Outlander: da Parigi a Culloden con contorno di #feels

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Tempo di lettura previsto: 8 minuti

Tra i suoi alti e bassi, Outlander aveva una caratteristica fissa: che fossero gli anni ’40 o il XVIII secolo, era sempre ambientato in Scozia. Insieme alla presenza di un numero elevato di scozzesi in kilt, è sicuramente uno degli aspetti che maggiormente ha coinvolto i fan fin dall’inizio della serie, e molti di noi ci siamo sentiti traditi quando, alla fine della prima stagione, Claire e Jamie si sono imbarcati verso la Francia. Con la promessa di ritornare in Scozia, certo, ma dopo quanto tempo?

Eeeevery night in my dreeeeam…

Prendendo in considerazione solamente la serie tv (anche perché dei romanzi della Gabaldon ho letto solo il primo, e m’è bastato), nella seconda stagione di Outlander il viaggio in Francia e il soggiorno a Parigi sono stati una parentesi abbastanza inutile, con una serie di lungaggini volti a tastare la nostra pazienza. Inizialmente non me ne sono nemmeno resa conto perché i commenti di Jamie sulla ceretta inguinale a momenti mi facevano strozzare dal ridere, ma, tra re che non sanno gestire la noia e damine viziate da “ma chi se ne frega”, in effetti ho rischiato di abbioccarmi più di una volta. Senza contare che vedere un Jamie senza kilt è come non mettere il ketchup sulle patatine.

jamie fraser paris

Cos’è ‘sto damerino qua?!

Per carità, anche la prima stagione di Outlander aveva delle lungaggini, ma molte di queste (soprattutto nella fase pre-matrimonio dei Fraser) servivano a contestualizzare e a mostrare gli usi e i costumi della Scozia di metà ‘700, cosa che spesso ho trovato più affascinante di certi aspetti della relazione tra Claire e Jamie (per i quali provo sentimenti che vanno dal “aaaaawwww che carini” al “naaaaaah che pirletti”). Questo interesse, però, non l’ho riscontrato per quanto riguarda il “fronte francese”. Per un po’ sono riuscita a reggere perché, come accennato poco fa, i commenti di Jamie sugli usi francesi mi fanno sbellicare…

… ma effettivamente questo viaggio a Parigi è valso soprattutto per sentire la Skye Boat Song in lingua francese, anche se poi ho ADORATO riascoltare la opening originale. Uno dei pochi punti di forza era anche la presenza di Frances de la Tour nel ruolo di Madre Hildegarde, attrice che stimo anche solo per aver interpretato Violet in Vicious e Madame Maxime in Harry Potter. Inoltre in Outlander il cagnolino di Madre Hildegarde è più bravo di tutti i dottori di Parigi messi assieme, cosa che dice già tutto.

frances de la tour

Ma, lungaggini a parte, l’evento più importante di Parigi è stato sicuramente l’aborto di Claire, avvenuto mentre Jamie sfidava a duello Edmure Tully Jonathan Randall. L’episodio che ne ha raccontato le conseguenze, Faith (che è anche il nome della bambina, nata morta), è stato uno dei più intensi e toccanti della stagione, nonché il perfetto preambolo prima del ritorno in Scozia. Ooover the sea to Skyyyyyyeeee.

outlander faith

Il fatto che la ribellione degli Stuart sia stata organizzata da quello che, dopo Laoghaire, è probabilmente il personaggio più odioso della serie, non mi ha di certo aiutato a tifare per la causa scozzese: Prince Charles, infatti, di Bonnie non ha assolutamente nulla, se non i fiocchettini delle sue parrucche. Ogni volta che veniva inquadrato, quasi mi veniva da tifare per gli inglesi.

prince charles

Gli scozzesi sono morti per questo cretino… seriamente??!?!!

Ma una delle novità “sconvolgenti” pre-season finale è stato scoprire che Frank Randall in realtà non è discendente diretto di Black Jack, ma di suo fratello Alex, il cui ultimo desiderio sul letto di morte è stato assistere al matrimonio tra Mary Hawkins, incinta di lui, e Jonathan Randall, per appunto. Questo plot twist non spiega il fatto che Frank sia la copia sputata di Black Jack, dato che in realtà discende da Alex… Ma, del resto, è meglio non rimuginarci troppo: infatti, secondo questa interpretazione parecchio romanzata dell’ereditarietà genetica, anche Roger Wakefield dovrebbe essere identico a Dougal MacKenzie… ma, fortunatamente per Brianna, non lo è (anche se lo stimavo un sacco, come personaggio).
Ma sono andata troppo oltre: di questa novella coppia (perché, dai, è ovvio che diventeranno una coppia) parlerò più avanti.

