L’importanza formativa di Sailor Moon (Crystal)

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

Come avevo già accennato in questo articolo, faccio risalire la mia passione per le serie tv all’essere nata negli anni ’90. La presenza in questo decennio dei cartoni animati seri, in gran parte giapponesi, ha abituato me e un’intera generazione al culto della serialità.  Nello specifico, nulla era più sacro del tornare a casa dall’asilo o da scuola e aspettare l’inizio di Sailor Moon alle 16:30. Nulla. Del tipo che se ti perdevi una puntata sapevi che voleva dire segnare il proprio ostracismo all’asilo, perché il giorno successivo si sarebbe parlato solo di quello.

Data questa premessa, potete forse immaginare la mia reazione quando, nel 2014, ho scoperto che in Giappone sarebbe uscita una nuova versione proprio di questo anime. Sailor Moon Crystal – questo è il nome della nuova serie – si preannunciava una versione più fedele al manga e soprattutto un’ottima scusa per farmi prendere dalla malinconia ricordando quei personaggi che sono stati il motivo del mio fangirling in erba.

Non avendo mai letto il manga, posso solo riportare da fonti di internet come effettivamente questa fedeltà ci sia. Da non lettrice, posso anche dire di avere estremamente apprezzato quanto la serie non sia piena di quegli episodi filler che invece si trovavano in abbondanza nell’anime originale, cosa che si nota anche dalla relativa brevità delle stagioni, che vanno dai 12 ai 14 episodi.

Per quanto mi riguarda ho apprezzate moltissimo le prime due stagioni ma con delle riserve, mentre la terza, ovvero quella andata in onda negli ultimi tre mesi e che si è conclusa a fine giugno, è stata così bella che se ci ripenso quasi piango dall’emozione. Dato che amo ragionare per punti, vi elencherò quindi perché, tirando le somme di questo anime, vale la pena passare sopra i difetti dei primi episodi per arrivare alla tanto agognata terza stagione.

1. I disegni sono molto migliorati

Parto mettendo le mani avanti dicendo che, se proprio dovessi trovare un difetto, senza dubbio Sailor Moon Crystal rispetto alla serie degli anni ’90 e nonostante le tecnologie che oggi abbiamo a disposizione (che rendono, ad esempio, le trasformazione delle Guerriere Sailor “molto più fighe”), i disegni delle prime due stagioni non sono eccezionali. Non sono un esperta, eh, ma c’è decisamente qualcosa di “strano” nelle proporzioni e nell’animazione stessa dei personaggi che salta all’occhio anche a una niubba come me. Tanto per farvi capire che non è solo una mia impressione, esiste un blog su Tumblr dedicato ai “Sailor Moon Crystal Failures”, che è una cosa ignobile e da stronzi, perché se una cosa non ti piace, a meno che non sia Once Upon a Time, non la guardi, mica ci dedichi un intero blog sopra. Però, insomma, se esiste un motivo ci sarà.


La terza stagione sembra quindi avere fatto tesoro di queste critiche ed effettivamente sin dalle prime scene ci si rende facilmente conto che è molto più curata delle precedenti. Ci tengo a dire che io probabilmente l’avrei guardata pure se i personaggi avessero avuto tre braccia.

2. Le parti comiche

Un altro punto debole delle prime sue stagioni è sicuramente la quasi mancanza di quelle parti comiche che rendevano il cartone degli anni ’90 divertente: le facce buffe di Usagi e i litigi con Chibiusa e in generale tutte quelle situazioni che rendevano tutto più fruibile dai bambini sono mancate, soprattutto nella prima stagione. È vero che partire con l’idea che un anime debba fare ridere i bambini è sbagliatissimo, ma non so, quella parte mi è davvero mancata, forse perché il fanciullino che è in me voleva ancora essere coccolato.
La terza stagione ci è quindi venuta in soccorso, aggiungendo, senza esagerare, quelle parti che mi hanno fatto dire “Adesso mi ricorda proprio Sailor Moon”: si è così riusciti a bilanciare gli argomenti più seri con qualche battuta e scena più leggera su, ad esempio, la chiara occasionale inettitudine di Usagi.

