L’importanza dei rewatch

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Arriva un momento nella vita di ogni telefilm addicted in cui la parola rewatch inizia a pulsare nelle tempie con un’insolita insistenza, tanto da dover arrivare ad ammettere che più che una malsana idea, quella di rivedersi da capo le nove stagioni della propria serie preferita è un bisogno fisico che va oltremodo assecondato.
È quello il momento in cui ti fai prendere dallo sconforto perché subentra in te la consapevolezza di dover trovare lo spazio – e soprattutto il tempo – per affiancare alle già troppe serie che segui di settimana in settimana, anche quei duecento episodi che non puoi più fare a meno di non riguardare.

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Fare il rewatch è un passaggio determinante: eleva quel telefilm, portandolo nell’Olimpo delle serie tv del tuo cuore. Un rewatch si fa per amore dei personaggi, passione per le storie raccontate e necessità di autolesionismo latente (attualmente sto facendo il rewatch di Doctor Who, quindi concedetemi questo punto che è quanto mai veritiero).
Ma c’è anche un’altra cosa da ammettere prima di reimmergersi in una tale serie: il ricordo confuso che si ha di essa (e qui mi ricollego sempre a Doctor Who per un amorevole insulto a Moffat e ai suoi casini con lo spazio-tempo, cosa che non fa mai male).
Spesso capita di ricordare le sensazioni che una certa serie tv ha lasciato in noi, raccontarle ad amici e conoscenti che ti prendono un po’ per pazzo instabile, ma in concreto, quando ti trovi a rivangare a piene mani nella trama, scopri di aver dimenticato alcuni passaggi e snodi essenziali.

Questo è il momento in cui parte il seguente ragionamento, che innesca una pericolosa spirale:

  • È la mia serie tv preferita
    heartmeme
  • Non ricordo nulla dei punti salenti della trama
  • Non posso tollerare tali mancanze
  • DEVO FARE IL REWATCH
    jjj

Da questo punto – che potrei definire di partenza quando in realtà sappiamo benissimo che è uno dei punti d’arrivo più bassi in cui un telefilm addicted può cadere – inizia la ricerca su Wikipedia del numero di episodi di cui la serie che si vuole rivedere è composta, si stabilisce il ritmo con cui vanno viste le puntate facendosi calcoli con il calendario alla mano.

“Se vedo tre episodi al giorno riesco a vedere una stagione a settimana, moltiplicato per nove stagioni sono nove settimane quindi in poco più di due mesi riesco a rivedere tutto.”

Inutile dire che questo ragionamento non lascia spazio alla vita sociale, perché se pensate che tre episodi al giorno siano niente è vero, ma è altrettanto plausibile che non stiate tenendo conto delle ALTRE serie tv con cui una persona malata come noi telefilm addicted deve tenersi al passo per non lasciare arretrati e non cadere vittima dei soliti infami spoilers.

Capita anche che durante il rewatch ti ritrovi a piangere persino più della prima volta, sia perché sai già come certe situazioni andranno a finire, sia perché la nostalgia è così tanta che ti porta a slanci emotivi che in confronto Rachida è una persona controllata ed equilibrata.

Altro sintomo che il rewatch non è stata una buona idea è quando certi episodi e certi finali di stagione ti lasciano con un cliffhanger delle dimensioni di Giove e TU NON TI RICORDI COME DIAVOLO VA AVANTI LA STORIA.

“Come riuscivano ad uscire da quella situazione? Perché io che l’ho già visto non me lo ricordo? Perché devo mangiarmi le unghiemanigomiti come la prima volta che l’ho guardato?”

Qui non solo imprechi contro la mente contorta e il sadismo degli showrunners ma anche e soprattutto contro te stesso, perché sei ricaduto in quella trappola fatta di ansia e sofferenza in cui non pensavi di poter più sprofondare.
Perché si sa, un rewatch si inizia sempre per piacere e per amore nei confronti di una serie tv, ma il passo per cadere in un vortice di angst e lacrime è brevissimo e celato dietro ogni più insospettabile fotogramma, a partire dal pilot. La cosa più grave è che conosciamo perfettamente tutti questi “rischi del mestiere”, ma soffrire ci piace così tanto che non si esita minimamente, attuando persino più di un rewatch della stessa serie, rewatch che porterà inevitabilmente a piangere in maniera sempre più smodata ad ogni occasione. OGNI. SANTISSIMA. VOLTA.

Elisa

Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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