Merlin e il finale che nessuno voleva

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So che arrivo giusto un paio d’anni in ritardo, ma, in occasione dell’ennesima messa in onda dell’ultima puntata di Merlin, ho sentito l’esigenza di parlare di questa conclusione, che può vantare lo straordinario primato di series finale che più mi ha turbata emotivamente e fatta arrabbiare di tutte le serie targate BBC (e questa la dice molto lunga). In verità se mi chiedeste di spiegare perché io ami Merlin non saprei proprio farlo: è una di quelle serie che ho sempre guardato semplicemente perché “volevo sapere come finiva la storia” e perché mi ero affezionata ai personaggi (in particolare al protagonista, interpretato da un eccezionale Colin Morgan, che con i suoi occhioni e le sue orecchie a sventola si è conquistato il titolo di eternal crush della sottoscritta e di mia madre).

Dire che Merlin non sia nata da un’idea interessante sarebbe una bugia: nonostante gli effetti speciali raffazzonati (perdonabilissimi se pensiamo alla prima stagione del New Who e praticamente a tutto Once Upon a Time) e l’approccio iniziale un po’ infantile (nasce infatti per il pubblico dei più piccoli), questa rivisitazione di una delle leggende più famose del mondo è riuscita a conquistare una fascia di pubblico più ampia proprio grazie alla rilettura assolutamente originale del personaggio principale: Mago Merlino.

Niente vecchietto canuto e pasticcione della Spada della Roccia, quindi: in questa serie Merlino è un ragazzo di neanche vent’anni che vive la sua magia di nascosto perché a Camelot, ironia della sorte, essa è bandita da Re Uther, che ha la simpatica abitudine di uccidere chiunque mostri segni di stregoneria. Dato che il destino è beffardo, caso vuole che Merlino sia anche il servo personale e vittima preferita delle angherie di Artù, figlio di Uther e principe viziato, prepotente e anche un po’ coglioncello.
Col passare delle stagioni però il rapporto tra i due cambia e matura tanto da diventare amicizia, mentre Merlino, dal canto suo, scopre che in realtà le loro vite sono legate da un doppio filo, essendo lui destinato a proteggere e guidare Artù, nel frattempo diventato re, alla guida di Albione.

A dire la verità, per Merlin parlare di sospensione dell’incredulità sarebbe riduttivo: non tanto per la presenza di magie e incantesimi, ma quanto per la straordinaria incapacità dei personaggi (soprattutto di Artù) di accorgersi che è sempre Merlino, che praticamente compie incantesimi in modo quasi plateale, a salvare ogni volta i loro regali deretani, rendendo di fatto quello dell’umile servo il segreto di Pulcinella per eccellenza di tutte le serie tv.

Per cinque stagioni noi fan abbiamo sorvolato su tutto questo, perché nel nostro intimo sapevamo che un giorno ci avrebbe condotti finalmente al lieto fine che tanto aspettavamo, ovvero il momento in cui Merlino avrebbe fatto coming out (no, la scelta delle parole non è casuale) dichiarando ad Artù le sue capacità magiche.

Ebbene, questo lieto fine non c’è stato. Gli autori, infatti, all’ultima puntata della serie hanno deciso che quella che stavano raccontando non era più una liberissima interpretazione del ciclo arturiano, ma proprio la leggenda del Re di Camelot, nata essenzialmente per dare nobili e divini natali ai reali di Inghilterra. Per questo motivo, come vuole la leggenda, anche qui Artù doveva morire.

È così che mi sono ritrovata davanti a un finale veramente tragico e soprattutto inaspettato. Certo, è vero che la confessione di Merlino c’è stata (scena bellissima, commovente e recitata benissimo), ma ad un Artù già ferito a morte: nessuna rivalsa per il mago che, almeno in questa serie, di fatto, non vedremo mai andare a ricoprire la carica che più gli spetta, quella alla destra del re in veste di suo consigliere più prezioso, vedendosi finalmente riconosciuti tutti i suoi meriti.
Nessuna dichiarazione finale da parte di Ginevra può sopperire alla grave mancanza di non averci mostrato Artù in persona dichiarare al mondo che lui, in tutto quel tempo, era rimasto vivo proprio grazie alla magia di quel servo a cui nessuno avrebbe dato due lire.

Merlino, quindi, nonostante i suoi (e i nostri) sforzi e sofferenze, nelle scene finali si ritrova a dire addio al suo amico, al suo re, al suo non-so-che-cosa da solo e sempre solo lo troviamo ai giorni nostri, mentre aspetta ancora che il Once and Future King risorga per portare Albione al suo antico splendore.

Spero che nel futuro ti vada meglio, Merlino. Fino ad allora, per me rimarrai sempre il mago del maiunagioia.

Valentina

26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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