Le cose belle possono anche finire

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i-am-a-burrito-of-sadness“I am a Burrito of Sadness” è la sensazione che ci assale quando il nostro incubo peggiore si realizza: la nostra serie tv preferita finisce. Ognuno di noi almeno una volta nella vita è rimasto folgorato dal trauma di cancellazioni improvvise – da cui non ci riprenderemmo neanche nel corso di 3 vite – e quante volte al pensiero di non vedere più i nostri personaggi preferiti ci siamo immaginati come dei burritoni in un angolino a piangere senza sapere come affrontare le nostre giornate?  È un pensiero che probabilmente ci spaventa di più che un ipotetico incontro tra Moffat e la Rhimes.


Ma bisogna dirlo: certe cose DEVONO FINIRE. È nella nostra natura affezionarci alle cose, specialmente se ci accompagnano per giornate intere. Ci sono certe serie tv che sono dei piccoli capolavori, ma se protratti per innumerevoli stagioni rischiano di distorcere quella loro aura di perfezione realizzata in primo luogo. Se una cosa è bella non è forse il caso di preservarne la sua bellezza e renderla unica nel suo genere?
È un lontano ricordo ormai quello di un Grey’s Anatomy dove lo scopo primario di tutti era rinchiudersi in una stanza a caso e riprodursi come se non ci fosse stato un domani (cosa probabile vista la quantità di catastrofi che circonda Seattle).
Oggi dopo 11 stagioni, e innumerevoli situazioni di cui non ce ne può fregare assolutamente niente, rappresenta il principale caso di “FINIAMOLA QUA” che ogni fan dovrebbe gridare a gran voce. In 11 anni ogni personaggio, apparso e scomparso tra le mura di quell’ospedale, è entrato a far parte delle nostre vite, ma quando le storie raccontate non sono più all’altezza dei presupposti con cui erano partite bisognerebbe rassegnarsi e accettare la fine con dignità.

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Al gruppo di casi denominati “ERA PROPRIO NECESSARIO?” rientrano tutte quelle serie tv che potevano, e forse dovevano, concludersi con la prima stagione. Sì, sto proprio parlando di Revenge. Non che non ci interessi della storia di Emily/Amanda/Tiziabiondachecercadiucciderechiunque, ma se dobbiamo tirare avanti ventordici stagioni con storie improbabili e personaggi che diventano regular e muoiono da un giorno all’altro solo per vedere che lei finalmente vivrà una vita felice insieme a Jack, possiamo evitarci l’agonia. La sottile differenza con il primo gruppo si rintraccia nel fatto che in questa categoria finiscono tutte quelle serie tv che effettivamente hanno un finale di stagione sensato, o meglio, chiudono tutti i fili conduttori entro la bene amata ultima puntata. Sullo stesso filone quindi, era proprio necessaria una quarta stagione di Scandal?

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Vi è poi il terzo ed ultimo gruppo del “PRIMA CHE PEGGIORI” ovvero quei piccoli capolavori, di cui vi parlavo prima, che andrebbero chiusi prima che una seconda, terza o quarta stagione possa rovinarne la perfezione. Sto parlando di Broadchurch. La sua prima stagione è una meraviglia per gli occhi: la sua storia, le sua sceneggiatura e la sua fotografia sono impeccabili. Ma parlandoci chiaro: la seconda stagione è stata davvero all’altezza della prima? So che tra voi c’è di sicuro chi non tollera critiche verso la britannicità, ma allo stesso tempo c’è di sicuro chi come me ha pensato “Beh un po’ meh questa stagione”. Nulla togliere al buon Tennant e alla Colman che si sono rivelati impeccabili, ma la storia è stata davvero all’altezza della prima stagione? Non era forse il caso di “chiuderla lì”? È la stessa sensazione che ho al pensiero di vedere miniserie che la scorsa stagione hanno fatto incetta di premi (Fargo e True Detective) alla loro seconda stagione: sarà davvero il caso di riproporli con storie e personaggi diversi?

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Irrimediabilmente nerd. Nasco Binge-Watcher e muoio Browncoat. Credo nell'esistenza del Bigfoot e in tutto ciò che trasuda trash. HEY STELLLLLAAAA!

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