The Mentalist: insieme nel bene e nel male (ma molto male)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblr

ATTENZIONE! Qui ci sono spoiler sull’identità di Red John (che comunque non è un granché).

Se c’è un tipo di serie tv che non è mai tramontata e che probabilmente non tramonterà mai è il drama procedurale, ovvero quel tipo di telefilm in cui ogni episodio tratta di un caso, di solito un omicidio, che viene risolto durante i 40 minuti di puntata.

Il procedurale è il porto sicuro di ogni canale televisivo da quando il Tenente Colombo e La Signora in Giallo hanno riscosso un successo planetario e senza tempo, diventando i due telefilm che hanno unito generazioni di nonni e nipoti come solo il cibo prima era riuscito a fare.

Come portava sfiga lei <3

Ed è proprio in questo mare infinito di procedurali, svecchiati a inizio 2000 grazie alla versione molto più dark e sanguinolenta di CSI – Scena del crimine, che nel 2008 nasce, dalla mente dell’inglese Bruno Heller, The Mentalist.

La storia che ci viene presentata nel pilot è molto tragica e molto accattivante: Simon Baker interpreta Patrick Jane, un sedicente sensitivo che si guadagna da vivere truffando la gente, sostenendo di poter parlare con i loro defunti. È così bravo da essere riuscito a farsi un nome, tant’è che lo vediamo partecipare a un programma televisivo in cui fa bella mostra delle sue doti da mentalista spacciandole per capacità paranormali. In un momento in cui se la sente parecchio decide di parlare con le vittime di John il Rosso (Red John nell’originale), il serial killer che da lungo tempo sta terrorizzando la California.

Patrick si accorge quanto sia stata una pessima idea quando, appena arrivato nella sua lussuosissima casa a Malibù, trova moglie e figlia trucidate nella camera da letto. Sopra di loro solo la firma di Red John, un’inquietante faccina sorridente tracciata con il sangue delle sue vittime. Jane è talmente devastato dall’evento da avere un crollo psicologico, che lo porterà a una lunga riabilitazione in una clinica psichiatrica.

Durante le prime stagioni abbiamo l’occasione di conoscere meglio questo personaggio e capiamo che la sua vita essenzialmente ruota a due cardini fondamentali:

  • Il suo costante senso di colpa per la morte della sua famiglia, che lo spinge a cambiare vita e a rinunciare a praticamente tutto quello che ha (a parte ai completi con panciotto, alla sua tazza da the e a una Citroen DS degli anni ’70).
  • L’ossessione di trovare John il Rosso e ucciderlo.

Per fare questo, Jane inizia a lavorare per il CBI di Sacramento come consulente, aiutando la detective Teresa Lisbon e i suoi sottoposti a risolvere i casi più disparati proprio grazie a quei poteri di osservazione e di manipolazione del pensiero che Jane aveva per lungo tempo usato per sfruttare le debolezze delle persone in difficoltà.

Capite quindi che qui non si tratta del solito procedurale in cui l’infallibile detective indaga per piacere, voglia di mettersi alla prova o per desiderio di espiazione. Jane si pone subito davanti allo spettatore come l’antieroe con cui è impossibile non empatizzare: lui aiuta la polizia solo per riuscire ad arrivare all’uomo che gli ha distrutto la vita, ucciderlo e trovare pace; se nel percorso riesce a risolvere qualche caso e ad aiutare qualcuno, tanto meglio.

Quello che emerge dal sottotesto delle prime tre stagioni è che Patrick Jane, nonostante i suoi modi da buontempone, divertenti ed irriverenti, non è per niente un uomo felice, ma è un uomo annientato. Ed è proprio l’ambivalenza tra il nostro divertimento nel seguire i suoi piani fuori dal comune e la realizzazione che stiamo assistendo alle azioni avventate di una persona che si comporta in quel modo perché, in pratica, non ha niente da perdere che hanno reso The Mentalist uno migliori procedurali in circolazione alla fine degli anni 2000.

