Shameless: quando la periferia cambia e i suoi abitanti con lei

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Tempo previsto di lettura: 5-6 minuti

Eccoci arrivati alla fine di un’altra stagione di Shameless. Siamo a quota sette (con un’ottava già confermata) eppure il livello non sembra voler scendere di una tacca. Nonostante le prime puntate siano state un po’ zoppicanti e con qualche tempo morto di troppo, per la fine della stagione il ritmo era di nuovo quello giusto, il livello emozionale sempre altro e le situazioni divertenti e politicamente scorrette che questa serie ci ha sempre regalato ancora all’ordine del giorno.

Il segreto di questa longevità sta probabilmente nel sapersi rinnovare in modo selettivo. Abbiamo incontrato nuovi personaggi e detto addio, quasi sempre a malincuore, ad altri nel corso delle stagioni, ma grazie a questa varietà la serie non è mai stata, e difficilmente lo sarà in futuro, “la solita solfa”.

L’evoluzione non è data solo dall’andirivieni di personaggi secondari,  ma interessa anche i membri della famiglia Gallagher, che durante gli anni abbiamo visto crescere e attraversare varie fasi, ma sempre divisi tra il naturale caos in cui sono nati, grazie ai genitori disastrati quando non addirittura assenti, e la volontà di mettere ordine e normalità alla loro vita.


La periferia di Chicago, il South Side, in cui da sempre è ambientata la serie, è la perfetta rappresentazione di quanto avviene anche all’interno di questa famiglia. Il processo di gentrificazione del quartiere ci è già stato raccontato nelle scorse stagioni , ma se prima i personaggi vi si erano sempre opposti con orgoglio, il loro atteggiamento ora è un po’ cambiato. Chi desidera più una vita all’insegna di espedienti e piccola criminalità, quando finalmente, grazie a lavori semplici ma onesti, la vita dei giovani Gallagher ha raggiunto una stabilità senza precedenti? Così, chi si adegua a questa nuova realtà, dominata dall’ordine del sistema borghese, sopravvive, chi al contrario non è in grado viene lasciato indietro. La massima esemplificazione di questo abbandono del vecchio in favore del nuovo è il finale del penultimo episodio, “Happily Ever After” (titolo decisamente straniante), in cui vediamo ben tre addii, nella commozione generale di personaggi e spettatore.

Fiona, ormai padrona di se stessa come mai lo era stata prima, decide di venire meno alla parola data a Etta, in favore di un enorme profitto economico, accettando di vendere la storica lavanderia, che diventerà un networking lounge. Il momento in cui è costretta a lasciare la dolce vecchina – si fa per dire – in casa di riposo è una sofferenza per tutti. Ma almeno per Fiona dobbiamo essere contenti: ha preso in mano la sua vita e si è fatta in quattro per migliorare la propria situazione, e ora incomincia a vedere i primi risultati importanti di questa nuova indipendenza.

Anche Ian si vede costretto a salutare una volta per tutte Mickey: il terzogenito Gallagher è finalmente sereno, il bipolarismo sotto controllo; ha anche una nuova fiamma, Trevor, grazie al quale vediamo per la prima volta inserita nella serie la tematica della transessualità, trattata con il perfetto stile Shameless, cioè con naturalezza e una punta di ironia; ma soprattutto Ian ha un lavoro onesto, che gli permette addirittura di possedere un conto in banca. Ed è proprio quando emerge l’incredulità di Mickey sul fatto che la rapina non è l’unico modo per ottenere dei soldi in banca e che i soldi si possono anche prelevare (scena esilarante), che probabilmente Ian si rende conto della distanza creatasi in così poco tempo tra lui e il suo ex partner, una distanza ormai incolmabile. Dunque, sul baratro tra l’instabilità che avrebbe comportato un ritorno al suo passionale rapporto con Mickey e la stabilità recentemente raggiunta, Ian sceglie la seconda, con una stretta al cuore che sentiamo anche un po’ nostra.

