La Casa di Carta: giocare a scacchi con la maschera di Dalì

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Tempo di lettura: 6 minuti

Avete mai costruito qualcosa usando solo la carta?

Il più fortunato è sicuramente chi, a questa domanda, può rispondere “No”. Perché non sa quanto tempo, quanta cura, quanta pazienza ci vogliano per realizzare qualcosa di curato e apparentemente solido con un materiale così semplice e fragile.
Sono poche le persone che riescono a portare a termine questo delicato processo con dei buoni risultati, resistendo all’incontenibile impulso di accartocciare tutto al minimo errore.

Fra questi eletti troviamo sicuramente i creatori de La Casa di Carta, questa incredibile serie TV, in lingua spagnola, che porta la ben nota marcatura scarlatta di Netflix.
La minuzia del fine modellino in carta di quest’opera mi ha stupito anche perché, di primo acchito, dava tutta l’impressione di essere l’esatto opposto di ciò che s’è rivelato essere.

Ma andiamo con ordine.

La Casa di Carta si presenta in modo brusco e brutale, come un ariete che sfonda una porta, come una pallottola che buca il corpo di un uomo portandolo alla morte.
La fidanzata di quell’uomo è Tokio (sì, scritto con la i… #chefastidio), che ci racconta delle sue (dis)avventure e di come la vita l’abbia portata a prendere parte ad una delle rapine più ambiziose della storia. Tokio, un nome in codice a protezione dell’identità imprevedibile di questa ragazza, ci accompagna come narratore e come personaggio per l’intera serie, ma non mi sento di affidarle anche il titolo di “protagonista”: infatti il ruolo è equamente distribuito su molti dei personaggi di questa serie insolita.

Conosciamo da prima il Professore, la mente geniale e freddamente razionale dietro il colpo, e poi gli altri membri del gruppo: otto criminali che in qualche giorno porteranno a compimento l’elaborata rapina che il Professore progetta da tutta una vita. Ci vengono presentati coi loro nomi in codice, città scelte apparentemente a caso: Berlino, Oslo, Helsinki, Rio, Denver, Mosca, Nairobi e la già citata Tokio.

Come inizio non è dei più originali, ve ne do atto… ma vi ho anche avvisati: è tutto il contrario di quello che sembra essere.

Con tutte queste mani, a tenere lo scettro di protagonista non sono solo i criminali. Un ladro che si rispetti deve avere qualcuno che gli tenga il fiato sul collo, un instancabile ispettore della polizia: ma, se state pensando al buon vecchio Zazzà che dà la caccia al ladro gentiluomo Lupin, siete fuori strada. E, a dirla tutta, questo ispettore non è poi così instancabile, perché non è un disegno animato bensì un uomo in carne ed ossa… Anzi: una donna in carne ed ossa! Raquel è forte e retta quasi all’esasperazione ma comunque umana, con un passato che non smette di tormentare il suo presente. È obbligata a sopportare e affrontare un mondo dove i maschi provano a prevalere e a sminuirla, dove la fiducia va centellinata più che mai!

Sarà lei a giocare l’elaborata partita a scacchi con il Professore, col solo obiettivo di catturare il re. L’altro, dal canto suo, farà di tutto per rendere interminabile e impossibile l’intera operazione… Un gioco pericoloso, sul filo del rasoio, dove perdere anche solo un pedone può voler dire sconfitta e ogni mossa deve essere calcolata al centimetro.

Ma probabilmente non è abbastanza… Ancora non è chiaro cosa ci sia di davvero unico in questa serie e sicuramente aggiungere che l’obiettivo del Professore è rapinare la sede della zecca spagnola non vi sconvolgerà.

Apprezzo e approvo lo scetticismo, in un mondo dove sembra che ogni cosa debba piacerci per forza e dove l’originalità è merce rara da scovare… E, sulla carta, anche questa sembra l’ennesima serie thriller/poliziesca.
Finita la prima puntata pensavo esattamente questo.

La trovavo piacevole, “godibile” direbbero molti, ma non esaltante.

Quello che vidi fu il primo tassello di un enorme puzzle imprevedibile.

Il primo granello di sabbia di una clessidra inesorabile.
Le nuvole di drago prima dell’All You Can Eat…

Ancora non avevo visto quanto quei personaggi potessero essere verosimili, reali, umani; o come la costruzione registica delle scene “per niente sperimentale”, fin troppo semplice, finisca col trascinarci dritto nel mezzo degli eventi. Non guarderemo degli esseri speciali, non osserveremo “i migliori del loro campo”, anche se coinvolti in qualcosa di grandioso e di spettacolare.

Infatti, poco a poco, cadranno le maschere col volto del surrealismo e quello in cui saremo immersi sarà la vita, così come la conosciamo e la vediamo. Con gli inopportuni siparietti sentimentali della coppia che amoreggia, con le crisi che ti colpiscono senza preavviso, con gli imprevisti che calano inesorabili a scuotere le fondamenta di tutto ciò che avevamo progettato e che sembrava perfetto, sia esso un appuntamento romantico o un colpo da miliardi di euro.
Tutto è messo in gioco, tutto diventa imprevedibile. Avremo la fastidiosissima sensazione di venir rivoltati come calzini, da dentro a fuori, da fuori a dentro… per una ventina di volte!

Non sono sempre così buono nel parlare di un’opera filmica e, in realtà, devo essere onesto e chiarire che La Casa  di Carta non è una serie perfetta e non sempre l’ho amata.
La cosa davvero bella, oltre al coinvolgimento che ho provato (ma che rimane soggettivo), è stato finalmente vedere una serie TV con una costruzione solida, inattaccabile, che per quanto possa in apparenza sembrare banale trova sempre il modo per dirci e ricordarci che non lo è affatto!
Certo, possiamo aver visto qualcosa di simile, ma non uguale e non costruito con la medesima cura.
Ho trovato insopportabile qualche scena, un paio di personaggi, e mi scoccia non sapere ancora come vada a finire, quale sarà la risoluzione dell’enigma… ma al tempo stesso ho finito con l’adorare anche quelle cose che potrebbero stonare un po’, come quei piccoli nei che notiamo nelle persone cui teniamo di più, che le fanno sembrare ancora più concrete e reali, e che finiamo con l’amare insieme a tutto il resto.

Inutile dire che consiglio vivamente la visione di questa serie, anche a chi non è amante del genere. Non sarà tempo sprecato!

Ringrazio davvero chi ha letto fino a qui e chiedo un ultimo piccolo sforzo, soprattutto a chi ha visto la serie, per lasciare un commento per farmi(ci) sapere se anche voi l’avete adorata o se quei piccoli nei son diventati un po’ troppo fastidiosi ai vostri occhi.

Lunghi giorni e piacevoli notti, a presto!

 

– Dokuga

BlueBoxSeries
Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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