Jessica Jones e il Superpotere del Controllo

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Partiamo da un punto fondamentale: tolto il dente, tolto il dolore. Appartengo più o meno orgogliosamente alla lunghissima schiera di fangirl di David Tennant, più conosciuto come Il Maledetto. E mentirei se non dicessi che il 50… 60… uhm, che una buona percentuale delle motivazioni che mi hanno spinta a guardare Jessica Jones riguarda proprio lo scottish ruiner più famoso del mondo, e lo specifico perché so che, là fuori, il mondo è pieno di ragazze (magari nemmeno tanto “ragazze”) sbavanti come me. Tuttavia, c’erano altre motivazioni: avevo apprezzato il fumetto da cui è stata tratta la serie, Alias di Brian M. Bendis, uno degli architetti dell’universo Marvel fumettistico (già che sia necessario distinguere tra un universo cartaceo un universo cinema-televisivo, la dice lunga)… e poi c’è Netflix. E quel precedente che è Daredevil, che ha contribuito a creare un hype della madonna.

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Giuro che questo non sarà solo un post pro-Tennant #ahahah

Insomma, sto scrivendo questa introduzione per specificare che, in questo post, metterò da parte qualsiasi fangirling per Tennant e ogni genere di apprezzamento poco consono ad una recensione seria (perché sarà una recensione seria, certo #ahahah), anche se probabilmente riuscirete a cogliere i miei struggimenti sottintesi perché molti di noi li abbiamo avuti, inutile nasconderlo. E I feel you, seriously, ma è il momento di depurare la mente e pensare a cose serie. Mi scuso in anticipo per tutto ciò che tralascerò: per ogni elemento dimenticato, nella mia mente c’è un Tennant che mi ordina di pensare a lui (senza il bisogno di usare i poteri di Kilgrave – che, btw, si scrive con una “l” sola. Questo dubbio amletico mi ha perseguitato per buona parte della stagione, lo ammetto).

E, dopo questo debole tentativo di paraculata… Jessica Jones.

Jessica  “JesssicAAAH” Jones  è stato sceneggiato da Melissa Rosenberg (che già aveva adattato per il grande schermo la saga di Twilight, ci credete?) e fa parte del progetto Defenders insieme a Daredevil. Già solo a colpo d’occhio, le due serie hanno molti aspetti in comune: atmosfere più dark e urbane, storie con uno spirito decisamente diverso a quello dei film Marvel. Anzi, in entrambe le serie la ben nota Battaglia di New York vista in Avengers mostra i suoi risvolti negativi: la Terra non è stata conquistata dagli alieni, ok, ma le perdite tra la popolazione civile sono state elevatissime e questo già rende ancora più ambiguo il ruolo dei supereroi: meritano sul serio di essere considerati dei salvatori?

Mi sembrava necessario partire dal quadro generale di cui Jessica Jones fa parte, anche se la serie è perfettamente fruibile anche senza alcuna conoscenza del Marvel Universe o quel che è: il mondo di Jessica Jones infatti è molto ristretto, ancora più ristretto di quello di Daredevil, dove Hell’s Kitchen la faceva da padrona (l’espressione “save the city” era decisamente mainstream).

jessica jones

Non è nemmeno necessario essere amanti del genere supereroistico: più passano gli anni e più i supereroi, nel bene e nel male, diventano personaggi sempre più verosimili, perfettamente inseriti in un contesto altrettanto verosimile. Jessica Jones (per la prima volta inteso come la protagonista, e non la serie) non usa troppo spesso i suoi poteri (superforza e… saltare molto in alto) e non è nemmeno un’eroina: ha invece un’agenzia investigativa, la Alias Investigations, e, come tutto il resto di quest’umanità disgraziata, cerca di sbarcare il lunario. Ad abusare fin troppo dei propri poteri è, invece, il villain di stagione: Kevin Thompson, aka Kilgrave.

C’è da aggiungere, però, che Kilgrave si rivela essere un grande manipolatore anche quando non ha la possibilità di usare le sue “capacità speciali”: e, in effetti, questo show funzionerebbe allo stesso modo anche senza quella vena supereroistica che contraddistingue, a parte Jessica e Kilgrave, anche Luke Cage (che avrà anche lui una serie tutta sua, e la cosa non mi entusiasma particolarmente… Ma non si sa mai) e Will Simpson, una sorta di what if alla domanda: “Che sarebbe accaduto, se Capitan America avesse dato di matto?”
Inoltre uno dei capisaldi della tematica supereroistica, la doppia identità, qui non regge: né Jessica né Kilgrave cercano di nascondere di avere delle capacità sovrumane (solo Luke tenta di trattenersi) e le usano in pieno giorno (e in piena notte, dato che Jessica non dorme molto). Ciononostante, nessuno si accorge di nulla. E questo non è un errore: semplicemente, la gente ha le fette di salame sugli occhi e non distinguerebbe un supereroe nemmeno se si sbracciasse urlando a squarciagola.