 

Nonostante fossi contentissima del fatto che i coniugi Fraser fossero tornati in Scozia, continuavo a dannarmi del nonsense della loro missione, missione che loro stessi hanno ammesso periodicamente essere un fallimento: se erano sempre più consapevoli del disastro che sarebbe stata la Battaglia di Culloden (del resto, che time travellers principianti: lo sanno tutti che i punti fermi nel tempo non si possono cambiare u_u), allora perché continuare – con tentativi deboli e inutili – a cambiare le cose? Tipo:

“Jamie… è tutto inutile… Non potremo mai cambiare la Storia…”
“Hai ragione, Sassenach… Aspetta, ora vado a convincere quel testa di minchia di Prince Charles a fermare tutto!”

… CHE?!
Ma… avete appena capito che cambiare la storia è impossibile!
Vabbeh, tanto lo sappiamo già che Claire e Jamie non hanno cambiato la Storia, altrimenti Wikipedia non avrebbe riferimenti a questo:

clan fraser

Fortunatamente il season finale di un’ora e mezza ci ha ricordato cosa Outlander, al suo meglio, dovrebbe essere (e lo dico a costo di sembrare stucchevole): una bella storia d’amore che nessuna distanza temporale o spaziale potrebbe mai interrompere. Certo, è una storia farcita di coincidenze comode e robe da facepalms, ma per la Scozia (e gli scozzesi) si chiude volentieri un occhio.

Dragonfly in the Amber si muove su due fronti temporali: il 1746 e il 1968. Se l’episodio della nuova stagione, con Claire che ritorna dal povero Frank dopo tre anni di assenza, ci aveva un po’ spaesato, questo 1968 ci destabilizza ancora di più: Frank è morto, Claire è invecchiata (cosa che si dovrebbe capire dal pessimo taglio di capelli e dalla ciocca brizzolata)…

… e Brianna, figlia sua e di Jamie, ha già vent’anni e la stessa predisposizione della madre ad innamorarsi degli scozzesi: mi riferisco a Roger, figlio adottato dal prete con cui aveva collaborato Frank (sorry, prete, non ricordo il tuo nome e I don’t care).

outlander brianna roger

Roger, che sembra un giovane Signor Giles dei poveri, è in realtà il discendente di Dougal MacKenzie (R.I.P.: solo a me è dispiaciuta la sua morte?) e di Geillis Duncan/Jillian Edgars, che negli anni ’60 dimostra di essere ancora più pazza di come lo sarà nel XVIII secolo: infatti è una super nazionalista che va a raccontare agli scozzesi che “We are all Prince Charlie”. Ossia: siamo tutti dei cretini. No, grazie.

oulander witch

Ma la protagonista assoluta della puntata (dato che probabilmente Brianna e Roger esprimeranno maggiormente i loro personaggi nel corso delle prossime stagioni) è stata Claire.

Abbiamo sofferto con Claire quando, nel 1746, è stata costretta a dire addio a Jamie; e abbiamo sofferto altrettanto quando, nel 1968, la ritroviamo a Culloden, davanti alla lapide del clan Fraser. E, se una persona inizia a parlare ad una tomba, io inizio automaticamente a frignare.

Mentre Claire si ricongiunge con il suo passato segreto, Brianna (che ha da sempre creduto che Frank fosse il suo vero daddy) e Roger si improvvisano super detective e iniziano a scavare nel passato dei genitori di lei, precisamente all’epoca del loro soggiorno in Scozia. Ovviamente salta fuori tutta la storia del “rapimento delle fate” e, anche se Claire decide di raccontare alla figlia la verità, questa ovviamente non le crede. Insomma, tutti noi vorremmo vivere in una fanfiction una fantasticheria con uno scozzese alto e rosso, no?

E ora anche noi avremo quotidianamente allucinazioni di scozzesi in kilt. Colpa del caldo.

Tuttavia, grazie alla “partenza” di Geillis (non senza prima aver ucciso un marito, ovviamente), Brianna si convince del racconto della madre e Roger, a cui piace tenere le sorpresone tutte per sé, svela che in realtà Jamie Fraser non è morto a Culloden e che è riuscito ad evitare la fucilazione che spetta ai traditori della Corona.
Insomma, hanno già rinnovato questo show per altre due stagioni: poteva essere altrimenti?

E così, con un primo piano assurdo sugli occhi altrettanto assurdi di Claire, Outlander ci abbandona così, per un anno intero. Però, se non sapete aspettare, Wikipedia (sì, sempre lei) è piena di spoiler che vi faranno mettere le mani nei capelli, tanto per farvi mettere un po’ d’ansia per la terza serie. Perché, sì, Jamie Fraser è vivo e sicuramente Claire ritornerà da lui… ma dopo quanti travagli? E, soprattutto: anche Red Jamie avrà una ciocca di capelli grigi?
E indosserà ancora il kilt?
Perché, sì, queste sono le domande importanti.

Segui la luuuuuuce, Claaaaaire!

Vain

Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un’insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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