Outlander: non esattamente “Je Suis Prest”

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Scozia, XVIII secolo.
Terra di selvaggi clan e di brughiere immense, dove il disprezzo tra inglesi e scozzesi è talmente alle stelle che spesso ci scappa il morto.
Ribellioni.
Superstizioni.
Caccia alle streghe.
Soldati che fanno quello che gli pare e piace.
E, in mezzo a tutto questo, Jamie Fraser: il donzelletto che vien dalla campagna.

jamie fraser horse


Che dice pure di esser stato in un bordello durante la guerra, ma al matrimonio con Claire è arrivato ugualmente “intatto” e, addirittura, pensava che la gente lo facesse in piedi come i cavalli.

Va bene.
Ok.
Se lo dici tu.

Sì maaaaaaa, Jamie, pure i monaci certe cose le sanno!!
Vabbeh, potrei delirare sulla natura non-sense di Jamie Fraser per ore: meglio andare avanti.

All’epoca dell’episodio pilota, c’erano diversi motivi per guardare Outlander: la trama poteva anche essere quella che era (in fondo è tratto da un romanzo che è poco meglio di un Harmony, e sottolineo il “poco”), ma certi accorgimenti – volti a voler contestualizzare meglio la serie nel periodo storico in cui è ambientata – spingevano a voler chiudere un occhio.

E poi, per la miseria: una serie in costume ambientata in SCOZIA. Cosa si può volere di più, in fondo? Ambientazioni verdeggianti con un sacco di kilt e tartan in giro: si possono anche sopportare certe robacce, per questo, specialmente per sentir parlare in gaelico e accento scozzese (lasciando perdere il fatto che, al posto della faccia di Sam Heughan, ho sempre preferito immaginare altri “fiori di Scozia”: per fortuna i fotomontaggi con Tennant si sprecano).

outlander

Di fatto, la prima parte della stagione era passabile e, anzi, ti intratteneva anche: attraverso gli occhi di Claire, si poteva scoprire il mondo e l’organizzazione di un clan scozzese (non so fino a quanto la serie sia stata fedele in questo senso, specialmente da un certo punto in poi, ma è pur sempre un qualcosa: capitemi, io sono contenta anche solo con le location). Inoltre la sigla – una ballata  scozzese riadattata con le parole di una poesia di Stevenson – è fantastica: ottima da cantare durante le biciclettate pomeridiane o mentre si sta pulendo casa (poi voi ascoltatela quando volete).

Cosa è successo, dopo?

Poi è successo che si è giunti alla seconda parte del romanzo, con il peggio del peggio del random: se nella prima parte il villain della serie, il Capitano Randall, era sì una personcina antipatica ma comunque fattibile, ora è diventato uno di quei cattivi che si possono trovare in certi manga o fanfiction (comunque il fanservice è dello stesso tipo). E, nel mentre, Claire e Jamie continuano a fare le loro cavolate, tra camice incastrate nei mulini e sculacciate da novelli sposini (a quel punto, fossi stata in Claire, me ne sarei tornata nel XX secolo: in fondo la Scozia c’è anche lì, mica scappa). Anche i filler creati ad hoc per la serie – tipo la puntata in cui Claire si traveste da uomo e fa la Singing Sassenach (ciao ciao zingari) – sono a dir poco ridicoli: piuttosto preferivo rivedere le tizie che tingevano i tessuti usando il piscio.

Da questo punto in poi, per chi non ha visto la 1×16

Quindi, mentre aprivo il file dell’ultima puntata, To Ransom a Man’s Soul, ero già parecchio imbruttita. Ciononostante, devo ammettere che i primi sei minuti sono perfetti: si passa da un momento drammatico (l’alba del giorno dopo di Jamie e Randall) ad un altro totalmente demenziale, costituito dal salvataggio di Jamie da parte degli altri scotsmen con delle fantastiche cornamuse di sottofondo. E Randall viene stordito da una porta.

Si capisce subito, però, che questo sarà l’unico momento leggero per gran parte della puntata: forse gli sceneggiatori hanno avuto un minimo di pietà per noi e ce ne hanno voluto concedere almeno uno, dato che i flashback della notte tra Jamie e Randall mi hanno praticamente fatto sanguinare gli occhi. La gente si lamenta di Game of Thrones, ma questa puntata è stata devastante o_o Voglio solo rintanarmi in un angolo tutto unicorni e arcobaleni e dimenticare quello che ho visto. Insomma, sono d’accordo con i poveri traduttori di Italian Addicted, che sempre bene sanno riassumere i feels della puntata.

italian addicted outlander 2

 

Ma, se togliamo tutte le scene che mi hanno bloccato la crescita (quindi forse un quarto d’ora di puntata ci rimane), ammetto che mi aspettavo decisamente di peggio dal finale di stagione, dopo la trovata parecchio idiota della Singing Sassenach: alla fine m’è venuto anche da pensare che, sì, Claire e Jamie saranno pure stupidi e parecchio sfigati, ma a volte sanno essere carini. A volte.

Questo significa che abbandonerò Outlander per sempre?
Per ora no (abbandonare una serie è incredibilmente difficile!), anche se c’è una cosa che ha detto Jamie, a fine puntata, mentre lui e Claire salpavano verso la Francia:
“Presto ritorneremo in Scozia. Questa è una promessa”.
Lo spero, Jamie, perché la Scozia è la seconda ragione per cui guardo Outlander. La prima consiste nel trollarti costantemente, senza un briciolo di pietà.

Vain
Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un'insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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