Rupaul’s Drag Race: il talent show di cui non potrete più fare a meno

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Tempo di lettura previsto: 4 minuti

Netflix ha finalmente fatto irruzione anche nelle nostre case, portando con sé non solo grandi successi che già conoscevamo, ma anche tante perle che oltreoceano sono parte della cultura televisiva da anni, mentre qui erano – o sono ancora, per il momento – solo per pochi.

RuPaul’s Drag Race è sicuramente un esempio di questa seconda categoria. A meno che voi non siate parte, attivamente o anche solo col cuore, del mondo LGBTQIA, difficilmente avrete sentito parlare di questo incredibile e pluripremiato reality/talent show, che dal 2009 elegge ogni anno la sua America’s next drag superstar.

Ma ora potrete facilmente rimediare a questa mancanza! Qualunque sia il vostro genere, orientamento sessuale, religioso, politico o telefilmico (?), ecco tutti i motivi per cui non potrete resistere alla eleganza extravaganza (da leggersi esclusivamente con l’accento di RuPaul) di questo programma.

Se non avete ben chiaro chi sia una drag queen e che differenza ci sia tra drag e trans, ecco un veloce chiarimento: il transgender è una “persona la cui identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell’identità di genere maschile o femminile” (Wikipedia fa sempre le migliori sintesi); la drag queen, invece, è semplicemente una persona che si traveste da donna, spesso esagerandone i tratti caratteristici ed indossando costumi vistosi, al fine di intrattenere un pubblico.

Si tratta di un’arte, ed è proprio come artisti che vengono giudicati i concorrenti di questo talent, che devono sapersi esibire come ballerini, cantanti, attori, comici, imitatori, speaker e molto altro, in sfide ogni volta diverse e sempre esilaranti. Ogni puntata si chiude con una sfilata dove ognuna delle regine dovrà interpretare a suo modo un tema assegnato, costruendosi un look – molto spesso partendo da zero – e portandolo orgogliosamente in passerella. Vedrete delle trasformazioni e degli outfit così spettacolari che vi folgoreranno, anche se di vestiti e di moda non ci capite un’accidenti come la sottoscritta.

Le due concorrenti che meno hanno convinto i giudici dovranno scontrarsi in una sfida di lip sync, cioè di playback, dove dovranno dimostrare di meritarsi un’altra possibilità.

Sono poche le regine che possiedono tutte queste caratteristiche, ma saranno loro a vincere le sfide e ad arrivare in finale, dove avranno l’onore di partecipare come comparse alla realizzazione di un videoclip musicale di una delle canzoni di Ru. Sì, se anche non ne sentivate il bisogno, state pronti ad avere in testa costantemente i trashissimi successi pop di Rupaul, nonché tutta una nuova serie di brand specializzati in prodotti per drag queen, perché il loro product placement sarà invadente e sfacciato, ma tutto sommato piacevole in quanto caratteristico.

Ricapitolando, le aspiranti star dovranno sapersi trasformare con versatilità e mettersi in gioco, ma senza perdere del tutto lo stile che le caratterizza e che le distingue le une dalle altre. D’altronde, come spesso ripete la stessa RuPaul: “sono le olimpiadi del drag”, solo il meglio merita di vincere il titolo.

Ed è proprio lei, RuPaul, giudice assoluto, mentore e conduttrice, il vero grande pilastro della trasmissione. Possiede il giusto mix di saggezza, severità e dolcezza materna che ogni giudice di un talent show dovrebbe avere; con classe e compostezza gestisce magnificamente tutte le situazioni, anche le più difficili. La vediamo in due versioni: come RuPaul Charles, con abiti maschili, durante la fase delle sfide, e come RuPaul, drag queen della quale invidierete la perfezione dell’aspetto, degli outfit, del portamento, di tutto, durante la sfilata finale.

Le sue catchphrases vi rimarranno in testa e vorrete usarle sempre: a chi di noi non piacerebbe poter congedare le persone che non vogliamo più nella nostra vita con un bel “sashay away”, o trascinare in un coro da stadio chiunque ci troviamo davanti con un “can I get an amen?”.

Anche se il potere decisionale è sempre e solo suo, altri giudici la aiutano nelle decisioni: alcuni ricorrenti – come il mitico Santino Rice, del quale amerete la sassiness e la voce profondissima, e la tostissima e severissima Michelle Visage – altri occasionali tra cui anche grandi nomi dello spettacolo come Natalie Cole, Adam Lambert, Neil Patrick Harris, Lena Headey, Ariana Grande e Demi Lovato.

Uno degli aspetti più interessanti dello show è che vi farà conoscere un’intera cultura con tanto di regole, convenzioni e lessico specifico, che, pur essendo da sempre presente nella nostra società, rimane in qualche modo sconosciuta e misteriosa alla maggior parte di noi. A ogni puntata si ha l’impressione di calarsi sempre più in questo mondo e di imparare qualcosa di nuovo, compresi gli incredibili trucchi del mestiere e le abitudini tipiche del mestiere.

Un esempio è il reading, presente anche come sfida in tutte le stagioni, che è “fundamentaaaaal” per ogni vera drag queen e consiste nell’insultare in modo necessariamente creativo e divertente un’altra drag queen. Inutile dire che è una delle sfide più divertenti e attese, e vi lascerà con le lacrime agli occhi dal tanto ridere.

L’unica sfida più divertente del reading è probabilmente lo snatch-game, una sorta di finto quiz televisivo al quale le concorrenti partecipano impersonando celebrità; non tutti sono maestri dell’imitazione, ma ogni edizione ha il suo professionista che vi saprà lasciare a bocca aperta.

Ci sono anche momenti più seri: spesso con storie di vita incredibili alle spalle, i concorrenti si ritrovano a raccontarsi a vicenda il proprio passato, andando così a toccare temi delicati come bullismo, depressione, violenze domestiche e transessualità, ma sempre con leggerezza, naturalezza e senza drammaticità eccessiva. Anche perché è sempre di un talent che stiamo parlando, e come in tutti i talent il trash regna sovrano sempre e comunque, e per quanto ci sforziamo di essere superiori e non lasciarci coinvolgere da litigi e scenate, la nostra anima ignorante non può che risvegliarsi e cedere al fascino dello scontro; ci ritroviamo così a tifare per le nostre queen preferite e a difenderle da chiunque le attacchi, mentre vorremmo vedere mandate a casa al più presto le lagne di turno.

Ma alla fine è matematico che tutti i conflitti si appianeranno magicamente per lasciare spazio al rispetto reciproco per l’impegno e i risultati ottenuti, anche quando lo stile e i punti di vista non potranno mai coincidere; perché il messaggio che deve passare è sempre assolutamente positivo, un messaggio di accettazione di se stessi e dell’altro, chiunque esso sia.

Siete pronti a farvi travolgere da questo fantastico e coloratissimo mondo? E allora “Gentlemen, start your engines…

 

 

Linda

Geek (tele)filmica, feticista del British, drogata di musica (sopra e sotto al palco), cultrice della parola scritta, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria.

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