Mercy Street: quando la medicina non è solo Grey’s Anatomy

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Tempo di lettura previsto: 2 minuti

Siamo in piena Guerra di Secessione e la città di Alexandria, Virginia, è occupata dalle forze militari dell’Unione che hanno trasformato il Mansion House Hotel in un ospedale per curare i soldati feriti.

È in questo ambiente che si deve inserire la nuova capo-infermiera Mary Phinney, giovane vedova proveniente dal New England e con tanta voglia di supportare la causa dell’Unione, soprattutto quando si tratta di abolire la schiavitù.

Ma quando bisogna scegliere se portare avanti una causa politica o la propria vocazione di salvare vite – tutte le vite, che portino una giacca blu o grigia – qual è la giusta decisione da prendere?

Provano a rispondere a questo dilemma morale le storie di infermieri, medici, pazienti e non solo, tra intrighi di potere e d’amore in una lotta continua per la giustizia.

La mini serie, appena conclusasi, è targata PBS, prodotta anche da Ridley Scott ed è composta da 6 episodi; anche se ispirata a una storia vera e quindi molto realistica dal punto di vista storico e medico (se il sangue non fa per voi preparatevi a scene un po’ crude, anche se mai splatter), lascia comunque spazio a tanta romance. Finirete per odiare a morte i viscidi “cattivoni” di turno, shippare le coppie più improbabili, tifare ora uno, ora l’altro schieramento, e in men che non si dica vi ritroverete a desiderare che la storia non sia finita così presto.

Sì, c’è anche il bonus “Jack Falahee”.

Sono stata portata ad iniziare questo telefilm quando ho saputo che Cameron Monaghan (alias Ian in Shameless e Joker in Gotham) avrebbe fatto parte del cast. Non avevo dubbi che si sarebbe difeso benissimo, poiché nonostante l’età (che poi sarebbe la mia stessa età quindi possiamo dire che è giovanissimo e ha ancora tantissime opportunità davanti. Ecco.) ha già dato prova di possedere un talento straordinario anche nei ruoli più complessi. E infatti, interpretando un giovane soldato ribelle con un forte disturbo post-traumatico da stress, non si smentisce e risulta credibilissimo.

Una sorpresa, invece, è stata ritrovare Josh Radnor, che tutti conosciamo come Ted Mosby in How I Met Your Mother, in un ruolo diversissimo da quello a cui siamo abituati. Veste infatti i panni del Dr. Foster, un medico che ama molto il suo lavoro, ma che rischia di comprometterlo a causa della sua dipendenza da morfina. Per niente banale da interpretare, ma dopo lo scetticismo iniziale mi sono dovuta ricredere. Complimenti davvero, quell’uomo sa cosa vuol dire recitare.

Non vi svelo nient’altro della trama e lascio che siate voi stessi ad appassionarvi. Ciò che posso dirvi è: dimenticate Grey’s Anatomy e simili, perché qui state per entrare nella storia, che non è solo quella del “bene o male”, del “bianco o nero” che ci descrivono i libri di scuola, ma è anche grigia, come sono gli uomini che la vivono.

Per sdrammatizzare, ecco a voi un Sirius Black random-non proprio random.

Linda
Geek seriale, drogata di musica e film, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria specializzandomi in fotonica, tipo come costruire (spade) laser e come teletrasportarsi (ma non proprio).

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