It’s opening time!

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Iniziare un nuovo episodio di una serie tv vuol dire anche assistere a quella combinazione di immagini, musica e parole scritte che prende il nome di opening creditsopening per gli amici, titoli di testa per chi schifa l’inglese – e che da sempre ci aiuta a entrare col piede giusto nei tanti mondi paralleli della finzione. Semplici, fantasiosi, variegati, ansiogeni, ne abbiamo visti di ogni tipo. Oggi vogliamo provare a suddividerli in categorie, non da un punto di vista tecnico ma dalla nostra prospettiva di fan e binge watchers impenitenti con tutto il disagio che ci portiamo appresso. Ovviamente sarà una classificazione assolutamente oggettiva, oggettivissima con la quale nessuno a parte la sottoscritta sarà pienamente d’accordo ma ehi, sono convinta che su molte cose la penserete come me.

 

  • Opening saltabili

Possiamo avere tutta la buona volontà e pazienza del mondo, ma a volte non ci resta che soccombere all’evidenza. Per quanto adoriamo una serie e vorremmo che l’opening, che ne è parte integrante, sia all’altezza della situazione non possiamo fare altro se non saltarlo a pié pari ogni singola volta. Ormai siamo talmente esperti nel bigiare opening che abbiamo l’occhio allenato e riusciamo al primo colpo a cliccare sul minuto esatto in cui possiamo vedere solo il frame finale dell’opening, senza così perderci niente dell’episodio ma risparmiandoci il calvario che lo precede.

Magari ciò che ci infastidisce è la musica (Mad Men, anyone?), oppure non sopportiamo le immagini (quella specie di giudizio universale per la prima stagione di The Leftovers porta incubi notturni).

A volte è il connubio delle due che ci disturba, ad esempio nel caso di Homeland.

Ancora, talvolta siamo costretti a saltare un opening perché troppo, troppo lungo. In realtà il più delle volte la durata è nella media, ma la monotonia può rendere la sequenza apparentemente infinita. Bellissime immagini, quelle di Sense8, ma non posso credere che il tutto duri solamente un minuto e cinquanta secondi! Nell’ovvio binge watching che necessita ogni serie Netflix che si rispetti, ma dove la si trova la forza di sopravvivere ogni volta a quel susseguirsi caotico di clip da ogni parte del mondo?

Ma forse questi pallidi tentativi di opening sono sempre meglio che aggirare il problema con un intro del tipo che vado ad analizzare.

 

  • Opening senza credits

Mi riferisco a tutte quelle serie tv (Once Upon a Time, Arrow, Supernatural e tante altre) introdotte da una rapida sequenza che mostra solo titolo e poco altro. Se da una parte si tratta di una soluzione rapida e indolore, dall’altra lascia quel senso di incompletezza che ci fa iniziare subito l’episodio con l’amaro in bocca.

Sono talmente poco interessanti che il commento, tristemente, finisce qui.

Ma iniziamo invece con le gioie, perché il terzo tipo ci piace così tanto da farci perdere ogni dignità.

 

  • Opening da cantare

Partiamo dai classiconi. Se vi dicessi OC, non vi partirebbe in automatico un “CALIFORNIAAAAAA”? E se vi urlassi all’improvviso “Somebody saaaave me!” non pensereste davvero che abbia bisogno di aiuto, ma che mi sia venuto un attacco nostalgico per un certo Superman. E non ditemi che guardando Outlander non vi siete imparati a memoria quel gioiellino che è “The Skye Boat Song”, canzone folk scozzese (ma va?) da canticchiare sognanti mentre immaginiamo di trovarci in uno di quegli splendidi paesaggi con a fianco uno scozzese A CASO che si chiama, non so, Jamie Fraser ad esempio.

 

A volte le parole non servono neanche. Basta una melodia e scateniamo tutto il nostro personalissimo repertorio di cacofonie. Anche le star non sembrano poi tanto diverse da noi, se prendiamo come esempio i piccoli Stark di Game of Thrones.

 

E come non citare Doctor Who? Se in più di 50 anni di telefilm il tema non è mai cambiato, qualche motivo c’è. Esiste qualche fan del Doctor che non si identifichi in questa vignetta?

watching dw opening

Ci sono anche quei casi in cui, anche se meno cantabile rispetto ai precedenti esempi, il tema ti si pianta nel cervello e ti ossessiona le giornate (X-Files e Sherlock, per dire).

Una menzione speciale va a Da Vinci’s Demons, vincitore agli Emmy 2013 nella categoria Outstanding Main Title Design. Ispirandosi al metodo di scrittura di Leonardo, che scriveva sia da sinistra a destra che viceversa, Bear McCreary (che ha curato le colonne sonore di molti telefilm tra cui The Walking Dead, Agents of S.H.I.E.L.D. e anche del già citato Outlander solo per menzionarne alcuni) ha ideato un tema palindromo che ascoltato al contrario non cambia. Geniale!

 

  • Opening da guardare

Ok, ora mi direte “ma non appartengono TUTTI a questa categoria?”. Sì, ma io mi riferisco a quegli opening che sono così belli da vedere che abbiamo quasi paura a sbattere gli occhi, non sia mai che ci perdiamo qualche dettaglio.

Gli opening che appartengono a questa categoria ci suggestionano, ci lasciano a bocca aperta e con gli occhi che luccicano.

Vogliamo parlare di Vikings? Certo, in quel caso la musica dei Fever Ray gioca un ruolo fondamentale, ma sono le immagini a lasciarci interdetti, tanto da sentirci trascinati negli abissi insieme ai personaggi.

Anche Black Sails non se la cava male nel campo; la cura nei dettagli di quelle statue piratesche è notevole.

Ma il premio miglior pensata visiva – non suona molto bene come nome di un premio, ma rende l’idea – è vinto da Dexter, seguito a ruota da Masters of Sex. Ciò che li accomuna? L’ambiguità. Il primo ci presenta la morning routine del tipico uomo americano che appena alzato si rade, si cucina un’abbondante colazione, si veste. Tutto normale se non fosse che le inquadrature fanno sembrare inquietanti omicidi quelli che in realtà sono gesti normalissimi come spremere un’arancia o allacciarsi le scarpe. Se non lo conoscete dovete recuperarlo assolutamente.

 

Un’idea simile quella di Masters of Sex (facciamo finta che non abbiano copiato neanche un po’). Una compilation di sequenze con doppi sensi a sfondo sessuale: dal banale cetriolo agli inaspettati funghi, piante carnivore, muffin. Se non credete che una cosa innocente come i muffin possano generare ambiguità forse è il caso di ricredervi.

 

  • Opening fighi e basta

Ecco la categoria di comodo in cui piazziamo tutti quegli opening che oggettivamente non brillano in nessuno dei gruppi precedenti, ma che sono quel giusto mix di musica e immagini che ci piace e che non salteremmo per niente al mondo, vuoi perché sono nel nostro cuore da tanto tempo (qualcuno ha detto Gilmore Girls?) o perché ci hanno conquistato con quel non so cosa di epico. La lista è lunghissima e non mi arrischio neanche a compilarla.

Per oggi è tutto, temo. Potrei accidentalmente aver scatenato in voi la voglia di rivedere tutte le vostre sigle preferite. In quel caso: prego, non c’è di che!

Linda
Geek seriale, drogata di musica e film, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria specializzandomi in fotonica, tipo come costruire (spade) laser e come teletrasportarsi (ma non proprio).

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