Serie tv: tempi fin troppo dilatati?

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Attenzione: possibili spoiler di Game of Thrones Daredevil

Questo articolo potrebbe risultare noiosissimo e super-pesante, e magari lo è pure: quindi, perché l’ho scritto?! Perché ho un debole per le cose noiosissime e superpesanti, ovvio: e spero che questo debole lo abbia anche qualcun altro, là fuori nell’internet. Comunque: se, invece di leggere queste righe, deciderete di recuperare qualche episodio lasciato troppo indietro, vi capisco. Anzi, fate pure bene.

 

Se, invece, siete in pari con tutte le serie tv (vi odio), ecco un bel sermone per voi sulla dilatazione narrativa.
Innanzitutto: cosa si intende per “dilatazione narrativa”? Non è l’effetto collaterale di un medicinale: detto in parole povere (parecchio povere), si ha quando una serie impiega parecchie puntate, più del necessario, per raccontare la propria storia. Non si tratta necessariamente di “serie lunghe” o di “serie con tante stagioni”: una serie, infatti, può anche durare dieci stagioni e raccontare tante, tantissime cose in ogni singolo episodio.

Ad esempio: in Doctor Who (proprio un esempio a caso, eh) si succedono sempre tantissimi avvenimenti, anche in una sola puntata (complice il fatto che sono perlopiù auto-conclusive), tant’è che gli whovians vanno sempre in crisi, quando devono fare un riassunto (#rideistericamente); in serie come Daredevilinvece, la narrazione è più fluida (essendo una serie trasmessa da Netflix, il cliffhanger di fine puntata non è nemmeno così necessario) e gli avvenimenti importanti in un episodio si possono contare sulle dita di una mano… anzi, forse bastano solo le prime tre dita. Insomma, si parla di “dilatazione narrativa” quando la narrazione è lenta. “Lenta”, però, non deve essere per forza un sinonimo di “noioso”.
(Tengo a precisare che adoro entrambe le serie: non è un confronto tra cosa è bello e cosa no)

Ma qual è il punto della questione, dunque?! (mi son persa anch’io)

 

Il punto della questione è (credo… scema pure io che metto gif di Tennant che mi distraggono): ultimamente la singola puntata di numerosi show è sempre meno densa di avvenimenti, specialmente se non è auto-conclusiva (come invece accade in… indovinate un po’? Doctor Who) ma è invece guidata da una forte trama orizzontale. Questo può essere un fattore positivo o negativo, a seconda del singolo caso.

Partiamo da un esempio particolare: Game of Thrones (ah-aah! Pensavate che fosse Doctor Who, vero?!). “Particolare” perché GoT ha una ragione “speciale” che giustifica una narrazione lenta: George R. R. Martin non ha ancora finito di scrivere la saga, quindi gli showrunners stanno cercando di rallentare quanto possono il ritmo, spesso a livelli che raggiungono la noia colossale (della serie che mi chiedevo sempre cosa fosse successo nell’episodio precedente, senza ricordare nulla). Prendiamo quest’ultima stagione: solo a partire dalla sesta puntata sono iniziate ad accadere le “cose grosse”… e le cinque puntate prima, invece? Si possono riassumere in due secondi, mentre invece in queste ultime è successo di tutto e di più.

 

Ma, appunto, Game of Thrones è un caso particolare.
Bisogna inoltre tenere conto del fatto che, se una serie ha successo, naturalmente si cerca di farla durare il più possibile: prima, per costringere la storia a continuare, accadevano cose non-sense ai personaggi  e si inserivano un sacco di situazioni random (vedi anche per serie “storiche” come Streghe Buffy. Non che questa pratica sia caduta in disuso, anzi: basti pensare a Once Upon a Time), ora invece si cerca anche di rallentare sempre di più il ritmo della storia. Ci sono serie, invece (come il già citato Daredevil), che scelgono volontariamente fin dall’inizio di dilatare i tempi narrativi, tant’è che Matt Murdock inizia ad indossare il ben noto costume rosso solo nell’ultima puntata.

Insomma: se prima, quando capitava di perdere una puntata, poi non si capiva più nulla (guai a saltare un episodio di Lost!), ora con certe serie non è poi così grave (ppppfffff: come se il telefilm addicted possa dormire sonni tranquilli, saltando una puntata!).

Rallentare il ritmo della narrazione ha sicuramente i suoi vantaggi: permette di soffermarsi maggiormente sui personaggi e regala maggior “verosimilità” alla storia. In effetti, i tempi dilatati danno subito l’impressione di “serie tv figa e seria”, ma poi non è detto che lo sia veramente.

 

E qui entrano in gioco i fattori negativi.
Spesso, per diluire ulteriormente la puntata, si ricorrono a scene d’azione lunghissime (molto adrenaliniche ed esaltanti, magari, ma il troppo stroppia) o a dialoghi botta/risposta fin troppo lunghi che girano intorno allo stesso concetto: penso che Daredevil sia la miglior serie proposta dalla Marvel, per ora, ma certe scene di dialogo con Ben Urich le ho trovate fin troppo “diluite”. Poi, ovviamente, c’è anche il gusto personale di mezzo: per qualcuno, gli show lenti saranno sempre “fighi e seri”; altri, invece, penseranno che siano un po’ noiosi perché succede ben poco, e avranno l’impressione che lo sceneggiatore abbia ben poco da dire.

Dilatare i tempi narrativi e rallentare il ritmo della storia sono una conseguenza del fatto che, già da tempo, le serie tv non sono più una semplice pausa settimanale: lo spettatore sceglie di prendersi del tempo (PARECCHIO tempo) per seguirle, esattamente come farebbe con un film o un libro. Ma questo il telefilm addicted lo sa bene. Molto bene.

E, ora, credo di aver finito: andate in pace. Con una gif adorabile.

Vain
Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un'insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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