Spin off (stranamente) ben fatti: Ashes to Ashes

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Quando decidiamo di imbarcarci nella visione dello spin off di una serie già perfetta il rischio di trovarci davanti a una “cagata-pazzesca” è molto alto. D’altra parte, se la serie in questione è Ashes to Ashes, lo spin off di Life on Mars, serie che quando finisce lascia dietro un vuoto cosmico che raramente viene percepito dal telefilm addicted, si può capire come il rischio di rimanere delusi non sia abbastanza forte da pensare di fermarsi e non rivedere più Gene Hunt.

 

Siamo di nuovo nella Londra dei giorni nostri, ma sono passati due anni da quello che è successo a Sam Tyler (che non vi spoilero nel  caso vergognoso in cui non abbiate ancora recuperato Life on Mars). L’ispettore capo Alex Drake, che conosceva Sam e la sua vicenda, viene colpita alla testa dal proiettile sparato da un misterioso uomo che sembra conoscerla, risvegliandosi in abiti succinti nella Londra thatcherista del 1981. Come se non bastasse, appena si riprende si rende conto di essere anche la nuova ispettrice alle dipendenze dell’unico e inimitabile “Guv”Gene Hunt.

Durante la prima stagione, la sensazione di deja-vu è forte: Alex sembra tornata indietro per risolvere l’omicidio dei suoi genitori, proprio come Sam era riuscito a dare una spiegazione alla scomparsa di suo padre. Tuttavia, durante le restanti stagioni, il tono di Ashes to ashes inizia a farsi progressivamente più “paranormale”, tanto che la terza e ultima stagione lascia quasi esterrefatti per il cambiamento di registro, anche se la sensazione che finalmente ci stiamo avviando verso le risposte alle domande che in Life on Mars avevamo lasciato in sospeso riesce a fare in modo che la serie non ne risenta più di tanto.

Il punto forte sono sempre loro: i personaggi e soprattutto Gene Hunt che, oltre a regalarci le solite perle a cui ci ha abituati, riesce, con il passare delle stagioni, a diventare non solo il vero e proprio protagonista della serie (a danno di una Alex che non sempre riesce ad essere così memorabile come Sam), ma anche il suo più grande mistero. Inutile dire che nel momento in cui vedrete lui e Alex nella stessa stanza inizierete a shipparli (e fate be-nis-si-mo).

 

Altro punto forte e di continuità con Life on Mars è la ricostruzione di un periodo un po’ bistrattato dall’immaginario collettivo: da un lato abbiamo il conservatorismo dell’Inghilterra di Margareth –Lady di Ferro– Thatcher, piena di dandy affamati di potere che si sentono dei fighi quando portano in giro cellulari da due chili e mezzo; dall’altro abbiamo invece la forza dei primi movimenti gay, un mondo sconosciuto e temuto da molti e tutto quell’universo underground-new-romantic che ha reso Londra la città più prosperosa e controversa di quel decennio. Il tutto coronato da una stupenda colonna sonora e da meravigliosi costumi, perché gli anni Ottanta non sono solo spalline imbottite, ricordatevelo.

Ok, forse non proprio tutti meravigliosi

Difficile stabilire oggettivamente se Ashes to Ashes sia migliore di Life on Mars (sempre che questi tipi di paragoni abbiano senso), ma sicuramente posso dirvi che nella categoria “spin off” è senza ombra di dubbio uno di quelli più ben fatti e che, se vi siete affezionati ai personaggi, non potete evitare di vederlo: il fatto stesso che Sam Tyler venga citato spesso vi permetterà di conservare sempre la sensazione che ci sia un fil rouge che unisce le due serie e che vi porterà alla conclusione mozzafiato. E poi scommetto che quando ho nominato Gene Hunt all’inizio vi ho già convinti, vero?

 

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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