Riflessione semiseria su Outlander (e perché recuperarla)

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Devo ammettere che, pur essendo una di quelle persone che crede sia la sua missione su questa Terra  dispensare consigli agli altri su quale serie tv vedere (potreste averlo notato anche voi ormai), mi avvicino alle serie tv che non conosco con molta diffidenza.

“Ah, quindi predichi bene e razzoli male!” direte voi, ma io vi giuro che non è come pensate.

Il punto è che quando sento parlare con entusiasmo di una serie tv valuto sempre due cose:

  • Se la persona che ne sta parlando con tale entusiasmo rientra nella rosa degli essere umani affidabili in questo delicato campo che ormai occupa l’80% della mia vita.
  • Se vale la pena mettermi in gioco e soffrire. Perché lo ha detto anche un vecchio saggio una volta: “Remember, it’s a TV show. Only the emotional damage is real”.

In poche parole, iniziare una serie tv è come valutare se iniziare o meno una storia con la persona che ti fa il filo da un po’: bisogna valutare essenzialmente se il proprio coinvolgimento emotivo è abbastanza alto da rischiare di rimanere scottati.

Tutto questo perché amo le introduzioni e per dirvi che prima di premere play su Outlander ci ho messo un po’, soprattutto perché dovevo raccogliere informazioni e capire se me la sentivo di mettermi in gioco. Alla fine sono state queste le motivazioni che mi hanno convinta a vedere questa serie e che secondo me potrebbero convincere anche voi:

1. Scozia e scozzesi
A scatola chiusa ammetto di essere stata influenzata più dai secondi che dalla prima.

Non dico che queste fossero le aspettative, però…

2. Claire 

Ovvero la protagonista, che avevo letto essere:

Claire is the sort of female character Game of Thrones and so many other fantasy stories lack. (Not to mention so many stories of all genres.) She’s strong, but not in the lazy way “strong female characters” are often written, when a writer takes a typical macho action hero, and gives the character another X chromosome. She owns her sexuality, but isn’t sexualized. She’s smart, caring, and has some creative swears. (“Jesus H. Roosevelt Christ!”).

Jesus Roosevelt Christ! Con una che impreca così non può che essere amore, no?

3. Il fatto che fosse tratta da un libro
per quanto sia una motivazione stupida visto che il libro non l’ho letto (per ora) e perché ci sono eccellenti serie che non hanno alle spalle alcun bestseller e ci sono recenti film spacciati per storie d’amore che hanno alle spalle libri scadenti (I’ll leave to your deduction). Che volete, i libri per me sono un po’ come la coperta per Linus: mi rincuorano.

4. Viaggi nel tempo
I viaggi nel tempo mi fanno sbarellare. Li amo proprio, ma di uno di quegli amori profondi e viscerali, di quelli che fai fatica a spiegare. Per la serie che se avessi la possibilità di esaudire tre desideri sicuramente la capacità di viaggiare nel tempo ci sarebbe di sicuro (dopo la pace nel mondo, ovviamente).

 

Questi motivi, quindi, sono stati quelli che mi hanno spinta all’atto di fede nei confronti di Outlander  e in effetti le mie valutazioni e aspettative sono state rispettate: c’erano gli scozzesi e il loro accento, Claire Fraser è effettivamente un personaggio interessante (anche se ammetto che la costante e fastidiosissima presenza della sua voce narrante nella prima parte della stagione mi abbia messa a dura prova, insieme al fatto che a quanto pare riesca a provare un orgasmo solo pensandoci intensamente) e ci sono dei per ora inspiegabili viaggi nel tempo.

