The Crown: il peso della Corona

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

Sfarzo, vita in discesa, semplici doveri di rappresentanza. Queste per me – e penso per la maggior parte delle persone –  erano i doveri di un appartenente alla casa reale d’Inghilterra. Una vita facile, tutto sommato.

The Crown, la nuova serie prodotta da Netflix e uscita sulla piattaforma il 4 novembre, sembra esistere proprio per farci cambiare idea. A un’occhiata superficiale la serie potrà sembrare una delle tanti versioni della storia della Regina Elisabetta II, la sua ascesa al trono e gli scandali di corte, ma non potrebbe essere una prospettiva più sbagliata: The Crown a modo suo è una serie quasi cruenta che ci illustra, in un modo dolce ma assolutamente spietato, come il ruolo di Regina abbia completamente distrutto la persona di Elizabeth Windsor.

Niente relax né lunghe cavalcate mentre il Governo prende tutte le decisioni dunque: la Corona pesa, più mentalmente che fisicamente ed è lei, a conti fatti, la vera protagonista della serie. Una prigione dorata, quella della regina, il più importante individuo del Regno Unito che viene totalmente privato della sua individualità.

La morte del re segna infatti per la principessa Elizabeth anche la morte di se stessa: queste sono le parole profetiche che le vengono rivolte da sua nonna, ma che, all’inizio della serie, rimangono nell’aria, non prendendo una forma definita, risuonando come il fantasma di una minaccia. Ma le vicende – politiche e non, ma sempre accadute – che ci vengono presentate con l’avanzare delle puntate danno un senso sempre più chiaro a quelle parole, mettendo la Regina continuamente davanti a un bivio: se ascoltare quello che Elizabeth Windsor – la donna, la madre, la moglie –  vorrebbe fare o se ascoltare quello che la Corona, quindi i suoi doveri come Capo dello Stato e della Chiesta anglicana, le impone. Ciò che emerge è che, nonostante la protagonista tenti sempre di trovare una soluzione che possa conciliare queste due parti in contrasto, vince sempre la Corona.

Il momento in cui questo viene portato all’estremo è proprio l’ultima puntata della stagione, in cui Elizabeth si ritrova a dover rompere le promesse fatte alle persone più importanti della sua vita, suo padre e sua sorella Margareth. In questa situazione la regina capisce definitivamente come quella corona che si trova in testa, che lei stessa considera una condanna attribuitale dal caso, o meglio dalla negligenza di uno zio che non voleva fare il re, ha definitivamente segnato il distacco da qualunque persona le sia vicino. Sempre più sola sul suo piedistallo – fisico e metaforico – l’ultima scena ci mostra la protagonista lontana da suo marito e da sua sorella: la “gloriosa Gloriana” è sempre meno donna, moglie e madre e sempre più simbolo ed Elizabeth negli ultimi secondi sembra finalmente accettarlo, seppur a malincuore, consapevole che questo segnerà per sempre un punto di non ritorno e il fallimento di quasi tutte le sue relazioni interpersonali.

La sceneggiatura è solidamente sostenuta dalla regia, dalla fotografia e soprattutto dagli attori: su tutti emergono Claire Foy, che interpreta magistralmente la Regina nei suoi primi anni, privilegiando una recitazione volutamente trattenuta, specialmente nei momenti di maggiore tensione, in netto contrasto con il carattere esuberante della sorella Margareth e che fa emergere molto bene quello che è il temperamento di una ragazza inesperta, ma che è abituata a voler sempre fare le cose “per bene”. A fare da contraltare alla sua figura ci sono i due protagonisti maschili: Matt Smith, che riesce a dare un po’ di giustizia al Principe Philip, a volte ingiustamente bistrattato, e ovviamente John Lithgow, che interpreta un Winston Churchill decisamente molto diverso da quelli che siamo soliti vedere sullo schermo, un vecchio stanco che non accetta come, nonostante il suo carisma resti invariato, il suo fisico lo stia abbandonando e che la sua mente sia figlia di un tempo ormai sorpassato.

Se ciò che vi ho detto che non vi basta per tenervi incollati a The Crown, penso sia doveroso sottolineare come questa serie non sia solamente una delle più interessanti del 2016, ma anche uno dei progetti più ambiziosi che Netflix abbia mai iniziato: oltre ad essere la serie più costosa mai realizzata dalla piattaforma (110 milioni di sterline), l’obiettivo di Peter Morgan è quello di portare sui nostri schermi un totale di sei stagioni che raccontino i sessant’anni di reggenza della Regina Elisabetta, arrivando quindi fino ai giorni nostri. E se il livello rimarrà quello delle dieci puntate che abbiamo appena visto, non possiamo davvero fare a meno di dare libero sfogo all’entusiasmo, con buona pace del British aplomb.

Valentina

26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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