Fatto sta che se voi mi chiedeste adesso, nel 2015 e dopo aver visto tutte le stagioni, se me la sentirei di consigliarvi questa serie tv vi risponderei di no.

Lo so, adesso mi spiego!

Perché purtroppo The Mentalist è una di quelle serie tv cadute vittime della febbre degli ascolti: visto l’enorme successo, la maledetta CBS ha deciso che il piano di Heller di concludere la storia di Red John alla fine della terza stagione non si poteva assolutamente fare, nonostante questa avesse avuto un finale bomba e assolutamente perfetto. D’altronde, perché rinunciare alla gallina dalle uova d’oro? Ed è così che The Mentalist si è protratta per altre quattro lunghissime stagioni. Lunghissime perché ormai la trama orizzontale era diventata solo un vago ricordo, gli indizi erano sempre più assurdi e spesso contraddittori l’uno con l’altro e le puntate dedicate a Red John erano sempre meno, rendendo così quella che era la trama principale un “contentino” all’interno di un insieme quasi slegato di episodi più o meno dimenticabili.

A tutto questo c’è da aggiungere come con l’avanzare degli anni la percezione di Jane come uomo disperato è andata scemando, dando al personaggio un po’ meno spessore e rendendolo sempre più spesso una caricatura di se stesso. A un certo punto premere play su una puntata voleva dire passare quaranta minuti seguendo le azioni divertenti e apparentemente senza senso del protagonista, aspettare la rivelazione finale su come avesse capito chi fosse il colpevole (cosa che noi spettatori avevamo spesso intuito dall’inizio) e realizzare con amarezza che a volte nemmeno la spiegazione era soddisfacente.

Alla fine della quinta stagione probabilmente qualcuno si era reso conto che la stavano tirando troppo per le lunghe e ha deciso che durante la sesta stagione, finalmente, sarebbe stata rivelata l’identità di Red John. La puntata 6×08, in cui scopriamo appunto la faccia del serial killer, è di quanto più assurdo sia stato scritto per una serie tv e ve lo spiego in pochi punti:

  • Uno scagnozzo perquisisce Jane prima che questo vada a incontrare la sua nemesi e contro ogni logica non trova il piccione (!) che il mentalista aveva nella tasca della giacca.
  • Grazie a quel piccione Jane riesce a quasi uccidere Red John, il quale, mentre scappa, chiama la polizia.
  • Sì, il serial killer che chiama la polizia, avete capito bene.
  • L’inutilità di polizia&Co che a quanto pare è pure peggiore di quella di The Following.
  • Sono sicura al 100% che se ne siano usciti all’ultimo con McAllister=Red John perché, onestamente, chi l’aveva mai calcolato? Quante volte lo avevamo visto prima? Al massimo due. E no, non è che gli autori sono stati bravi a farlo passare in sordina fino all’ultimo: proprio non ci avevano pensato, perché gran parte degli indizi non riporta a lui.

Ah. E vabbè.

Incredibilmente, la serie è andata avanti ancora per altre ventisette puntate arrivando alla settima stagione, in cui con nostro sommo terrore si è anche accennato all’introduzione di un’altra trama orizzontale che ovviamente, come quasi tutte le piste di The Mentalist, è finita in niente. La serie che ho tanto amato si è così trasformata in un procedurale in cui il protagonista e la poliziotta si mettono insieme, che non è  per forza un male (anzi, è stata una delle poche gioie dopo le delusioni), ma sicuramente è stato solo un contentino per cercare di farci dimenticare cosa questo telefilm era prima e cosa è diventato dopo sette stagioni: una lontanissima e sbiadita copia dell’originale.

Ora che ci penso, correggo quanto detto prima. Consiglierei The Mentalist, ma a due condizioni:

  • guardare solo le prime tre stagioni e dimenticarsi del resto;
  • guardare solo Simon Baker, perché, nonostante tutto, nel suo Patrick Jane ci ha messo sempre l’anima e noi spettatori, se siamo arrivati alla fine, lo dobbiamo solo a lui. E perché in generale Baker merita. SEMPRE.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

Potrebbero interessarti anche...

Informativa: Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su accetta, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi