The Crown: la seconda stagione del compromesso

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Tempo di lettura previsto: 7 minuti

Dire che The Crown per me sia stata la serie più attesa nel 2017 sarebbe un eufemismo: per quanto mi riguarda, la stavo aspettando più di Gesù Bambino, Babbo Natale e Santa Lucia messi insieme, ridefinendo il concetto stesso di hype.

La seconda stagione di The Crown poteva avere come nemica solo se stessa: dopo i dieci episodi dell’anno scorso, pensare che i successivi potessero bissare il loro successo e bellezza sembrava quasi assurdo da pretendere. Quello che ho imparato? Che non devo mai mettere in dubbio Peter Morgan, Santa Netflix e Claire Foy.

Avevamo lasciato la regina a fine della mia prima stagione in una posa emblematica, sola e immobile su un piedistallo, mentre rinuncia al suo ruolo di Elizabeth come donna, moglie e madre, per abbracciare definitivamente quello di sovrana (qui per leggere la nostra recensione della prima stagione).

La seconda stagione riprende dalle inevitabili conseguenze di quello che potremmo definire l’effetto della Corona sulle sue relazioni: un matrimonio che sembra destinato a naufragare e un rapporto con la sorella sempre più inasprito, ma non solo. La regina in questa stagione deve vedersela anche con la messa in discussione da parte dei sudditi non di se stessa, ma dello status quo che lei rappresenta. Ci avviciniamo pericolosamente al ’68, e già si iniziano a percepire le prime spinte rivoluzionarie che stanno cercando di scardinare i punti di riferimento di sempre. E cosa c’è di più rappresentativo in Gran Bretagna della famiglia reale?

La seconda stagione di The Crown ha messo bene in luce quale sia stata effettivamente la forza del regno di Elisabetta II: il compromesso. Davanti alla critica spietata dei suoi detrattori, la regina continua a testa alta ma fa tesoro delle critiche, ed è così che ne esce vittoriosa.

A pensarci bene, è proprio il compromesso il tema che collega alla perfezione questa seconda stagione spettacolare di The Crown: il compromesso arriva con Margaret, quando decide di non rivelare ciò che sa del fidanzato per non vederla ancora infelice e per non incrinare ulteriormente il rapporto. E sempre al compromesso arriva con Philip, che diventa una spalla in tutto e per tutto nell’ultima puntata, dove accetta finalmente il suo vero lavoro: Elizabeth. Emblematica è la scena finale in cui lui zittisce tutti, forte dell’autorità acquisita non da titoli farlocchi, ma in quanto marito della regina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Crown può forse sembrare una serie immobile, ma la maggiore evoluzione anche in questa stagione la fa innegabilmente la protagonista: pur avendo già accettato come la Corona vinca sempre sul suo ruolo di donna, di moglie e di sorella, all’inizio della stagione ancora la vediamo faticare nel farsi rispettare, patendo ancora di insicurezze che la rendono facilmente manovrabile.
Nelle prime puntate percepiamo come lei si senta invisibile e amareggiata da chi la dovrebbe rispettare maggiormente. Per molte puntate viene manipolata sia politicamente sia privatamente, fino al punto in cui si giunge al culmine: Elisabetta pronuncia un discorso che le è stato scritto da qualcun altro e che lei non ha letto e nemmeno capito. Questo discorso genera uno scandalo, e lei l’ha ripetuto seguendo un copione esattamente come farebbe una marionetta manovrata e fatta parlare da chi la controlla.

Questo è sicuramente uno dei due punti di svolta importanti della stagione: è qui che tocca il fondo ed è sempre qui che riprende il suo ruolo in mano, quando decide di incontrare il suo maggior detrattore e di rinunciare di sua volontà a un po’ della magia e del mistero della corona, perché capisce che è l’unico modo per farla sopravvivere.

L’altro punto di non ritorno è l’incontro con Mrs. Kennedy, una donna che rappresenta tutto quello che Elizabeth vorrebbe essere ma che non è. Jackie è disinvolta, intelligente, tutti pendono dalle sue labbra e riesce a conquistare pur non avendo alcuna carica ufficiale, una cosa che lei non riesce a fare pur essendo la persona più importante e potente del regno. Ma quella di Jackie è tutta apparenza: anche lei, esattamente come la regina, viene manipolata dal marito e viene usata proprio in funzione della sua presenza magnetica. Dall’incontro con la Kennedy, Elizabeth trova la forza (data da una spinta anche un po’ infantile, ma che male c’è? In fondo, anche lei è umana) per trovare l’equilibrio – torniamo al concetto di compromesso – che la rende super partes ma che le permette di essere politicamente influente negli schemi politici mondiali. È in questa chiave che vanno letti gli accadimenti degli ultimi episodi, dal ballo con il presidente del Ghana (mossa geniale, ancora non ci credo che sia davvero successo nella realtà), passando per il ribaltamento di forze con i primi ministri e anche, in ultimo, la forza di affrontare Philip sui tradimenti.

A questo punto cosa ci aspetta?

Questa stagione ha aperto la strada a quella che sarà la monarchia inglese odierna, una monarchia senza magia e più umana, in diretto contrasto con quanto affermato dalla Regina Madre in una delle prime puntate: “Nessuno si aspetta realtà e complessità da noi”. Al contrario, la forza della famiglia Windsor e la sua sopravvivenza è dovuta proprio all’essere ricca di individui complessi e quindi imperfetti, facendo errori ma tirandosi sempre in piedi con il tipico aplomb inglese. The Crown riesce a raccontare tutto questo con sensibilità e rispetto sia delle persone che della Storia, ed è per questo che è, a mani basse, la migliore serie di Netflix attualmente in catalogo.

Nell’ultima scena vediamo una famiglia finalmente unita, catturata nell’attimo di una foto, ma il caos che regna prima di scattare ci fa capire come questa calma sia un buon inizio, ma molto fragile: il capitolo giovanile della monarchia è finito, e per questo motivo credo che la sostituzione dell’intero cast non sia dovuta solo alla questione anagrafica. Non vedo l’ora di scoprire cosa ci riserveranno gli anni ’60 e ’70 e, soprattutto, Olivia Colman nei panni di Elizabeth, forse l’unica al mondo che non mi farà rimpiangere l’immensa Claire Foy che, neanche a dirlo, per la sua interpretazione anche quest’anno si merita tutti i premi di questo Universo.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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