Lie to Me FOX, riportaci Tim Roth!

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È il 2009. Abbiamo appena iniziato a non capirci niente in Lost che salta dagli anni ’70 agli anni 2000 senza problemi, Izzie Stevens si riproduce con Danny che è morto N mila stagioni prima e Wysteria lane è il solito puttanaio. È il 2009 e tutto ciò non ci basta.

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La FOX decide di dar credito ai produttori di 24 e creare quello che entra di diritto nella categoria degli show televisivi “cancellati prematuramente e senza una ragione sensata” – categoria meglio nota come quella che meglio infama la FOX. È proprio questo l’anno in cui nasce Lie to Me, serie tv che si ispira al lavoro dello psicologo statunitense Paul Ekman, consulente forense, famoso esperto in micro-espressioni facciali e nella comunicazione non-verbale a livello mondiale. Proprio Ekman – e il suo lavoro – ispira il protagonista di questa serie tv: Cal Lightman.

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Siamo negli anni in cui essere saccenti, arroganti e consapevoli dell’avere sempre ragione paga: ce lo ha insegnato Greg House, che con la sua dipendenza da Vicodin, è il personaggio che per quanto stronzo tutti abbiamo amato nel profondo – e siamo sempre nel 2009 anno in cui lui ha appena deciso di rinchiudersi per mettere freno alla sua follia.
È sulla sua scia dell’everybody lies che arriva Cal Lightman presuntuoso allo steso modo, consapevole della sua intelligenza e che ha palesemente sempre ragione, ma che non si può non amare.

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Cal Lightman è per prima cosa Britannico. Poi è uno psicologo un po’ sui generis – aka ribelle – e con una storia tormentata alle spalle, ovvero la madre si suicida – aka storia che ha dato il via alla sua paranoia e ai suoi conseguenti studi sulle micro-espressioni facciali.
Cal Lightman è divorziato da Jennifer Beals Zoe, assistente procuratore che spesso si ritrova a collaborare con lui nelle indagini. Ovviamente i due hanno una figlia – perché la figlia “pigna in culo” che deve far da coscienza esteriore ci vuole sempre – che vive con lui e che ci mostra il lato più umano e tenero del protagonista.

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Cal dopo aver passato anni turbolenti tra Intelligence Britannica e Guerra del Golfo, mette in piedi un’agenzia privata, il Lightman Group, al servizio sia delle istituzioni che di privati cittadini, dove offre le sue consulenze. La storia si articola in casi complicati e difficili – come il miglior procedurale che si rispetti – e dove Cal riesce in ogni momento dimostrarsi un passo avanti agli altri nelle indagini, impareggiabile nelle conoscenze e nel modo di riconoscere le menzogne (esattamente come Greg House – ndr).
Nel Lightman Group lavorano altri personaggi – più o meno fastidiosi. C’è il bel Brendan Hines Eli Loker, ricercatore, che vuole rendersi antipatico dicendo sempre quello che pensa perché è contro le buggggie. C’è l’ispanica-che-odi-dal-secondo-istante-in-cui-compare Monica Raymund Ria Torres assunta per via delle sue doti naturali nel riconoscere le menzogne in quanto lavorava in aeroporto (WTF! – ndr).

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Ma c’è soprattutto Kelli Williams Gillian Foster psichiatra e BFFFFFF di Cal, che lavora con lui da quando l’agenzia è stata aperta. Ovviamente lei ha la storia traumatica alle spalle dove l’ex-marito si rivela essere cocainomane – cosa che a noi ci interessa solo dal momento che divorza e potrebbe finalmente accoppiarsi con il suo palese TRUE LOVE.

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Finisse qua, sarebbe il tipico procedurale di cui potreste farne anche a meno. In realtà sono tre gli aspetti di questa serie tv che ce la fanno mancare tantissimo e che la rendevano forse unica nel suo genere.
La prima è la SHIP sofferta. Sì, può non sembrare un aspetto unico e innovativo, ma per 3 stagioni è un crescendo di cose inespresse. Callian is real. I due si amano è palese dal 3 secondo in cui li si vede insieme. Ma non concludono e non se lo dicono mai. Solo grandi abbraccioni e mega sguardi, e un bacio sotto copertura. Ma è palese. Sul finire della terza stagione però noi lo veniamo a sapere – come se non ce ne fossimo accorti prima – ma non ci è stato dato sapere cosa sarebbe successo. Di fatto siamo ancora tutti qua a insultare la FOX essenzialmente per questa ragione.

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La seconda Tim Roth. Prima cosa: se non amate Tim Roth cosa esistete a fare?  Seconda cosa: come dovreste aver capito dalle gif  Cal Lightman è interpretato proprio da lui, in una maniera impeccabile e che da al protagonista quella marcia in più esattamente come Hugh Lurie ha reso unico il suo Greg House. È il personaggio di Cal Lightman a mancarci, e più in generale, è lo stereotipo di un personaggio come lui che manca nel panorama delle serie tv. Pensateci, quanti geni incompresi che dicono sempre quello che pensano fregandosene delle opinioni degli altri e sapendo di aver ragione esistono? Cal Lightman ha gettato le basi per Sherlock – no, non sto esagerando. Questa è esattamente la cosa che ci fa urlare “Ridateci Lie to me!” ogni volta che Tim Roth appare per sbaglio.

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La terza è la scienza delle le micro-espressioni facciali. A partire dalla sigla questa serie tv pone l’accento su un territorio inesplorato dai più e ci offre un aspetto alternativo sulla vita quotidiana che ti manda in paranoia dai primi 3 minuti di puntata: inevitabilmente finirai per fissare le persone che ti parlano cercando di capire se ti stanno perculando o meno. Inevitabilmente fallirai e non capirai, ma anche solo il fatto di averci provato ti farà capire quanto questa serie tv ti segna dentro.

Non so quanti nostalgici come me siano là fuori, ma la speranza di rivedere tutto ciò anche per solo 3 minuti in uno spiegone di quello che è successo dopo la cancellazione gratuita, renderebbe giustizia quanto meno a Tim Roth a cui continuiamo a voler sempre bene incondizionatamente.

 

Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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