Ma quando si inizia una serie tv non sai mai davvero a cosa si andrà incontro: i particolari che te la fanno davvero amare sono di solito quelli che non ti aspetti e sono proprio questi che hanno permesso ad Outlander di conquistare il mio cuore:

1. La sigla
A logica, così come non bisogna giudicare un libro dalla sua copertina, così non dobbiamo giudicare una serie dalla sua sigla.
Però se la sigla è figa partiamo comunque meglio.
Beh, la sigla di Outlander è a mani basse una delle migliori che abbia mai visto e sentito: per un minuto buono la canzone ti invoglia a spogliarti e andare a ballare nuda sotto la pioggia nei boschi scozzesi. E anche se quando la musica finisce ti rendi conto di essere circondata dall’asfalto nell’hinterland milanese (vestita, grazie a Dio), sai almeno hai passato un minuto bellissimo.

2. Jamie Fraser
Scontato, lo so, ma come diavolo potevo lasciarlo fuori? Come posso descrivere Jamie senza trovarmi in deliquio maledendo il cielo che sia solo un personaggio inventato? Come?!

3. La ricostruzione storica, le tradizioni, il contesto
Anche se immagino ci siano delle licenze poetiche, mi sto davvero facendo una cultura sulla storia della Scozia, sulle tradizioni, le superstizioni (la puntata del processo per stregoneria per ora è stata la mia preferita in assoluto). Anche la scena in cui Jamie punisce Claire è stata ben contestualizzata e, per quanto totalmente inaccettabile per la nostra cultura, resa comprensibile mettendo ben in luce il punto di vista di un uomo nato nel 1700.
Amo che i personaggi parlino anche gaelico e che piano piano diventi sempre più chiara la struttura sociale dei clan. Finalmente sento di aver afferrato pienamente il vero significato delle parole del giardiniere Willy:

4. Jack “Black Jack” Randall
Avete letto bene: Jack Randall. Sono davvero convinta che la qualità di una serie si misuri anche dagli antagonisti che ci mostra. Ultimamente molte serie tv (tipo once upon a time) e film (mi viene in mente il Loki di Hiddleston, ad esempio) tendono a dare più profondità a questi “cattivi”, che riescono a dare uno spessore totalmente diverso alle trame. Per ora (a meno che non sia cambiato qualcosa nell 1×13, che non ho ancora visto) Jack Randall non è niente di tutto questo: lui non solo è cattivo, è proprio sadico e crudele. Quando compare sullo schermo fa venire la pelle d’oca, complice anche l’eccellente interpretazione di Tobias Menzies. Io non so se più avanti avremo un approfondimento su ciò che ha reso Black Jack lo stronzo colossale che è. Sinceramente non sento il bisogno di sapere se e chi l’ha traumatizzato da piccolo: dubito che possa esistere qualcosa che mi faccia provare pietà per lui, ma sono pronta ad essere smentita.


Inoltre, grazie a Jack Randall, ho capito che esistono canoni estetici anche per i peni (leggete: esistono dei peni brutti). Perdonatemi se non metto gif esemplificative,  ma ho pensato che cercare la parola “pene” su google immagini potesse non essere una furbata.

5. Personaggi femminili
Per quanto sia stata spinta alla visione della serie dalla protagonista, sono stati altri personaggi femminili ad affascinarmi di più: Geillis Duncan in primis, ma anche la sorella di Jamie, Jenny.
Ciò che mi ha colpito di loro è che al primo impatto non mi sono state “simpatiche” e forse non lo sono nemmeno adesso: sono intelligenti, furbe e riescono a trarre il meglio da una società in cui le donne sono considerate l’ultima ruota del carro o comunque sempre subordinate al marito.

Insomma, se pensavate che Outlander fosse solo una storia romantica in mezzo alle Highlands scozzesi, vi sbagliavate di grosso: la storia d’amore (in questo caso, un triangolo intertemporale, mica pizza e fichi) è solo una parte di una vicenda articolata che si intreccia con uno dei periodi storici più interessanti della Gran Bretagna e che spero continui a svilupparsi nelle prossime puntate (ahimè, ne mancano solo tre alla fine della prima stagione, ma ne è già stata ordinata una seconda). E poi ci sono i viaggi nel tempo!

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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