The X-Files: 10.01 My Struggle & 10.02 Founder’s Mutation

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Tempo di lettura previsto: 8 minuti.

We must ask ourselves..
…are they really a hoax?
Are we truly alone?
Or are we being lied to?

Partiamo dalle cose importanti: se dopo i primi quattro minuti le vostre lacrime non hanno iniziato a scendere automaticamente non siete degni di essere chiamati X-Phile e potete anche smettere di guardare il revival ora.

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La 10.01 aka My Struggle aka il revival inizia con il voiceover di Mulder che riassume non solo 9 stagioni di X-Files per coloro che non hanno mai visto la serie, ma la sua intera vita. Poi parte l’opening originale e il tempo sembra fermarsi: è come se fosse il 1993 ancora – o il momento in cui per la prima volta hai posato i tuoi occhi su questa serie tv.

Si è catapultati in una situazione di stasi inevitabile e da cui è impossibile uscire per quei 30 secondi di puro Mark Snow: le immagini della sigla originale con lo stile e la tecnologia che non sa cosa sono i 16:9, direttamente dagli anni Novanta, ti fa ripartire in automatico tutti i ricordi legati alla serie, al “dov’eri” e “con chi” ogni volta che hai visto una puntata.

La prima volta che ho sentito l’opening probabilmente avevo 5 anni ed ero terrorizzata a causa del tizio urlante che è stato il compagno dei miei incubi quasi peggiori per anni. Adesso ne ho decisamente qualcuno in più e le lacrime che sono scese erano di pura felicità.

Compare “The Truth Is Out There”, i nostri cuori si riempono e il revival incomincia ufficialmente.

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L’impatto emotivo è fortissimo dopo solo la premessa alla storia e non appena la puntata si avvia ci accorgiamo di essere siamo in pieno stile Carter nella mitologia della serie: è il 2016, dopo il 9/11, cazzi e mazzi vari e i salti tecnologici vediamo i due protagonisti come li avevamo lasciati all inizio di IWTB (2008) uno ancora immerso nelle sue paranoie, l’altra che cerca di uscirne.

Il motore della prima puntata è Tad O’Malley aka Joel McHale che proprio per aver condotto The Soup per n mila anni riesce bene nel suo personaggio: il classico arrivista che cerca scoop sul paranormale da rivelare al mondo. Sebbene dimostri di saperne a pacchi sugli alieni et simili, ci infastidisce fin da subito provandoci con DANA e cercando di intortare Mulderino mostrandogli tecnologie pseudo-aliene. È lui che fa incontrare i Mulders (ad lib ndr) a colei che sarà la chiave e l’arco centrale della mitologia del revival Sveta aka Annet Mahendru, che millanta di essere stata rapita, ingravidata e derubata dei propri pargoli da presunti alieni o da una cospirazione di uomini. Questo dubbio sul cosa sia successo a questa ragazza e la sua VERITA’ è ciò che spinge Mulder a rivalutare il suo credo. La sua STRUGGLE.

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L’avvio ci sta. Le basi ci sono. Anche se forse potrebbe sembrare un po’ troppo e troppo tutto insieme per questa prima puntata, soprattutto se si considera che la storia viene alternata con le vicende dello schianto di Roswell tra flashback ed effetti degni del miglior 1985.

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Ma quest’accozzaglia di cose, in fondo, ce l’aspettavamo dopo le prime reviews ed era del tutto necessaria per far capire che X-Files è tornato ed è tornato in grande stile, qualsiasi esso sia per loro. Forse era un po’ meno necessaria la scena sotto il portico a casa di Mulder degna della peggiore FF scritta da un cieco analfabeta senza mani. E non perché la recitazione dei due è stata forse troppo forzata e sopra le righe (poracci compatiamoli dovevano rientrare nei personaggi – ndr), ma proprio per l’accozzaglia di frasi fatte che sentiamo in meno di 3 minuti, dove la parola “Believe” perde di significato.

