Galavant 2 e l’epicità dell’assurdo

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Tempo di lettura previsto: 4 minuti

Domenica 31 è andata in onda l’ultima puntata di Galavant, concludendo così una stagione che, come già si prevedeva, è stata la cosa migliore che questo infinito ed estenuante gennaio 2016 ci abbia regalato.

La mia idea era quella di recensire la stagione, ma la verità è che c’è poco da dire: Galavant è una figata di proporzioni cosmiche, e tanti saluti ai giudizi super-professionali che siamo soliti elargire in questo blog (ma quando mai).

La serie si conferma come qualcosa di nuovo e diverso nell’infinito panorama di telefilm che le reti americane ci propongono, un mix di comico e assurdo che rende piacevole e divertente quell’ora a settimana spesa a guardare le puntate (e di cui avevo già parlato qui). In Galavant, come in Once Upon a Time, l’espressione “può succedere di tutto” raggiunge le sue massime vette: il punto è che, mentre in OUAT gli autori si prendono sul serio, propinandoci una serie infinita di assurdità come se fossero plausibili, in Galavant elementi come la Forest of Coincidence diventano vere e proprie genialate perché tutti – personaggi, autori e soprattutto noi spettatori – sono coscienti essere delle idiozie divertenti create apposta per far progredire in fretta la storyline e farci ridere.

La bravura degli autori sta infatti proprio nel prendere in giro e prendersi in giro. Dato che in Galavant  il meta è ovunque, lo spettatore, essendo continuamente chiamato in causa durante i dialoghi e le canzoni, diventa iper cosciente del suo essere il destinatario della storia. Questo sfondamento della quarta parete allo stesso tempo ci avvicina all’intreccio e ce ne allontana: i continui riferimenti a noi e all’epoca in cui viviamo ci ricordano più che mai che quello che stiamo vedendo è una finzione e, in quanto tale, che non possiamo aspettarci nulla di realistico e logico. Galavant non è stato creato per mostrarci lo sviluppo dei personaggi, né per costruire una solida trama: è fatto per farci divertire, punto.

A questo si aggiunge come in questa stagione la quarta parete sia stata ulteriormente abbattuta dai continui riferimenti alla modernità, che diventa istantaneamente divertente perché “medievalizzata”, senza contare poi i richiami diretti a musical come Grease, Les Miserables e West Side Story. Per farvela breve, non credo mi riprenderò mai dalla telefonata disturbata su stile-Skype fatta attraverso il cristallo e il “Die”! In a fart! Brown cow!”, né dal balletto di Summer Nights dell’esercito di zombie.

Davanti a queste considerazioni, io mi chiedo come sia possibile che la serie rischi veramente la cancellazione. Il fantasma del mancato rinnovo ci aveva infestati già alla fine della prima stagione e, purtroppo, è praticamente certo che colpirà davvero dopo la seconda, soprattutto se pensiamo che il finale ha più o meno chiuso quasi tutte le storyline (tranne che per la storia tra Gareth e Madalena, per la quale sto ancora soffrendo).

Ripeto: come è possibile che Galavant venga cancellato mentre molte serie che non voglio citare vanno avanti nonostante trame assurde, battute stantie e personaggi che muoiono continuamente, nemmeno fosse Game of Thrones?  Come?!


Lo so, potrà anche sembrarvi un discorso infantile perché “non puoi paragonare serie così diverse”, ma non me ne importa niente, perché adesso come adesso il mondo è ingiusto e la gente è stupida perché non capisce quanto Galavant sia EPICO.

“ABC, I dont’ care what you want! Just renew Galavant!”

Sono turbata, non ve lo nascondo, ma io so che mi potete capire perché ho un’estrema fiducia in voi e sento che avete apprezzato questa serie quanto e più di me. Quindi continuiamo a fare del D’Dew per invocare il tanto desiderato rinnovo e vedere Gareth e Madalena essere persone orribili insieme, assistere a Galavant e Isabella sbroccare dopo una settimana passata nella casa sulla spiaggia (perché succederà, eccome se succederà) e ammirare Richard, perché semplicemente il mondo ha bisogno di lui e del suo Tad Cooper.

La speranza è che l’ABC ascolti i nostri accorati appelli e ci faccia vedere la terza stagione. Poi chissà, magari si arrenderà all’idea e deciderà di fare l’unica cosa sensata: rinnovare Galavant per i prossimi 10 anni. Perché noi spettatori dell’epicità non ci stancheremo mai, unless we die.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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