Se avete aperto questo articolo, quasi sicuramente avrete già visto Jessica Jones o, comunque, sapete di cosa parla (attenzione, più avanti ci saranno degli spoiler: siete ancora in tempo a chiudere la pagina e, magari, andare a leggere un altro dei nostri articoli… Ce n’è anche uno sugli spoiler #spamtime). Sapete che la storia inizia praticamente in media res, con la Jessica in pieno trauma a causa degli abusi passati di Kilgrave (creduto morto, ma siamo nel Marvel Universe e nessuno è morto finché non si vede il cadavere. Anzi, in molti casi pure quando lo si vede); sapete che la Jessica è un investigatore privato alcoolizzato che indossa sempre gli stessi jeans e gli stessi stivali, che il suo armadio probabilmente conta un paio di felpe e qualche canotta e che la porta dell’Alias Investigations sarà destinata a rimanere rotta per sempre. Sapete che era una vigilantes, anche se senza un costume…

… Quindi, dato che sapete già tutte queste cose, parliamo dei personaggi.
La cosa che salta subito all’occhio è il numero elevato di personaggi femminili: in un mondo perfetto non lo noteremmo nemmeno, ma si sentiva il bisogno di (anti)eroi Marvel donne sul piccolo schermo, specialmente perché per ora al cinema abbiamo visto solo la Vedova Nera e un film su di lei non mi interesserebbe nemmeno. Non abbiamo solo la Jessica, ma anche Trish Walker, la sua migliore amica perfetta, bella e famosa (forse è per questo che mi dà sui nervi); l’avvocato Jeri “Trinity” Hogarth, dalla vita sentimentale complicata (il cui ruolo nella vita della Jessica verrà probabilmente sostituito da un certo Matt Murdock); Hope, l’unico motivo per cui la Jessica ha esitato fino all’ultimo ad uccidere Kilgrave; e Robyn, la siiiiiiiiimpaticissima vicina di casa della Jessica.

Inevitabilmente, le tematiche trattate sono quelle che, ahimè, appartengono alla sfera femminile: l’aborto, gli abusi sessuali, la persecuzione da parte di ex fidanzati gelosi (per riassumere con un eufemismo). Il tema portante di Jessica Jones, però, è il controllo. Il controllo della propria vita, il controllo che gli altri hanno su di te, quel dubbio che ti fa chiedere: Faccio questo perché lo voglio, o perché me l’hanno chiesto/imposto? O, dal punto di vista di Kilgrave: La gente si comporta così perché vuole, o perché gliel’ho detto io? Ed è Kilgrave, fin dall’inizio, ad avere il monopolio del controllo: il suo personaggio è talmente influente che sentiamo la sua presenza anche quando sullo schermo non c’è. Questo perché Jessica è ossessionata da lui, così come Kilgrave è ossessionato da lei: la trama gira intorno a loro due e al loro inevitabile conflitto, tant’è che sappiamo fin dall’inizio che la Jessica dovrà ucciderlo, non importa se all’inizio non ne ha intenzione.

L’aspettativa per il personaggio di Kilgrave era altissima: e non solo perché è interpretato da David Tennant, che non ha bisogno di presentazioni, ma anche perché nei vari teaser e trailer ogni fotogramma in cui appariva era una piccola conquista, dato che il mistero aleggiava intorno a lui. Nel corso della serie, abbiamo scoperto la sua natura psicopatica e manipolatrice al limite dell’assurdo, tanto da far credere che, in fondo, è lui la vera vittima della faccenda (i suoi genitori potrebbero gareggiare con il “padre dell’anno” Stannis Baratheon) e che, se qualcuno gli desse la possibilità, potrebbe essere un eroe, far parte dei buoni. C’è più di un momento in cui si prova quasi compassione per lui, fino a quando non si ha l’ennesima conferma che, in realtà, la prima impressione è quella che conta: è uno psicopatico, punto, e non ha bisogno dei poteri per manipolare la mente delle persone. Come quando, durante quei pochi giorni di “idilliaca vita domestica”, Kilgrave afferma che non userà le sue capacità su Jessica perché “la ama”: in realtà, semplicemente, si era accorto che i suoi poteri non avevano più alcun effetto su di lei e voleva farle credere che poteva scegliere di sua spontanea volontà se restare con lui o meno. Leggendo qualche recensione sul web, mi sono accorta che, secondo alcuni, Kilgrave aveva iniziato ad imboccare la “retta via”, per poi ritornare a fare lo stronzo non appena sono entrati in scena i suoi genitori. In realtà, però, dall’inizio alla fine, Kilgrave non cambia mai: e questo determinerà la sua morte.