Scully: No, you listen to me, mulder.
Mulder:  Scully, you got to trust me on this.
Scully:  I have seen this before. You’re on fire, believing that you’re onto some truth, that you can save the world.
Mulder: This will finally be their undoing.
Scully: It’ll be your undoing, mulder.
Mulder: This is my life.This is everything. This is everything I believe in.
Scully:  You want to believe. You so badly want to believe.
Mulder:  I do believe.I believe that Tad O’Malley is right. This is not an alien conspiracy. It’s a conspiracy of men.
Scully:  Tad O’Malley is a charming man full of charming BS, Mulder.
Mulder:  No, he woke me up.
Scully:  How do you know he’s not playing you? He’s a player.
Mulder: He’s been a godsend.
Scully: What are you talking about?
Mulder: The truth is out there, Scully, and Tad O’Malley’s gonna broadcast it.

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Ma capiamoci: Chris Carter non è Vince Gilligan e tanto meno Glen o Darin Morgan. Lasciato da solo senza Spotnitz capita una volta ogni 40 episodi che scriva puntate degne di PMP tutte da solo. Lo dobbiamo ringraziare però, perché ci ritroviamo immersi in un clima di nostalgia che dura per tutti i 43 minuti.

Sebbene fin da subito la Scully che troviamo è diversa – non solo per la parrucca che difficilmente riusciamo a non notare, e la sua voce forse troppo simile a Bedelia (Hannibal – ndr) – la ritroviamo con le sue caratteristiche tradizionali che ci hanno abituato in 9 stagioni: è rimasta la scettica pigna in culo di sempre.
Dall’altro lato c’e Mulder che è esattamente come ce lo potevamo aspettare sfatto, devastato, depresso o quasi ed immerso nelle sue paranoie a googlare la qualsiasi cosa gli passi per la mente. Ma è sempre lui, f elice come un bambino che vede babbo natale per la prima volta quando gli mostrano un ufo, e palesemente innamorato perso di Scully checché se ne dica.

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Per non lasciare nulla al caso (o forse sì? – ndr) My Struggle si conclude con il ritorno dell’Uomo che Fuma (come già sapevamo) che ovviamente è alla base dell’ insabbiamento della storia di Sveta, della distruzione dell’ufo e della chiusura di quel poco di buono che Tad porta nel mondo. Same old, same old insomma. Ovviamente i due sono poi richiamati ad operare da Skinner che sebbene compaia per 3 minuti di episodio – che potevano evitare di spoilerarci da giugno a questa parte – alimenta la nostra voglia di sapere di più (o forse solo la mia) sul cosa abbia fatto in tutti questi anni.

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La sensazione alla fine della prima puntata è un po’ quella di “WTF CHE COSA HO APPENA FINITO DI VEDERE?”, ma sei comunque contento perché sono tornati. E riesci anche a chiudere un occhio su tutte le cose che ti hanno fatto palesemente schifo. Questa  è una sensazione completamente diversa dopo la visione della 10.02 aka Founder’s Mutatition.

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La seconda puntata è scritta e diretta da James Wong e l’aria diversa si sente dal principio. Un’altra pasta. Per prima cosa ci siamo allontanati dalla mitologia, così che recitazione e storia sembrano immediatamente migliorare.

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La trama dell’episodio, va ammesso, non è forse delle migliori: bambini con mutazioni genetiche e super-poteri, urla un po’ trash da tutti i lati. Wong propone una storia che inevitabilmente ricollega il tutto a William giusto per farci morire quelle sue o trecento volte per ogni istante in cui viene menzionato, quando se ne sottointende la sua esistenza, e specialmente nelle scene di WHAT IF che stavamo aspettando almeno da quando sono state rivelate.

Io personalmente pensavo di essere immune alla storyline di William e che l’incazzatura latente per la sua fine mi avrebbe reso il cuore di pietra – perché per definizione io sono anti-william. E invece no. Per quanto la storia di Emily con Scully mi avesse preparata, non ero neanche lontanemente pronta a vedere Mulder rapportarsi con suo figlio. A spiegargli anche solo per due millisecondi IL MONOLITO, che santo Kubrick ha deciso di donarci. Wong non poteva immaginarsi un William migliore. Probabilmente tutto il team di scrittori ha passato del tempo su Tumblr insieme a noi, per capire dove colpirci meglio: vediamo Mulder e Scully nelle loro abitazioni, da soli, lontani ma così vicini nel pensare alla stessa maniera a LORO figlio e immaginandosi le loro paure di una vita nell’ipotesi di perderlo.