Il terzo addio, che continua durante tutto il finale di stagione e che segna senza dubbio la fine di un epoca, è ovviamente quello a Monica. Lei non portava il caos nella vita dei protagonisti, lei era il caos. Ma se da una parte la sua morte toglie un elemento destabilizzante per la famiglia, dall’altra la sua “eredità”, quei sette chili di metanfetamina che non vengono buttati ma divisi e custoditi gelosamente da tutti, ci fanno capire come alcune cose non potranno mai cambiare nella vita dei Gallagher, una sorta di richiamo della foresta che non smetteranno mai di sentire. Ma per ora stanno decisamente provando a tenerlo a bada e ci stanno anche riuscendo.

Infatti, oltre a Fiona e Ian, anche gli altri sembrano aver trovato la loro strada. Carl intraprende a sorpresa la carriera militare. Si aprono le scommesse: riuscirà mai ad arrivare in fondo al suo percorso educativo?

Anche Debbie, dopo un inizio tumultuoso, trova un suo personalissimo equilibrio: cercando disperatamente un uomo che diventi in fretta suo marito per evitare che i servizi sociali le sottraggano la piccola Frannie, finisce per legarsi a Neil, che, con un danno cerebrale che gli impedisce di filtrare le parole facendogli dire sempre quello che pensa, costituisce un’aggiunta simpatica a questa famiglia allargata. Certo, ciò significa avere una casa e qualche soldo in più di cui disporre, ma il prezzo da pagare è il doversi prendere cura con continuità di un’altra persona, il che potrebbe essere un peso per una ragazzina di soli sedici anni. Ma ovviamente Debbie finisce per voler bene a Neil, dimostrandosi ancora una volta la più empatica tra tutti i fratelli. Ulteriore conferma della sensibilità e del cuore della ragazza è il suo cercare sempre qualcosa di buono nei suoi pessimi genitori; è lei che smuove Fiona dal suo cinismo e dalla sua rabbia repressa, mostrandole i biglietti d’auguri mai spediti dalla madre, dimostrazione che, nonostante tutto, la donna stava pensando ai figli.

Persino Liam, seppur sempre poco utile (alla sua età avevamo visto Debbie fare da mamma ai fratellini più piccoli, perché lui parla appena? Pazienza.), trova il suo posto nel nuovo mondo ottenendo un posto in una prestigiosa scuola elementare privata. Tutto ciò grazie a Frank, il quale, in uno dei suoi sporadici sprazzi di responsabilità paterna, si scaglia contro il nuovo sistema che, pur proclamandosi ipocritamente favorevole all’integrazione e alla diversità, intralcia di fatto la scolarizzazione dei bambini provenienti dalle famiglie meno agiate (altra ottima rappresentazione della realtà dei quartieri periferici).

Chi fatica maggiormente a uscire da una brutta situazione è invece Lip: non ancora ripresosi dall’espulsione dal college e dalla storia d’amore con la sua professoressa e a malapena uscito dal tunnel dell’alcolismo, quando gli viene negata la possibilità di essere riammesso in università ha un nuovo crollo; ma la stagione si chiude per lui in positivo, con una nuova volontà di impegnarsi nelle sedute degli alcolisti anonimi, per poter forse, in futuro, tornare a studiare.

A sdrammatizzare queste situazioni, che per quanto siano affrontate con ironia e leggerezza rimangono difficili, delicate,  troviamo di nuovo il trio V, Kevin e Svetlana. La fine della storia d’amore a tre è stata un brutto colpo, ma quando pensavamo che senza Svetlana e l’Alibi gran parte delle divertimento sarebbe andato perso, ecco che rimedia Kev. Costretto a cercare un nuovo lavoro, ci fa vedere come oggigiorno è possibile che essere uomo, bianco ed etero non voglia più dire essere privilegiato, anzi, non esclude da discriminazioni. Infatti, ecco che per diventare operaio è necessario compilare la domanda in spagnolo, mentre per lavorare in un bar gay bisogna per forza essere gay.


Un ribaltamento così politicamente scorretto e geniale che ci fa capire come la qualità di questo telefilm sia sempre alta, anche quando si tratta di brevi scene e piccole scelte.

Speriamo che il livello si mantenga tale anche nella prossima stagione; personalmente, sono già impaziente di vedere cosa si inventeranno di nuovo.

Linda

Geek (tele)filmica, feticista del British, drogata di musica (sopra e sotto al palco), cultrice della parola scritta, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria.

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