Superstore: apologia dei supermercati

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Tempo di lettura previsto: 2 minuti

Ogni volta che nomino Superstore – serie tv della NBC che, ehi, è già stata rinnovata per una seconda stagione! – immagino i miei interlocutori reagire in questo modo:

ma chi te se incula

In effetti non ho idea di quanta gente stia seguendo Superstore, ma il mio amore più o meno immotivato per il Carrefour le catene di supermercati in genere mi spinge a parlare di questa serie: e, se è stata rinnovata, allora vuol dire che c’è anche qualcun altro a seguirla… no? No? NO?!

Btw, ho sempre sentito la necessità di una sit-com ambientata in un supermercato (potete chiamare la neuro, se volete): fin da piccola lo considero una specie di piccolo paradiso, dove cibo e tante cose inutili belle fanno a gara sugli scaffali per essere comprati (e farci spendere soldi). Pensavo anche che le cassiere si tenessero tutte le banconote che maneggiavano e che quindi fossero ricchissime, ma vabbeh: mettiamo da parte la mia noiosa autobiografia da bimba ingenua e parliamo di cose serie… ossia di questa serie #ahahah #battutatriste

Superstore racconta, in breve, di un gruppo di dipendenti di uno dei tanti punto vendita Cloud 9, la tipica catena di supermercati americana. Tanto per usare parolone grosse (e per menarla un po’ su), il Cloud 9 diventa una sorta di microcosmo all’interno del quale troviamo la tipica dipendente che s’è “rovinata la vita” facendosi ingravidare troppo presto, il ragazzo fresco di laurea a cui piace tanto fare il saputello, la tipa un po’ mascolina vittima di una crush, il gay filippino disposto a tutto per una promozione (insomma, non ne avete mai incontrato uno?!) e il direttore del negozio, fin troppo di buonumore. I due personaggi principali sono interpretati da America Ferrera (“quella di Ugly Betty“) e Ben Feldman (che abbiamo già visto in serie come Mad Men e Silicon Valley), tra i quali dovrebbe esserci il classico inciucio “impossibile ma possibile”.

Ma in realtà delle dinamiche di questi due importa poco o nulla, quando nelle vicinanze c’è qualsiasi altro membro del personale del Cloud 9.

 

 

 

 

Insomma, Superstore è la classica sit-com adatta per la pausa-pranzo/pausa-the/pausa-cazzeggio, che per noi tv-addicted si traduce con pausa-episodio-da-venti-minuti. Tra un Daredevil e un Breaking Bad abbiamo sempre bisogno di serie tv carine e senza pretese come questa, altrimenti vivremmo sempre nell’angoscia e nel dolore (?): lunga vita alle sit-com e alle trame verticali!

Vain
Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un'insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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