The Night Manager: 007 chi?

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblr

Tempo di lettura previsto: 5 minuti

Ci sono delle cose nella vita che hanno il potere di consolarci sempre e comunque. Fra le mie, insieme alla Nutella, ultimamente c’è Tom Hiddleston.

Tommaso, come lo chiamiamo noi fan del twitter amichevolmente, in queste ultime settimane è stato protagonista di The Night Manager, quindi capite che non potevo non vedere questa serie, anche perché la scelta era fra ingozzarmi di Nutella e non entrare nel vestito della laurea o bearmi della visione di questi sei episodi sfornati, che ve lo dico a fare, dalla Sacra BBC.

E lo so, la motivazione per cui mi sono avvicinata alla serie non è delle più professionali, ma d’altra parte noi non abbiamo nulla di professionale. Potevo dirvi che sono fan di vecchia data delle opere di John Le Carré, autore che ha scritto il libro dal quale la serie è tratta, ma mentirei spudoratamente. A me piace il Tommaso con gli occhi e il completo blu, e non fate i santarellini che so che piace anche a voi. E poi noi di Blueboxseries siamo promotori ufficiali del fangirling acuto.

Di cosa stavamo parlando, scusate?

In realtà The Night Manager si è rivelato più di una piacevole occasione per posare lo sguardo sul bel Tom. La serie si distingue sotto tutti i punti di vista: regia, scrittura, performance degli attori. Fin dal momento in cui Jonathan Pine, interpretato da Hiddleston, ex soldato ora portiere di notte di hotel di lusso, decide di votarsi a una causa molto più grande di lui non solo per il suo Paese, ma anche per prendersi la sua personale vendetta, il ritmo diventa sempre serrato fino al punto che lo spettatore arriva a non avere un momento per tirare un sospiro di sollievo.

A fare da contrappeso a Pine, soldato introverso, un’anima disciplinata ma perduta, c’è Richard Roper, l’antagonista e coprotagonista intepretato Hugh Laurie che, abbandonati i panni di House, riesce a reggere egregiamente forse la parte più difficile: quella dello spietato, seppur apparentemente cortese e amabile, trafficante d’armi della peggior specie.

Con il procedere degli episodi ci rendiamo conto quanto quello di Jonathan che si infiltra nella cerchia di Roper sia un gioco ancora più pericoloso di quello che si pensava, perché non solo rischia costantemente di essere scoperto, ma anche di bruciarsi con le sue stesse mani.

Se paragonato ad altri film di spionaggio, The Night Manager non è per nulla violento: a tratti (specialmente all’inizio) può sembrare quasi lento, ma in realtà questo perché il grandissimo punto a favore della serie non sono le sparatorie, ma gli scambi tra Pine e Roper, che sono dei veri e propri incontri di boxe con le parole. A fare da contorno ci sono poi gli altri personaggi, interpretati da altri attori eccellenti, fra cui la come sempre straordinaria Olivia Colman, la super badass funzionaria del governo britannico che vuole incastrare ad ogni costo l’inafferrabile Roper; Tom Hollander, nei panni del giustamente diffidente (e molesto) Corky e Tobias Menzies che, ovviamente, con quella faccia da cattivo sadico fa la parte del bastardo.

Quello a cui assistiamo è quindi il dipanarsi di un intrigo che non ha nulla da invidiare ai film di James Bond: se vogliamo dirla proprio tutta, The Night Manager batte l’agente doppio zero su tutta la linea per quanto riguarda classe e stile, senza però dimenticare quegli elementi fondamentali che rendono il genere riconoscibile e che strizzano l’occhio proprio a quei tipi di film di spionaggio che siamo così abituati a vedere. Ecco quindi che abbiamo il buono e bel (parecchio bello, direi bello-bellissimo) protagonista, che vediamo mezzo nudo almeno una volta a puntata e impegnato in relazioni più o meno amorose; abbiamo il coinvolgimento del governo britannico, molto più marcio del solito; abbiamo vestiti stupendi, posti mozzafiato, macchine eleganti e tutto quello sfarzo costoso perché si sa, dove c’è spionaggio ci sono sempre di mezzo tanti soldi.


Se proprio dovessi trovare un difetto in questa serie, sarebbe l’estrema facilità con cui praticamente tutti si fidano e si confidano con Jonathan nonostante sia l’ultimo arrivato. D’altra parte, è il modo più semplice e classico per fare progredire gli avvenimenti in fretta, ma nonostante questo non è un elemento così assurdo da risultare fastidioso.
Diciamo che un minimo di sospensione dell’incredulità ci vuole anche in questo genere, non solo in Once Upon a Time.

Vi sfido a non svuotarvi l’anima quando questi occhi vi fissano. Peggio del Veritaserum.

In breve, una serie che ci ha decisamente soddisfatto, una spy story vecchio stile come non se ne vedevano da tempo, il tutto garantito dalla qualità a cui ci ha abituati la BBC. Anche in fatto di manzi.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

Potrebbero interessarti anche...

Informativa: Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su accetta, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi