Penny Dreadful: come si dice ‘capolavoro’ in Verbis Diablo?

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Il momento tanto temuto è arrivato: anche Penny Dreadful è ormai entrato in hiatus e ci ha lasciato con un finale dalle tinte che più dark di così non si può. E, onestamente, non potevamo chiedere di meglio.
Questa stagione – che vi avevamo già presentato qui – ha saputo dimostrare tanto, rendendo giustizia a tutte le aspettative che aveva generato con quella season premiere che definire bellissima è poco.

penny dreadful character

Questa di fatto è stata la stagione della maturità, ma – cosa più importante e strettamente correlata – è stata la stagione della coralità. Si perché mai come ora ogni personaggio è diventato parte integrante ed essenziale di un racconto capace di aprirti il cuore con ogni dialogo.
La dimostrazione è data da quell’episodio in cui Eva Green, la vera e propria Dea che interpreta in modo eccezionale la protagonista Vanessa Ives, è totalmente assente e, per quanto possa sembrare paradossale, non se ne sente la mancanza.

penny dreadful eva green

Non fraintendetemi: ogni istante in cui Eva è presente sullo schermo è un tripudio di perfezione per le orecchie (si, accento illegale ti amiamo sempre), per gli occhi (quanto è bella questa donna, quanto?!) e per il cuore, perché ogni sua interpretazione è a un livello di bravura eccezionale.


Per questo parliamo di piena maturità: quando uno show decide di fare turnover e di mettere in panchina per un intero episodio la sua attrice di punta, riuscendo ugualmente a strappare applausi entusiasti pressoché ovunque, ecco che qui si assiste alla prova definitiva che ogni ingranaggio funziona perfettamente all’interno di una macchina che produce intrattenimento a grande livello.


 
  

Storia, personaggi e interpreti eccezionali. Penny Dreadful season 2 può tranquillamente essere riassunta così.
Helen McCrory ha portato grande qualità ad un cast già molto ben assortito, personaggi come John Claire e Victor Frankenstein sono sbocciati e citazioni alla letteratura romantica hanno fatto letteralmente piangere per la bellezza.
Aggiungiamoci pure le atmosfere sempre più cupe e quel Verbis Diablo che ogni volta che viene pronunciato fa urlare tutti per quanto è appropriato e adeguato ad ambientazione e circostanze.

 

Il rapporto tra Vanessa e Ethan ha preso il via, tra momenti di vero e proprio fangirling e rinnovata angst, i dialoghi tra Vanessa e John non sono neanche descrivibili a parole per la poeticità che trasudano, le sofferenze del povero Victor e la sete di morte di Lily (un applauso a Billie Piper qui è più che doveroso) hanno tenuto banco per dieci episodi convincendo e appassionando. Insomma, ogni storyline è stata adeguata e ogni personaggio è cresciuto in modo più che interessante.

 
 

La ciliegina sulla torta è l’ambientazione, sulla quale vorrei ancora una volta soffermarmi.
Londra vittoriana sì, ma non solo.
Letteratura gotica sì, ma non solo.
Queste scene cupe, queste scenografie così curate, questi costumi così belli fanno in modo che Penny Dreadful non sia solo un viaggio in un’epoca e in una cultura passata, ma una vera e propria esperienza sinestetica, che coinvolge tutti e cinque i sensi.


Quando usciamo dalla città ci troviamo immersi nella brughiera, quella stessa landa desolata in cui la serie ha ambientato un altro episodio capolavoro quale The Nightcomers (2×03), riuscendo nel tentativo di introdurre il personaggio di Cut-Wife, farci affezionare a lei, e portarci alla commozione per la sua fine, tutto nel giro di neanche sessanta minuti.
Applausi.

Insomma, la serie si conclude con toni malinconici e tristi com’è giusto che sia e quel “So we walk alone” finale, pronunciato da una Vanessa con sguardo più cupo che mai, riflette esattamente il nostro stato d’animo nel vedersi concludere una stagione sublime che non ha mai sbagliato un colpo e che ha alzato l’asticella della perfezione episodio dopo episodio.
Camminiamo anche noi un po’ da soli, almeno fino a che una nuova stagione di Penny Dreadful sarà alle porte, sperando che la bellezza con cui ci ha riempito occhi e cuore possa durare ancora a lungo.

 

Elisa
Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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