Prendete e bingewatchatene tutti Wet Hot American: First Day of Camp

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Wet Hot American Summer. No non è un soft porn. E sì, probabilmente è una delle peggiori ricerche fatte sul web… ma vi stupirete nello scoprire che le immagini dei risultati sono sostanzialmente foto di Bradley Cooper, Paul Rudd, Elizabeth Banks, Amy Poehler, Christopher Meloni (e non solo) tutti insieme.

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Già questo dovrebbe farvi urlare al “MIODDIO CHE COSA ESISTO A FARE SE NON L’HO ANCORA VISTO?!?!?”
Poi pochi sanno che questo è il primo film di Bradley Cooper e che lo vediamo come non lo abbiamo mai visto (no, non nudo – ndr). Poi Amy Poehler è sinonimo di garanzia since ever. E una serie di nomi e facce che vi faranno fangirlare parecchio se siete dei telefilm-addicted che si rispettino. Ma non deviamo dalla natura dell’articolo.

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Wet Hot American Summer è un film del 2001 che è diventato un vero e proprio cult in America poco dopo la sua uscita, nonostante l’epic fail tra critica e box office. Cult tipo American Pie, ma più idiota e con meno allusioni. Però limonano per davvero.

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Il film, ambientato nel 1981, racconta le vicende di un gruppo di adolescenti che hanno luogo l’ultimo giorno di vacanze al camp estivo di Firewood. Ovviamente i protagonisti di questo campo sono tutti personaggi assurdi e ampiamente stereotipati: c’è il tipico sfigatone (Cooper aka Michael Showalter aka sceneggiatore del film e della miniserie) che dichiara il suo amore alla bella di turno (Katie aka Marguerite Moreau) che però resta innamorata del tipico manzo ribelle (Andy aka Paul Rudd) a cui però non interessa altro che limonare quella che gliela darebbe senza problemi (Lindsay aka Elizabeth Banks). C’è poi il duo composto dal braccio-destro-vergine (Neil aka Joe Lo Truglio) e dal pompato che millanta una vita sessuale invidiabile (Victor aka Ken Marino). C’è la maniaca del controllo (Susie aka Amy Poehler) e il ragazzo che scopre di essere gay (Ben aka Bradley Cooper). Tutto questo ci viene raccontato in salsa comedy, ma non una comedy qualsiasi, ma quella ai limiti dell’idiozia, a cui non si può rinunciare.

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Il 31 Luglio 2015 Netflix – che ci vuole un sacco di bene e sa cosa ci piace – rilascia una miniserie evento, ovvero il prequel del film, che racconta esattamente il primo giorno dello stesso campo.
La cosa poteva considerarsi anche un avvenimento normale e non avrebbe fatto scalpore, se non che gli attori sono gli stessi, che però interpretano loro stessi da giovani – prima delle vicende del film. Il che fa già ridere di per sé senza aver visto il tripudio di parrucche! Ma non temete, la storia resta epica anche se non avete visto il film e non vi perderete: potete tranquillamente vedere prima la miniserie e poi il film perché la storia assumerà ancora più senso (anche se probabilmente per alcuni di voi il livello di idiozia è troppo alto per riuscire a resistere 8 episodi – da 26 minuti circa l’uno – … ma diciamo che ne vale la pena).

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Per anni si era parlato di un revival e/o rebot del film – se non addirittura di un sequel – e questa miniserie è stata una cosa un po’ inaspettata. In Wet Hot American: First Day of Camp, infatti, vediamo come i personaggi si conoscono e quali sono le dinamiche tra di loro – che nel film vengono date per scontate. Inoltre, nella miniserie ci sono personaggi che nel film non esistono e la storia è un attimo più assurda: il primo giorno di campo si scopre che dei rifiuti tossici vengono scaricati nell’area che circonda il campo stesso e si cerca, così, di salvarlo – il tutto in sole 24H.  In più, in tutto ciò abbiamo uomini che diventano barattoli, serial killer (Falcon aka Jon Hamm del nostro e soprattutto mio cuor) assoldati da Nixon, un campo rivale gestito da giovani ricchi e invidiosi (capitanati da Blake aka Josh – sempre manzo – Charles), pseudo attori di un certo livello che cercano di mettere su il tipico spettacolo teatrale da primo giorno di campo (Mister Claude Dumet aka John Slattery che dovete necessariamente shippare con Amy Poehler) e un cantante eremita che abita in un lato oscuro del campo (Eric aka Chris Pine, mica cazzi!).

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Nonostante tutta questa surrealtà la serie è stata ben apprezzata dalla critica e soprattutto da me (ma non ci vuole motlo a convincermi) e si spera che in futuro papà Netflix ci conceda magari anche un secondo, terzo e quarto giorno di camp.

 

Electro-City!

Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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