrificale per spunti di riflessione personale di questa stagione: è in coma e sta morendo. Che poi anche questo risulti come caso irrisolto fa da contorno.

Tutto succede rapidamente, grazie alla reazione di Scully – e capiamo subito quanto la puntata sia sua. In questo episodio, infatti, è tutto sulle spalle della Gilliana che riesce alla perfezione: ritrova il suo flow, la sua lacrima solitaria e il suo essere Dana Scully. Il DD fa da spalla perfetta – che illumina la sua performance – e con i suoi gesti semplici, lenti e ricchi di emozione, riempe lo schermo infondendo quella sicurezza che non solo Scully stava cercando.

La relazione tra i due è intima e potente così come lo è sempre stata – estranged stocazzo Carter, direi. Poi ogni volta che i due si sfiorano e si abbracciano noi difficilmente riusciamo a restare razionali.

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In men che non si dica ti ritrovi in una valle di lacrime involontaria, causata essenzialmente dalla Gilliana che mantiene la sofferenza di Scully su un piano reale. La morte di un personaggio che sostanzialmente ti piace, per quanto possa essere annunciata, fa sempre male. Margaret Scully è, infatti, quel personaggio a cui vuoi bene, che manifesta la classica tenerezza, sicurezza e allo stesso tempo fragilità di una donna – e madre – che non si arrende anche quando accade ciò che non ti puoi immaginare (2×06). È l’altro porto sicuro di Scully.

Appena la vediamo comparire morente sullo schermo capiamo che non arriverà mai a fine puntata, e il nostro cuore si spezza man mano che si procede. E le conversazioni tra Mulder e Scully non aiutano.

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Margaret è in un momento in cui ha bisogno di tornare a casa per “chiudere il suo cerchio” e per farlo deve risolvere tutto quello che ha di incompiuto nella sua vita: il suo rapporto con Charlie, il figlio “perduto”. Sebbene Scully cerchi con tutte le sue forze di tenerla con sé, perché sa cosa si vive in quella situazione, ormai la sua ora è vicina.

Maggie riprende conoscenza non appena sente la voce del figlio e riesce a rivolgere le sue ultime parole a Mulder, dicendogli sostanzialmente di avere fede e non arrenersi nella ricerca di suo figlio, William. (E ok me ne sono fatta una ragione, oramai William è il life motiv di questa stagione – ndr).

Scully non ha bisogno di essere spronata a riflettere sulla sua vita passata e sulle scelte che ha intrapreso. Non ha bisogno che qualcuno la spinga a fare il punto. Mulder sì, ed è per questa ragione che Maggie si rivolge proprio a lui, così come durante il loro primo incontro lei lo ha spinto ad avere fede e non mollare nella ricerca di Scully. Vuole spronarlo a riflettere su se stesso su quello che ha lasciato dietro e su quello che è.

È tutto un cerchio per tornare a casa.

Se l’Home Again di Maggie è quello di concludere il suo viaggio e ricongiungersi con Melissa e Ahab, quello di Mulder e Scully non è solo il tornare a lavorare insieme sugli X-Files, ma è accettare e prendere coscienza di William come presenza constante nelle loro vite. Dolore compreso.

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In tutto ciò compaiono flashback random, che ti immagini proprio mentre vedi quelle scene, ma che appaiono davvero, accentuando i tuoi sentimenti. Non te lo aspetti e puoi solo dire bravo Glen.

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Parallelamente, sulle note di Downton di Petula Clark – che ci rimarrà in testa da qua ai prossimi 10 revival – il motw continua a mietere le sue vittime, ma giustamente a nessuno importa, nemmeno a Mulder che sebbene non sia mai stato bravo a gestire le morti delle persone a cui tiene, mantiene la sua razionalità e non può fare altro che stringere e supportare la sua Scully, perché alla fine lei è il suo mondo. La sua Home.

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Senza dubbio questo è il miglior episodio dei 4 e originariamente doveva andare in onda come secondo episodio della nuova stagione. A mio avviso se così fosse stato, avrebbe fatto più ascolti di quanti ne abbia fatti Founder’s Mutation. Perché sostanzialmente è un X-Files puro, con tutti gli elementi caratteristici: motw, scene in ospedale, chemistry a palate, torce al buio e cartellini dell’FBI.

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Ma in tutto questo non posso fare a meno di pensare ad un episodio scritto da Vince Gilligan, soprattutto perché Babylon (10.05) l’ha scritta Chris Carter e il peggio sta giusto per arrivare.

P.S. no, non mi sono dimenticata di spendere qualche parola in più sul mostro dell’occasione, semplicemente l’ho trovato talmente rilevante da non aver, forse, nemmeno capito come è stato creato. Non venitemi a dire che lì fuori c’è qualcuno che ha davvero prestato attenzione all’essere in questione. Ma in fondo, who cares? 

 

 

 

Let’s drive to Philadelphia.

 

Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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