È una tortura.

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Guardando queste scene un po’ con occhi diversi, razionalizzando la cosa ed esternandosi dal bene che voglio a a tutto ciò questi riferimenti a William potrebbero sembrare posti ad hoc – e anzi probabilmente lo sono – per dare a noi shipper quello che da sempre vogliamo: una scusa per vedere o quanto meno anche solo immaginarci Mulder e Scully insieme felici. Soprattutto perché sono What If piazzati assolutamente a caso nella puntata, messi lì solo per farci lacrimare a dirotto.

Sebbene voglia bene a Wong il fatto che il caso non si concluda, o meglio che la puntata finisca così un po’ a metà, mi ha lasciato con l’amaro in bocca per non dire di peggio: ok che i due non sono mai stati famosi per aver risolto i loro casi e, ok che la cosa non era più sotto la loro giurisdizione, ma una fine alla storyline non mi avrebbe fatto schifo.

L’altra cosa che è stato un pallino per tutto il secondo episodio, oltre a domande banali come “Perché Mulder ha smesso di guidare?” e il continuo parlare sottovoce di Scully, è stato il non sapere COME ABBIANO FATTO A TORNARE AGLI XF!! Basta una chiamata di Skinner e sono dentro? Un sms e tutto come prima? Fa niente se Mulder è scappato da un processo? Nessuno che in 14 anni l’ha cercato per fargli il culo? Erano un po’ gli stessi dubbi di IWTB, ma lì non erano tornati appieno a indagare su un caso. Non avevano RIAPERTO GLI XF.

(Wong da te non me lo aspettavo. E so che in fondo probabilmente non è colpa tua perché Founder’s Mutatition doveva essere originariamente la 10.5 e nello spostare le puntate avranno sicuramente fatto un puttanaio con la trama. Ma se la cosa è voluta sappi che non ti perdono, perché è stata l’unica cosa che sono riuscita a pensare per tutto l’episodio – ndr).

Nonostante i due punti negativi che ho riscontrato nella seconda puntata del revival, il ritmo è stato incalzante – o quanto meno non so se ho delle fette da shipper sugli occhi – e 43 minuti sono volati.

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Se devo riassumere questi primi due episodi con una solo parola le definisco come “Mulder”,  perché appena ritrova il suo flow i nostri cuori o forse solo il mio esplodono nel sentirlo spiegare la storia o fare teorie assurde come ce lo ricordavamo. Mulder perché David Duchovny è palesemente meglio di come ce lo ricordavamo, ed è decisamente meglio di Gillian Anderson a interpretare il personaggio – ma se fosse rimasto incastrato in Hank Moody la cosa ci sarebbe andata bene comunque. Mulder perché finalmente la storia è su di lui dopo 2 stagioni senza: alla fine è lui il protagonista e un po’ tutti dovremmo ricordarcelo – Carter compreso.

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Probabilmente serviranno più di 6 episodi per avere una Dana Scully simile a quella che ci ricordavamo e che, a mio avviso, ho rivisto soltanto nelle scene di AU con William, o quanto meno, il suo tono di voce normale.

Gli ascolti hanno dimostrato come il fondom di X-Files sia ancora out there e regali probabilmente l’unica gioia alla FOX da anni a questa parte, per cui l’occasione di monetizzarci sopra non credo se la lasci sfuggire.

Vedere X-Files nel 2016 è una cosa che non avrei mai immaginato ed è una sensazione che non avrei mai supposto di provare. Ci sono miei coetanei che si svegliano alle 5 per nutrire i loro figli, mentre io mi sveglio alle 5 per vedere Mulder e Scully prima di andare a lavoro. Potrebbero sembrare priorità assurde, ma alla fine si inizia la giornata con il sorriso in faccia allo stesso modo, anzi forse anche di più.

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E questo è il motivo per cui ogni settimana commenterò gli episodi fino a che qualcuno non mi censurerà le puntate non finiranno.

Per il resto, io aspetto i fratelli Morgan al varco.

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Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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