Streghe: il potere del trio coincide ancora col mio

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Questo articolo è per tutti quelli che, dopo aver visto la parola “Streghe” nel titolo, hanno proseguito la lettura immaginando il sottofondo della sigla, con tanto di “niuuuuuuuu” iniziale che riconosceremmo ovunque nei secoli avvenire.

E allora facciamo partire la sigla che ha posto le basi per quella passione nei confronti delle serietivù che oggi ci contraddistingue.

Correva l’anno 1998 e l’emittente americana The WB trasmetteva l’episodio pilota di Charmed, quello che in Italia sarebbe stato tradotto come Streghe e avrebbe debuttato sugli schermi l’anno successivo. Stiamo parlando di una delle prime serietivù incentrate su temi fantasy, con streghe, stregoni, demoni e magie varie annesse. Quando quasi nessuno sapeva dell’esistenza di Harry Potter (il primo libro è stato pubblicato nel 1997, ndr.) e il genere fantasy non era ancora diventato così nazional-popolare, le sorelle Halliwell iniziavano la scalata verso il successo che sarebbe proseguita fino al 2006 (con l’ottava e ultima serie), facendo entrare lo show nella top ten della classifica stilata dall’Huffington Post sulle più grandi serie televisive a tema fantasy di tutti i tempi.

Stiamo parlando di una pietra miliare delle serietivù, trasmessa in 55 paesi del mondo, partorita dalla mente di Aaron Spelling (produttore esecutivo di Beverly Hills 90210, co-produttore di Twin Peaks), uno dei padri dei telefilm, il produttore televisivo più prolifico al mondo. Insomma, come si suol dire, mica pizza e fichi.

Casa Halliwell: e chi se la dimentica più?

Oggi sono qui per tesserne le lodi e per spiegare come Streghe abbia rappresentato per molti l’inizio di quella che sarebbe diventata una passione sfrenata, incontrollabile per i telefilm. Una sorta di rito di iniziazione, come quello che devono affrontare Prue, Piper e Phoebe nel primissimo episodio, quando si trovano a dover fronteggiare il loro primo demone, Jeremy, nonché fidanzato di Piper, subito dopo aver appreso di possedere dei poteri magici.

Sorelle Halliwell Prue Piper Phoebe

Streghe ha segnato e formato una generazione di bambine che, ancora alle elementari, fantasticavano sulla magia, fingendo di avere poteri sovrannaturali, si calavano nei panni di una delle tre sorelle, recitando a memoria gli incantesimi del Libro delle Ombre. Perché non l’ho fatto solo io, vero?

Libro delle ombre

Streghe ci ha insegnato fin da subito che si può soffrire anche per una serietivù, che ci si può affezionare ai personaggi e, soprattutto, alle relazioni che si vengono a creare tra questi. Piper e Leo, Phoebe e Cole, li shippavamo già inconsapevolmente.

Piper e Leo Phoebe Cole

Ditemi se la vostra infanzia non è stata segnata dalla morte di Andy, storico fidanzato di Prue, vittima dell’ispettore Rodriguez (demone sotto mentite spoglie agli ordini di Tempus, altro demone che gioca con il tempo a proprio piacimento) poco dopo la dichiarazione d’amore della sorella maggiore delle Halliwell. Abbiamo aspettato episodi su episodi nella speranza che lei gli rivelasse di essere una strega, pensando che i due potessero così coronare il loro sogno d’amore. E invece no. Invece Andy muore alla fine della prima stagione. Uno dei primi traumi del seriesaddicted che, a quei tempi, stava ancora crescendo, e con lui la sua natura di fan. Ditemi se non avete passato le serie successive a sperare che Andy si materializzasse di nuovo sugli schermi sottoforma di angelo bianco.

Prue Andy Andy

Streghe ci ha insegnato che non sempre le attrici/attori protagonisti di una serie vanno d’amore e d’accordo come sugli schermi e, quando succede, non c’è via di scampo alla morte/partenza del personaggio dell’attrice/attore in questione. E quelli che ci rimettono siamo noi, segnati fin dalla tenera età dalla tragica morte di Prueinterpretata da Shannen Doherty (Brenda di Beverly Hills 90210), nota per non avere un carattere proprio affabile.

Morte Prue Piper

Di conseguenza, ci ha mostrato come in una serietivù tutti siano importanti, ma nessuno è indispensabile e l’ha fatto facendocelo provare sulla pelle: prima con l’introduzione di Paige, la sorella Halliwell più odiata persino dei demoni e degli angeli bianchi anziani (grazie ai quali abbiamo appreso l’esistenza degli haters: personein questo caso personaggi, che si accaniscono in particolare contro certe coppie, vedi Piper e Leo),

Paige
poi con la morte di Cole.
Cole

Streghe ha messo alla prova la nostra fedeltà di piccoli fan inconsapevoli, dimostrandoci già ai tempi la difficoltà nell’abbandonare una serietivù, soprattutto se questa ha segnato la tua infanzia o ti ha accompagnata per un particolare periodo della tua vita. Non importa se il telefilm abbia preso la deriva, non importa se vengano introdotti n personaggi di cui nemmeno ricordi il nome: se sei cresciuta con quella serietivù, non la abbandonerai mai. Anche se passi ogni episodio a sperare che sia l’ultimo. Anche se non ricordi cosa sia successo nella serie precedente, o se ancora serbi del rancore per la morte del tuo personaggio preferito. Ci ha dimostrato che, nonostante tutto, per 8 anni siamo rimasti lì, episodio dopo episodio ad aspettare che tutto volgesse al termine. Perché in fondo, la fine di Streghe ha rappresentato definitivamente la chiusura di un capitolo non solo per le sorelle Halliwell, ma anche per noi.

Il potere del trio coincide col mio.

Flaviarda
Vado a caccia di refusi contro cui scagliarmi. Nel tempo che mi rimane, scrivo invettive contro le serietivù che mi fanno salire il crimine.

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