The Missing: l’esordio mind-blowing della seconda stagione

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Tempo di lettura previsto: 4 minuti

The Missing è tornato e la BBC ha fatto – ancora una volta – il botto.
Per chi aveva seguito e amato la prima bellissima stagione, immagino regnasse un po’ di perplessità sulla scelta di dare a questa serie nuova linfa vitale, partendo da una storyline completamente nuova e cambiando un cast che, con a capo James Nesbitt, aveva fatto un lavoro che definire ottimo è praticamente riduttivo.
E invece l’esordio della seconda stagione non solo è riuscito nel difficile intento di superare il pilot, ma è stato così denso di colpi di scena che per un’ora ha saputo tenere incollati allo schermo facendo emettere esclamazioni incredule pressoché ad ogni sequenza.

Nella prima stagione avevamo assistito al preciso istante in cui si perdevano le tracce del piccolo Oliver Hughes e seguito da vicino le sue ricerche, la disperazione dei suoi genitori e il progressivo sgretolarsi della sua famiglia. Il tutto svolgendosi su due piani temporali ben distinti, ossia il 2006, anno della scomparsa, e l’attualità, con la famiglia ormai distrutta e i tentativi di entrambi i genitori di provare a superare quel trauma ancora per loro attualissimo.

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Nella seconda stagione, tema e scelte narrative rimangono invariate: si parla sempre, come del resto suggerisce il titolo, di una sparizione e la storia prende vita anche qui su piani temporali diversi.
La differenza è tuttavia rappresentata dal fatto che questa volta non ci viene concessa la possibilità di osservare lo svilupparsi delle ricerche: qui scompare una ragazzina di 11 anni, Alice Webster, e con un salto temporale decisamente consistente, veniamo catapultati a 11 anni più tardi, con il misterioso “ritorno” di questa ragazza.
Quindi i diversi tempi della narrazione distano tra loro solo due anni: il 2012, momento della ricomparsa di Alice e il 2014, anno in cui assistiamo con sgomento a scioccanti colpi di scena riguardanti la giovane, la sua famiglia e le ricerche per capire che fine abbia fatto un’altra ragazza che era stata rapita e tenuta chiusa in una cantina insieme a lei per tutti quegli anni.

WARNING: Embargoed for publication until 00:00:01 on 04/10/2016 - Programme Name: The Missing series 2 - TX: n/a - Episode: n/a (No. 1) - Picture Shows: **EMBARGOED FOR PUBLICATION UNTIL 00:01 HRS ON TUESDAY 4TH OCTOBER 2016** Alice Webster (ABIGAIL HARDINGHAM) - (C) New Pictures - Photographer: Jo Voets

Un filo conduttore tra le due stagioni c’è e sono felice di dire che è rappresentato proprio dal personaggio di Julien Baptiste, il tenero francese che si era occupato delle ricerche di Oliver Hughes nella prima stagione e ora viene chiamato in causa per cercare il rapitore di queste due ragazze. Purtroppo però non sarà tutto rose e fiori, infatti Julien non solo non sembra godersi la pace della pensione e la sua passione per l’apicultura, ma porta con sé anche tristi notizie ed è costretto a svolgere le sue ricerche in un luogo pericoloso come l’Iraq.

Programme Name: The Missing series 2 - TX: n/a - Episode: n/a (No. 1) - Picture Shows: Julien Baptiste (TCHEKY KARYO) - (C) New Pictures - Photographer: TBC

La season premiere è stata decisamente ottima, mantenendo altissimo il livello della tensione per tutta la sua durata. Se l’intera narrazione dovesse mantenersi anche un po’ al di sotto di questo esordio, penso proprio che ci siano tutti gli ingredienti per avere una seconda stagione coi fiocchi, che potrà essere addirittura capace di superare la prima, rimastami ancora nel cuore nonostante siano già passati ben due anni dalla sua messa in onda.
Accanto a Tchéky Kayo che interpreta l’amato Julien, il cast di questa seconda stagione vede Nesbitt sostituito dal sempre bravo e convincente David Morrissey, nel difficile ruolo del tormentato padre della ragazza rapita. Anche il resto del cast non è affatto da meno e vede nomi noti nel panorama seriale britannico come Laura Fraser, Anastasia Hille e Keeley Hawes.

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Nel creare atmosfere cupe e suspence, nell’approfondire l’introspezione psicologica dei personaggi e le conseguenze tragiche che può scatenare un triste evento, i drama britannici sono i migliori al mondo e di questo ormai ne abbiamo davvero svariati esempi, recenti e non.
Non c’è mai paura di mostrare la realtà neanche nel momento in cui è particolarmente macabra o cruenta, non c’è mai quel timore di mostrare lo sgretolarsi di un nucleo familiare in seguito a dolorose circostanze e questo non fa altro che rendere prodotti di questo tipo, oltre che curatissimi da un punto di vista di scrittura, recitazione e regia, anche estremamente realistici e capaci di far sentire noi spettatori assolutamente vicini a quei personaggi che soffrono e affrontano difficoltà all’ordine del giorno, esattamente come persone reali.

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Concludendo, quindi, il primo giudizio su questo esordio di The Missing è assolutamente positivo e mi sentirei di consigliare questa serie a chiunque ami il genere o in generale i britannici (che meritano sempre il nostro amore incondizionato).
Poi cosa lo ripeto a fare? Qualsiasi cosa la BBC realizzi è sinonimo di qualità e soprattutto nei serial drama si ri-conferma, ancora una volta, totalmente imbattibile.

Elisa

Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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