Penny Dreadful 3 – Midseason review

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Tempo di lettura previsto: 6 minuti

Memore della pessima esperienza con la seconda stagione di True Detective, in cui ho ingenuamente urlato al capolavoro commentando la premiere per poi dovermi rimangiare tutto – ma proprio tutto – nella recensione finale, mi sono ripromessa di non recensire mai più nulla se non quando ho tutti gli elementi necessari per valutare quello che sto vedendo e non solo una visione parziale traviata dall’entusiasmo del momento.

Me lo merito.

Tutto questo sulla carta è un proposito rispettabile, ma ormai sono arrivata a metà della terza stagione di Penny Dreadful e ho realizzato che un commentino su questa prima parte questa serie se lo merita eccome. Anche perché, se non sfogo in qualche modo il mio entusiasmo, temo di esplodere in una nuvola di fangirling.

(Incredibile come esista una gif di Tennant appropriata per qualunque cosa)

A differenza delle stagioni passate, quella che stiamo vedendo ha preso una via innovativa e anche un po’ rischiosa: sulla scia del “So we walk alone”, frase che ci ha spezzato il cuore pronunciata da una più che mai laconica Miss Ives alla fine della 2×10, la terza stagione si è aperta con i personaggi più divisi che mai.

Ed è così che ci troviamo davanti a tre diverse storie parallele che si inseguono ma che ancora non si incontrano: quella di Vanessa, che tenta di uscire dalla depressione in cui è caduta rivolgendosi a una psicologa e cercando di riprendere in mano le redini della sua vita; quella di Ethan e Hecate, in fuga nel deserto americano con Sir Malcolm e Kaetenay alle calcagna; infine quella degli psicopatici Dorian e Lily, ai quali si lega tutta la vicenda dei Dottori Jekyll e Frankenstein.

Prevedibilmente, la parte più interessante per ora rimane quella che coinvolge Vanessa: complici anche le memorabili performance attoriali che sua maestà Eva Green ci dona di puntata in puntata, è innegabile che questo personaggio sia di una bellezza senza paragoni. Depressa, fragile, sensibile, decisa, forte e affascinante sono aggettivi antitetici che non stonano nel momento in cui li usiamo per descrivere la protagonista. Credo di parlare a nome del mondo intero quando dico che l’episodio 3×04 sia stato un’esperienza mistica per ogni spettatore della serie: 56 minuti in una claustrofobica stanza bianca dalle pareti imbottite, solo in presenza di Eva Green e Rory Kinnear (I M M E N S O), la cui Creatura, per inciso, con il passare delle puntate sembra acquisire sempre più un passato e sempre meno gioie.

Ora che abbiamo capito il ruolo di Dracula in tutta questa storia, non vedo l’ora di sapere come la nuova consapevolezza di Vanessa cambierà il corso degli eventi, soprattutto alla luce del suo rapporto con il Doctor Sweet, che mi aveva conquistata in 0,2 secondi e che, ovviamente, non poteva che avere un oscuro segreto, sia mai che la Signorina Ives sia felice e contenta, eh.

D’altra parte, la persona con cui tutti vorremmo vederla si trova a un oceano di distanza, in compagnia di Hecate, la carinissima strega della seconda stagione. Mr Chandler – ripetetevelo con il tono e l’accento di Eva per bearvi le orecchie – si è dato letteralmente alla macchia, continua a trasformarsi in Lupo Mannaro e sbrocca se qualcuno nomina Miss Ives, cosa che ha scatenato squittii di soddisfazione della shipper che è in me. Per il resto, l’interesse suscitato per la sua vicenda finora è veramente poco. Devi ritornare da Vanessa, Ethan, e magari anche farti ricrescere i capelli. Grazie.

Sorry not sorry, Hecate.

Arriviamo dunque a quel personaggio che più fa dividere gli spettatori e anche noi della redazione: Lily. A pelle non si può certo dire che sia simpatica, anzi, il modo in cui ha trattato quel poveretto del Doctor Frankenstein alla fine della seconda stagione non può che portare ad empatizzare con lui.

Tuttavia proprio non ce la faccio a farmi piacere il dottorino perché, se guardiamo bene, è oggettivamente uno sfigato che non riesce ad accettare di avere preso un due di picche. Fosse però solo questo il problema, mi farebbe solo pena: il punto è che lui, avendo di fatto disposto a suo piacere della vita di Brona per creare Lily, continua a non riconoscerle né autonomia di giudizio né identità, nonostante lei abbia provato di averne a volontà: prima perché faceva parte dei reietti e intoccabili in quanto prostituta, poi perché materialmente diventata sua creazione.

Il dottore la rivuole indietro, com’era prima, perché la ama, perché è suo padrone/creatore, perché lei glielo deve. Ma Lily non è più com’era prima e probabilmente non lo è mai stata: Frankenstein le ha ridato la vita e lei ne sta facendo quello che vuole. Esattamente come fa una figlia quando si emancipa dal genitore, Lily non ha chiesto di nascere e vuole diventare indipendente. E sempre in modo indipendente ha deciso di diventare una stronza. Sono scelte, oh.
Quindi, ripeto, nemmeno a me piace Lily, ma ammiro il fatto che sia riuscita ad autodeterminarsi, anche se, per farlo, ha messo a punto un piano da pazza in cui deve ammazzare tutti gli uomini. E Frankenstein è tanto caruccio, ma la sua è decisamente un’ossessione e un desiderio malsano. Nonostante questo, non vedo l’ora di vedere cosa combinerà insieme a Jekyll e bramo tutto il casino che verrà fuori quando probabilmente creeranno Mr. Hyde.

(I ship it)

Per sintetizzare, per le prossime cinque puntate mi auguro:

  • Che Sir Malcolm raggiunga Ethan in breve tempo e finisca finalmente l’epopea negli Stati Uniti perché, ahimè, sta diventando po’ ripetitiva;
  • Che ci facciano conoscere meglio il Doctor Jekyll, perché a pelle mi sembra un personaggio che può dare molte soddisfazioni;
  • Capire lo scopo di Dorian Gray. Sul serio, cosa sta facendo a parte il concubino di Lily? Date uno scopo a quell’uomo.

Come dicevo, True Detective mi ha insegnato a non cantare vittoria troppo presto, ma ho davvero una strana sensazione – più o meno alla bocca dello stomaco, che sia ottimismo? – che mi suggerisce che Penny Dreadful sta diventando progressivamente una di quelle serie di cui ti fidi ciecamente perché “è Penny Dreadful”. Ma, siccome l’ottimismo non è propriamente nelle mie corde, non escludo ancora che quella sensazione possa essere benissimo solo reflusso gastroesofageo. Lo scopriremo solo a fine stagione, giusto?

Ringraziamo Penny Dreadful – Italia

Meravigliosa.

 

 

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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