OITNB: people need love, Piper needs money

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblr

Spesso le serie tv ben fatte sono perseguitate dalla “maledizione dei secchioni”, fenomeno per cui i primi della classe prendono sempre 10 e la volta che prendono 7 tutti si stupiscono, anche quelli che prendono 2.

Ecco, Orange is the New Black sicuramente è una di quelle serie da 10: il suo punto di forza sono i personaggi, perché non puoi costruire una serie ambientata in prigione, dove in pratica vedi e rivedi le stesse cinque stanze, senza sviluppare dei personaggi decenti. Arrivati alla terza stagione, essendo i protagonisti sempre gli stessi e avendo già raccontato molto (non di tutti, ma quasi), gli autori potevano percorrere due strade: o colmare personaggi con situazioni poco credibili per avere qualcosa da dire su di loro o riempire puntate con flashback relativamente inutili di personaggi che abbiamo visto poco e che continueremo a vedere poco.

In questa stagione, ci siamo trovati davanti a entrambe le situazioni: da un lato trame semi-inutili per personaggi dalle ottime potenzialità come Morello e il suo matrimonio o come la liquidazione di Nicky nel giro di quattro puntate (sto ancora soffrendo); dall’altro ora sappiamo la storia di Chang, che, per carità, bella roba, ma ha lasciato il tempo che trova.

(Ricordiamo comunque che Chang ha le migliori battute di tutta la serie)

La terza stagione non è brutta e non è nemmeno scadente. Per molti versi l’ho trovata migliore della seconda, che non avevo apprezzato molto a causa di Vee, che con la sua cattiveria eccessiva aveva monopolizzato non solo la storia, ma anche metà dei miei personaggi preferiti. Nella terza stagione ci sono stati tanti bei momenti e un unico, incredibile difetto. Ma andiamo con ordine.

I temi toccati durante queste tredici puntate sono coerenti con le precedenti e le approfondiscono davvero a fondo: la solitudine rimane sempre il nemico più temuto dalle detenute e ognuna sembra cercare un modo per scappare, chi attraverso il conforto della comunità creata dalla religione (Lianne, Angie, Poussey); chi attraverso le storie di fiction, anche quelle terribili di Crazy Eyes, le uniche disponibili in assenza di altra materia prima; chi attraverso la disperata ricerca di calore umano, anche da parte delle persone meno adatte (Pennstucky e la Donut-guard, Soso che cerca di farsi amici fallendo miseramente). “Tutto quello di cui abbiamo bisogno è amore”, ci dice proprio Crazy Eyes nelle ultime puntate sfornando una delle sue pillole esistenziali semplici ma allo stesso tempo vere e potenti, dandoci come al solito involontariamente la chiave per interpretare la serie.

Dall’altro lato abbiamo la disperata ricerca di uno scopo, la necessità di sentirsi utili per sopravvivere in carcere: Red con la cucina, Norma e il suo improbabile – e un po’ tirato per le lunghe – culto, Healey e lo smarrimento nel vedere qualcuno più capace di lui nel fare il suo lavoro, Caputo e le sue continue battaglie perse.

Ogni cosa è stato un tassello per inquadrare meglio i personaggi (che ormai sembra scontato dire che non si possono mai definire davvero “secondari”) e farceli apprezzare di più. Anche se non tutti memorabili (inutile quello di Bennet, come del resto è inutile Bennet)  i flashback sono stati interessanti, in particolare quello di Caputo, che mi ha fatto arrivare alla conclusione che quell’uomo merita molto di più, e che no, non lo biasimo se, per una volta, ha fatto la scelta sbagliata, visto che quando ha fatto le scelte giuste ci ha guadagnato solo badilate in faccia.

Arriviamo alla nota dolente: Piper Chapman. Il comportamento di Piper è un gigantesco, enorme NO. Per tutta la stagione un’unica domanda aleggiava nella mia testa: che cazzo di problemi ha questa donna? Cosa l’ha portata da “Alex ti ho denunciata alla polizia perché volevo che tu fossi qui con me al sicuro” a dire all’inutilissima Stella “Non mi importa di Alex, ma sì pomiciamo”. Una botta in testa? L’ormone impazzito? Puro e semplice egoismo?

Vero, nella prima stagione Piper tradiva Larry, ma riuscivamo a comprendere la situazione perché ci era stato chiaramente spiegato che era la realtà estremamente solitaria e disumana della prigione che la spingeva a cercare conforto in qualcuno che la potesse capire. E poi in fondo a nessuno piaceva Larry.
Francamente mi sembra strano che una serie così attenta e capace di scavare a fondo nei personaggi abbia lasciato questo buco nella caratterizzazione della protagonista principale. Forse gli autori vogliono dirci che senza ombra di dubbio la vera natura di Piper è davvero quella che tutti le rinfacciano dall’inizio: è un’egoista stronza manipolatrice. Nonostante questo, mi ritrovo a pensare con nostalgia al finale della prima stagione, dove abbiamo seguito passo passo la discesa di questa signorina per bene negli abissi che l’hanno portata a pestare quasi a morte Doggett.


Una cosa però è certa: che non è vero che in questa stagione manca il villain principale. Il cattivo della situazione c’è, ed è proprio la protagonista della storia. Mentre tutti all’interno di Litchfield, anche la stoica e imperturbabile Alex, perdono la bussola, Piper trova la sua strada diventando quella che affermava non essere quando è entrata in prigione: non un’ingenua vittima degli eventi, ma una criminale vera e propria.

Sarò ottimista, ma penso che la trasformazione di Piper sarà il tema principale della prossima stagione, il che non cambia il fatto che gli autori abbiano toppato alla grande tralasciandola quasi del tutto in questa. Altra cosa che spero di vedere è il personaggio di Stella approfondito: da dove salta fuori? Qual è la sua storia? Perché per ora rientra solo nelle categorie “lesbica” e “figa da paura” e mi sarei ritrovata a bocciarla sul serio se fosse semplicemente uscita di prigione e tanti cari saluti.

Tranquilla, non ci distrai per niente

Come dicevo, tanti pregi, qualche nota stonata e un unico assurdo difetto: non abbastanza per bocciare la terza stagione di Orange is the New Black. Sicuramente tutto quello che è successo avrà conseguenze nelle prossime puntate, soprattutto quando scopriremo cosa è successo realmente ad Alex nella serra, sperando di non vedere un ravvedimento di Piper nei primi dieci minuti dell’episodio nel momento in cui scopre che la sua amata (?) è in fin di vita (non voglio nemmeno pensarci). In ogni caso, sia comunque chiaro che nella parola “conseguenze”  è compreso anche qualcuno che prenda Piper e la stampi contro il muro come si deve, perché se è vero che ormai il motto è “trust no bitch”, è anche vero che se le bitches in questione vengono a prenderti tutte insieme, non c’è Godfather che tenga, cara Chapman.

 

 

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

Potrebbero interessarti anche...

Informativa: Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su accetta, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi