Stranger: il thriller coreano che fa centro

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Tempo di lettura previsto: 4 minuti

Da quando ho iniziato a lavorare ho subito quello che mi piace definire distaccamento generazionale dal mondo del twitter. Per chi non lo sapesse (ed è molto probabile, visto che l’ho inventato adesso), questo fenomeno si può registrare nel corso di qualche mese o anche all’improvviso e ha come sintomo principale il totale disorientamento del soggetto serial addicted/fan girl quando scorre la timeline di twitter. Questo disorientamento consiste nel ritrovarsi a non capire almeno il 70% dei riferimenti culturali che gli si presentano davanti, cosa che lo porta a googlare una serie considerevole di attori e cantanti di cui non ha mai sentito parlare.

Tutta questa premessa per farvi capire che è più o meno così che sono venuta a conoscenza di uno zoccolo duro di fan occidentali dei gruppi kpop (per chi come me subisce il distaccamento generazionale, kpop sta per Korean pop, la musica pop coreana) e più in generale una fascinazione nei confronti della Corea (del Sud, Kim Jon lo lasciamo da parte).

Non voglio addentrarmi perché so che cadrei anche io nel baratro

Probabilmente anche per seguire questo trend, Netflix quest’estate ha deciso di distribuire Stranger, una serie tv thriller coreana con protagonisti Jo Seung-woo and Bae Doo-na, che probabilmente vi risulterà familiare se avete visto Sense8.

Stranger è un giallo nel più classico dei sensi: un uomo viene ucciso e polizia e procura si mettono a investigare per scoprirne il killer. Ma ecco che, quasi subito, scopriamo che non tutto è come sembra e che Stranger è una serie tv molto più stratificata di quel che sembra:  l’assassinio infatti non è altro che la punta dell’iceberg di un sistema di corruzione che Gomorra proprio spostati.

Ed è così che quello che sembrava il classico “whodunnit”, lo schema alla Sherlock Holmes in cui la normalità viene sconvolta dal crimine e il detective interviene per ripristinare l’ordine borghese, si rivela essere un thriller avvincente in cui l’omicidio iniziale non è che la goccia che fa traboccare un vaso fatto di corruzioni, intrighi e colpi di scena.

“Stranger ha i colpi di scena del Segreto, gli intrighi di Gotham e un pizzico di Sherlock”

Al centro di tutta la vicenda ci sono ovviamente i due paladini di rettitudine: gli shippabilissimi Hwang Si-mok e la poliziotta Han Yeo-jin. Lui, procuratore distrettuale, è il classico disagiato privo di sentimenti con un’infanzia traumatica: avendo un cervello enormemente sviluppato, da piccolo ha dovuto subire un’operazione che gli permettesse di sopravvivere agli stimoli del mondo esterno, per lui troppo forti e invasivi. L’effetto collaterale di questa operazione à la Black Mirror? La perdita totale di empatia. Non fate quelle facce, non ho mai detto che questa serie non fosse un po’ trash.

“#struggling”

Con 16 puntate di quasi 75 minuti ciascuna, Stranger è una di quelle serie tv fatta per gli spettatori con grande forza di volontà: non perché sia lenta o brutta, ma proprio a causa di questo formato che male si presta al binge watching, e soprattutto per le oggettive difficoltà iniziali nel memorizzare nomi e facce. Tanto per farvi un esempio, grazie a questa serie tv ho scoperto che in Corea ci sono solo 100 cognomi, ed ecco svelata la difficoltà nel capire perché sei personaggi su venti avessero come cognome “Kim”.

Ma che cos’è un serial addicted se non una persona dotata di forza di volontà? Armatevi della combo copertina+patatine e preparatevi ad essere risucchiati in quel vortice di plot twist, omicidi, coreano stretto e cibo buonissimo (tempo due puntate e starete googlando il ristorante coreano più vicino alla vostra città) che è Stranger: non ve ne pentirete.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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