Il finale di Jessica Jones rientra tra quelle cose che non ho apprezzato all’interno dello show (sì, ce ne sono altre, ma rimando ancora di qualche riga le “note dolenti”): dopo 13 lunghe puntate, mi aspettavo uno scontro della madonna durante il quale sarei rimasta super-tesa stile corda di violino, ma il tutto si risolve in pochi secondi, e anche piuttosto banalmente (quell’“I love you” mi ha fatto un po’ scuotere la testa). Alla fine è Jessica a dimostrare di avere il vero controllo della situazione e l’ossessione di Kilgrave nei suoi confronti si rivela una debolezza fatale. Ok come concetto ma, dopo tutti questi episodi con una narrazione così lenta,  mi aspettavo il climax conclusivo, con un finale bomba. E invece boh. Il tutto è proseguito di tutta fretta con le premesse per la seconda stagione, già in parte inserite attraverso il personaggio di Will Simpson (Trish non è buona nemmeno a trovarsi un fidanzato decente, btw): come ha fatto la Jessica ad ottenere i suoi poteri? Coming soon.

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Ora passiamo alle “note dolenti” citate prima. Per molti è stato inevitabile fare un confronto tra Jessica Jones Daredevil, decretando come vincitrice l’una o l’altra serie. Per ora mi viene da dire che, in entrambi, ho trovato lo stesso difetto, che ho già menzionato: una narrazione parecchio lenta, di cui non sono particolarmente fan. In questo, ovviamente, rientra anche il gusto personale, ma più volte mi sono ritrovata a controllare le notifiche su Facebook e Twitter, specialmente quando le scene erano occupate da personaggi secondari. Un’altra nota dolente di Jessica Jones, infatti, è che poco m’è importato dei complementari: mi interessava la sorte di Hope, dato che aveva contribuito a far iniziare la serie col botto, ma di tutta la sfera del “mondo degli avvocati” non poteva fregarmene di meno. Anche il “gruppo di supporto” delle vittime di Kilgrave poteva essere una buona idea, ma di fatto volevo ritornare a Jessica e alla sua missione, anche se più o meno direttamente tutti i personaggi sono collegabili a Kilgrave. Molti hanno osannato anche Krysten Ritter (e anch’io, all’inizio), ma più andavo avanti con il binge-watching e più la sua performance mi è sembrata forzata: un vero peccato, ma conto in un miglioramento già nella prossima stagione (e, comunque, non sono mica una prof. di recitazione, quindi: forza, Krysten! Per colpa di Jessica non mi cambio i jeans da venerdì!)

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‘Sti due insieme mi piacciono abbastanza, ma vedremo. Ci sono un po’ rimasta quando si è scoperto che la frase più kawaii detta da Luke fosse, in realtà, opera di Kilgrave… ma ok.

Insomma, per riassumere: Jessica Jones non è oro colato, probabilmente non è nemmeno argento colato, ma rimane comunque un buon punto di partenza (sì, lo so: sembra una contraddizione ma, mentre mettevo ordine nei miei pensieri, è spuntata fuori questa verità). Ammetto che, senza Tennant nel cast, non avrei fatto un binge-watch così selvaggio e avrei visto la serie con più calma (così come avevo fatto con Daredevil), ma ognuno ha le sue debolezze e l’importante è capire quando uno show ti piace perché c’è un attore o perché la storia ti prende, o entrambe le cose. Per Jessica Jones trovare il giusto confine è stato molto, molto difficile, ma ammetto la mia vergogna, anche perché non ammetterla sarebbe come dire una bugia 😀

A fine stagione, inoltre, mi sono ritrovata con qualche perplessità: perché la Jessica era immune ai poteri di Kilgrave (la storiella del “mi ha fatto fare qualcosa che non avrei voluto fare” non ha convinto nemmeno il mio gatto. Che, in effetti, ha gusti molto difficili, quindi non conta)? Com’era implicata Reva Connors, l’ex moglie d Luke Cage, nella faccenda Kilgrave? Come mai sapeva della chiavetta con all’interno i video degli esperimenti sui bambini? Non capisco se sono “buchi” nella trama o domande a cui si troverà una risposta nella seconda serie, ma soprattutto sulla prima ancora non mi capacito: molte persone hanno subìto il “fascino” di Kilgrave e hanno commesso cose che non avrebbero voluto fare, eppure non si sono liberati di lui. Boh.

Comunque, nonostante gli alti e i bassi, è sempre bene avere un’alternativa ai film dei Marvel Studios al cinema, che personalmente ho smesso di apprezzare dopo Avengers: perché le serie tv Marvel affrontano e affronteranno tematiche che le pellicole non sfioreranno nemmeno, dato che i Vendicatori saranno sempre troppo occupati a combattere villain stupidi per occuparsi d’altro (seriamente: Ultron, in confronto a un Kingpin o a un Kilgrave, non vale nulla).

Insomma, su Jessica Jones la penso così:

E ora vado a fangirlare un po’ su Tennant: mi sono trattenuta troppo e sto esplodendo.
Allons-y!

Vain
Gattofila Serpeverde, attendo invano che Robb Stark resusciti come licantropo; Tennant ha invaso camera mia con la sua faccia; ho un'insana mania per i musical e per tutto ciò che fa rima; leggo #UnFumettoAlGiorno e scrivo per Blue Box Series e Mangaforever; intanto, vado a caccia di idee per sceneggiature e cose varie.

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