Lucca Comics, cronaca di un incontro con Steven Moffat

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di Anna

Sabato 31 ottobre, la giornata inizia presto. Alle nove sono già a Lucca, e alle dieci meno un quarto sono in fila davanti l’auditorium San Romano per l’incontro che si terrà alle undici, con Jamie Mathieson, regista di alcuni tra gli episodi più amati di Doctor Who (Mummy on the Orient Express, Flatline, The Girl who died), e Steven Moffat in persona, direttore esecutivo della serie, nonché sceneggiatore di moltissimi episodi.

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La fila è già abbastanza lunga a quell’ora, ed è estraniante e buffo essere circondata da tante Clara Oswald, tanti Dottori e tanti TARDIS. Insieme a me in coda c’è una ragazza che indossa una sorta di cosplay di Osgood, ovvero il camice bianco e la meravigliosa e lunghissima sciarpa colorata indossata dalla quarta rigenerazione del Dottore. Chiacchierando, mi racconta che una volta saputo della partecipazione di Steven Moffat al festival, ha preso i biglietti e tessuto la sciarpa all’uncinetto, in una sola settimana. C’è fibrillazione nel suo racconto e c’è fibrillazione nell’aria, la fila cresce a vista d’occhio, arrivano altri Dottori e altre Clara Oswald, c’è Donna Noble, un paio di River Song, l’immancabile Rosa Tyler, qualche Missy, persino dietro di me c’era una ragazza TARDIS (che cosa strana da dire). Arrivata l’ora X, lo staff apre le porte della chiesetta di San Romano e inizia a farci entrare. Cerco di accaparrarmi un posto vantaggioso, e una volta trovatolo, mi siedo e aspetto.

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Sul palco ci sono già il direttore e una collaboratrice di Rai 4 nonché traduttrice di Doctor Who, che dopo alcuni piccoli problemi tecnici con i microfoni che qualche gentile cosplayer del Dottore cerca di risolvere alzando in aria il proprio cacciavite sonico per sonicizzare le apparecchiature, introducono i personaggi. Una volta saliti sul palco Steven e Jamie, l’intervista può cominciare.

Steven Moffat apre rispondendo alla domanda “In che periodo della storia italiana andresti se potessi viaggiare nel tempo?” dicendo che poco prima dell’incontro ha bevuto uno dei nostri caffè che gli è piaciuto tantissimo (non avevamo dubbi, Steven), perciò se potesse scegliere probabilmente andrebbe nel nostro futuro, anche per vedere che fine farà il nostro caffè.

Durante l’incontro, i due autori chiariscono e approfondiscono alcuni aspetti riguardanti la trama e i meccanismi di scrittura e sceneggiatura della serie: al Dottore, dicono Moffat e Mathieson, non interessa il background delle persone che incontra, gli interessa solo aiutare, salvare chi è in pericolo e ha bisogno di essere salvato. La trama viene sviluppata a piccoli passi, in base a ciò che il Dottore ha bisogno di sapere. Alla domanda “In che cosa crede il Dottore?”, Steven risponde con una lezione di vita e di morale: “Il Dottore crede in sé stesso, in ciò che aspira ad essere”.

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Una delle domande seguenti riguarda a quale personaggio è stato più difficile dire addio. “Matt Smith”, risponde Steven, “perché abbiamo iniziato insieme l’avventura in Doctor Who. Ho detto addio al mio migliore amico, ad uno dei miei eroi d’infanzia, il giorno di Natale: non è una cosa sana!”. Steven, se non lo è stata per te, figurati per noi.

La domanda successiva serve a Moffat per correggere il tiro: “Avremo mai un Dottore ginger?”. “Non avremo mai un Dottore ginger, perché Peter Capaldi reciterà questa parte per sempre!”. Ah, Steven, ti vogliamo così.

I due autori dichiarano anche di non essere al corrente del nome del Dottore. “Glielo chiedo ma non vuole dirmelo”, scherza Moffat. Mathieson azzarda un ‘Rumpelstiltskin’. Ovviamente giunge anche la fatidica e perenne domanda da fangirl disperata: “Ci sarà mai un crossover tra Sherlock e Doctor Who?”. “Non ho neanche bisogno della traduzione per questa domanda! – esclama Steven. – Come si dice ‘NO’ in italiano?”.

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Tra una domanda e l’altra, Steven e Jamie vengono impressionati da una cosplayer di Missy, che indossa un abito dal quale, a detta di Mathieson, “è possibile riconoscere con esattezza l’episodio da cui è tratto”. Steven la chiama sul palco per scattarle una foto che avrebbe inviato a Michelle Gomez, interprete di Missy. Ragazza, hai la nostra stima e la ammirazione!

Le ultime domande affrontano il grande quesito di Clara Oswald, companion di lunga data del Dottore ed in procinto di lasciare lui e la serie. “Clara Oswald – dice Moffat – era per il Dottore la ragazza impossibile, ma col tempo il Dottore ha imparato a conoscerla e ha capito che la ragazza impossibile non esiste, e Clara è una persona normale”.

Avete previsto una diversa evoluzione del personaggio di Clara Oswald nella nona stagione?”. A questa domanda Moffat ritorna il sadico autore di sempre: “Non ho previsto proprio niente per Clara Oswald, perché abbiamo già girato le sue ultime scene. Clara Oswald non fa più parte dell’universo di Doctor Who, e ciò che accadrà per la fine della stagione vi scioccherà, inorridirà e sorprenderà. Esattamente in quest’ordine”. Grazie, Steven. Avevamo bisogno di un’ulteriore conferma dei rumors che giravano su internet da tempo. Ragazzi, prepariamo i fazzoletti.

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Chiaro esempio di come quest’uomo sadicamente ci fa soffrire per poi ridere di gusto sulle nostre lacrime versate.

È giunto il momento dei saluti finali. L’incontro è durato quarantacinque minuti, poco tempo ma speso nel migliore dei modi: Steven, dicendo che l’Italia è l’unico Paese in cui il cognome di Peter Capaldi viene pronunciato correttamente, decide di filmare l’intera audience mentre urla ‘Capaldi’, promettendo di mostrare il video a Peter (uno dei momenti, a mio personalissimo parere, più belli e simpatici dell’incontro). Il video è stato pubblicato dalla pagina ufficiale di Doctor Who. Dopo un mega-selfie con la platea, i due autori si congedano.

Quando mi volto e mi dirigo verso l’uscita, dopo la fine dell’incontro, non scorgo altro che volti sorridenti e soddisfatti (nonostante le paurose anticipazioni sul finale di stagione!), e benché ognuno di noi (sia chi c’era, sia chi non c’era) abbia le proprie personali opinioni su ciò che è stato detto, sicuramente l’incontro con Moffat e Mathieson è stato un modo per entrare nel vivo dell’universo fantascientifico del Dottore, eroe dai due cuori, che ha trovato un posticino anche nei nostri.

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Photo credits to Photino – ph. Tino Barletta

BlueBoxSeries
Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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