In questa vita c’è bisogno di più episodi di Mozart in the Jungle

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

C’è chi sogna di essere felice, chi di metter su famiglia o quanto meno di avere un lavoro stabile per poter vivere una vita dignitosa.
Poi ci sono io, che so accontentarmi di molto molto meno – anche perché ormai ho accettato che avere una vita “normale” anche no grazie – e tutto quello che vorrei è un episodio di Mozart in the Jungle al giorno, per il resto della vita.
Ehi, potevo fare anche l’esosa e chiedere un matrimonio idilliaco con la mia celebrity crush (si, lo sapete già chi è), ma so anche essere più modesta in fin dei conti.

Qui mentirei se dicessi che ho iniziato Mozart in the Jungle per caso, spinta dalla curiosità per una serie comedy targata Amazon Prime. In realtà sarà estremamente facile immaginare il motivo per cui, ormai più di un anno fa, mi avvicinai al pilot: Gael Garcìa Bernal.
I Diari della Motocicletta, al di là di ogni orientamento politico, è un film che non si dimentica: un bellissimo viaggio in motocicletta alla scoperta di un personaggio che ha segnato la storia e il cambiamento e volto all’esplorazione on the road di un Sudamerica povero economicamente ma ricchissimo di bellezza e cultura.
Il bel protagonista era proprio lui, che sulla me teenager iniziava già a far sentire il suo fascino.


 

Quando un anno fa scoprii che Gael Garcìa Bernal sarebbe stato in una serie tv, quindi, pensavo non si potesse chiedere di meglio e invece le sorprese erano appena cominciate: Mozart in the Jungle, infatti, si è rivelato da subito un gioiellino di rara bellezza e un passatempo così leggero e delicato da desiderarne ancora e ancora.
Non vado matta per le comedy – solitamente se in una serie non ci sono di mezzo drammi non ho la costanza di seguirle – eppure il bello di Mozart in the Jungle è proprio il fatto che non è una comedy dura e pura con tanto di risate pre-registrate. Se cercate una serie comica alla How I met you Mother non è questo il caso.

 
 
 

L’umorismo di questa serie, il suo essere un inno alla musica, i personaggi che sono delle vere e proprie macchiette perfettamente caratterizzati, e la storia ben contestualizzata, rendono Mozart in the Jungle una serie tv atipica, difficilmente classificabile in un genere preciso, ma assolutamente identificabile come prodotto riuscitissimo e ben fatto.
Del resto è Amazon Prime, e anche solo dal mero punto di vista di budget e produzione si percepisce un salto qualitativo netto (basti pensare al lavoro che hanno saputo fare con Ripper Street e The Man in the High Castle).

  
 

Il nostro bel Garcìa Bernal veste i panni di Rodrigo De Souza, un acclamato direttore d’orchestra decisamente particolare, che arriva a dirigere il rigido ambiente dell’orchestra sinfonica di New York, non il luogo propriamente favorevole al cambiamento e capeggiato da una vecchia dirigenza niente affatto incline alle stranezze di un personaggio come Rodrigo.
Protagonista è Hailey Rutledge, interpretata da Lola Kirke, oboista che dopo varie vicissitudini entra in qualche modo nella sinfonica, ma più come assistente personale del Maestro che come musicista professionista.
La trama di base è questa (ed è ispirata al libro di memorie Mozart in the Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music, pubblicato dall’oboista Blair Tindall nel 2005), e ogni episodio mostra la vita dei musicisti, le particolarità e l’esuberanza di Rodrigo e, inevitabilmente, una romance che c’è-non c’è tra lui e Hailey. Il tutto accompagnato da musica classica, che arricchisce la cultura personale e dimostra l’attento studio che vi è dietro a questo prodotto.

 
 

Qual è il problema di questa serie? 
Fondamentalmente è il fatto che, per quanto ci si imponga di non maratonarla, il proposito è davvero inattuabile: circa 20 minuti ad episodio – almeno così dicono, perché l’impressione è che duri cinque minuti tanto scorre via piacevolmente – per un totale di 10 episodi a stagione, rilasciati tutti contemporaneamente.
Tradotto in poche parole: non fai neanche in tempo a gioire per il rilascio della nuova stagione che ti ritrovi già a piangere per averla finita e dover aspettare un altro anno.

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La prima stagione era già spettacolare di per sé, una ventata di novità e sorpresa che ti riempiva le giornate d’allegria.
La seconda stagione, giocando anche di più sull’elemento fangirling con quella relazione di detto-non detto tra Rodrigo e Hailey, se possibile è stata ancora più sensazionale.
Ma non è solo questo: ogni personaggio è un qualcosa di prezioso e decisamente ben connotato (si pensi a Cynthia, a Gloria o a Thomas Pembridge, interpretato – scusate se è poco – da Malcolm McDowell) e ogni episodio segue giorno dopo giorno la vita di questi protagonisti, senza annoiare mai e sempre con quel tocco di leggerezza ma anche delicatezza che rende il tutto perfettamente bilanciato e assolutamente adorabile.


La seconda stagione è stata rilasciata da poco più di un mese, ma sembra già passata un’infinità di tempo e ancora non si sa nulla di un eventuale rinnovo. Nel frattempo però la serie ha avuto il meritato riconoscimento ai Golden Globe, dove si è aggiudicata due premi: quello come Miglior serie commedia o musicale e quello a Gael Garcìa Bernal come Miglior attore in una serie commedia o musicale.
Insomma, Amazon rinnovaci questo piccolo capolavoro perché nella vita abbiamo bisogno di più episodi di Mozart in the Jungle.
Ci serve per essere felici.

Elisa
Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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