3. Il rapporto tra Usagi e Mamoru (o tra Bunny e Marzio, a seconda di quanto siete vecchi)

Se c’è una cosa che mi ricordo bene della vecchia versione era come il rapporto tra questi due spuntava dal nulla, andandosi a consolidare nel momento in cui i due scoprono di essere le reincarnazioni di una coppia di innamorati. Per la serie: se ci amavamo prima, allora volemosebbbene anche adesso. Invece in questa nuova serie mi sembra che il loro rapporto sia un po’ più costruito, più sentito, fermo restando che il fulcro di Sailor Moon non è una storia d’amore, ma l’amicizia tra le guerriere. Ciò che apprezzo di più in assoluto è come fondamentalmente Usagi sia in un certo senso una Protettrice ma anche una Damsel in Distress che ha l’enorme fortuna di essere molto potente ma che, di fatto, senza l’appoggio di tutte le persone che ci tengono a lei – e complice il fatto che non sia proprio una cima di intelligenza- sarebbe probabilmente morta alla prima puntata.

4. Chibiusa

Io la odiavo pesantemente, di quel tipo di odio completo ed atavico che solo una bambina di cinque anni riesce a provare. Quando compariva sullo schermo, mi veniva voglia di spalmarle il Kinder Pinguì in faccia. Adesso, vent’anni dopo, sono quasi riuscita a superare questa cosa anche grazie a questa nuova versione dell’anime. Chibiusa, infatti, risulta un pelo più simpatica. Potrei dire che sia una cosa che dipende dalla mia maturità, ma sarebbe una menzogna: devo solo ringraziare Sailor Moon Crystal.

5. Le guerriere del Sistema Solare Esterno

Mi ricordavo che mi piacevano, ma non sapevo quanto un ricordo di una bambina di 6 anni potesse essere affidabile. E in effetti non lo era, perché le Guerriere del Sistema Solare esterno – quelle degli ultimi quattro pianeti per intenderci –  sono F-I-G-H-I-S-S-I-M-E. Che tipo io adesso non mi spiego la mia fissazione ai tempi per Sailor Venus, quando c’erano Sailor Saturn e Sailor Uranus in giro.

6. “Teoria del Gender spicciame casa” ovvero, bye bye censura tiranna

Inutile che io ci giri intorno: fra i tanti motivi che mi hanno portato a salutare il ritorno di Sailor Moon con gioia immensa, quello principale è stato la possibilità di vedere non solo una trasposizione fedele del manga, ma anche una versione non censurata da Mediaset. Perché non importa quanto fossimo piccoli e quanto provassero a tagliare: lo sapevamo tutti che Sailor Uranus e Sailor Neptune non erano solo amiche.

Prima ero cieca e ora ci vedo

Ma quello che ho visto ha addirittura superato le mie aspettative. Negli anni ’90 sti giapponesi erano proprio avanti decenni. In Sailor Moon vediamo spazzate via, nell’ordine:

  • La teoria del gender

    SBEM! A Giovanardi e ad Adinolfi non piace questo elemento

  • il Family Day

 

Per quante critiche più o meno oggettive si possa muovere a questo anime c’è una cosa da dire: Sailor Moon Crystal mi ha fatto riflettere su quanto il cartone animato che vedevo da bambina fosse molto di più di un gruppo di ragazze che si trasformavano e avevano i poteri. Mai come rivivendo le avventure della Guerriera che veste alla marinara mi sono resa conto in che misura, per quanto possano essere ridicoli gli scontri, i nemici, le trasformazioni agli occhi di un adulto, Sailor Moon ci abbia insegnato che puoi essere un po’ piagnona, imbranata, una frana a scuola, ma se hai un gruppo di persone su cui contare, che ti appoggia, che ti vuole bene, non c’è niente al mondo che ti può fermare (e anche salvare il culo, in questo caso). Quindi vedetevi Sailor Moon Crystal: non solo vi verrà una botta di nostalgia infinita, ma sarà anche formativo.

 

Valentina

26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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