FullMetal Alchemist Live Action – La dignità di un adattamento

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Tempo di lettura previsto: 4 minuti

Dopo lo sfortunato Death Note, Netflix ci riprova con il live action di uno dei manga più popolari – e belli – degli ultimi anni: FullMetal Alchemist.

Quello che mi piace di Netflix è che sta dando a moltissimi la possibilità di recuperare dei mostri sacri che, per una motivazione o per l’altra, in passato non siamo riusciti a goderci.

Prendete ad esempio FullMetal Alchemist: trasmesso nel pieno degli anni 2000, questo anime rimpolpava sensibilmente quello zoccolo duro di anime che MTV (quando ancora era il canale-faro che plasmava generazioni di ragazzi) trasmetteva con cadenza settimanale.

 

Per persone come me, che già allora facevano fatica a stare ai ritmi prestabiliti della TV, seguire queste storie era impossibile, e di conseguenza FullMetal Alchemist è rimasto chiuso per anni nel cassetto del “un-giorno-giuro-che-lo-vedrò”.

Ora potrete capire la mia gioia quando ho scoperto che su Netflix era stato inserito in catalogo proprio questo anime: sono così iniziate tre intensissime settimane di binge-watching in cui lavorare, dormire, mangiare e avere una vita sociale sono diventate solo delle tediose pause tra una puntata e l’altra.

Il dramma

Ho così scoperto due cose:

  1. che quando mi guardavano stralunati perché non avevo mai visto FullMetal Alchemist avevano ragione, perché un’affermazione del genere effettivamente rasenta la bestemmia;
  2. che Netflix aveva in programma un live action basato su questa storia.

Un
Live
Action

Brividi lungo la schiena mentre due parole si facevano largo di prepotenza nella mia mente: DEATH NOTE.

Sì, perché se l’anno scorso non avete vissuto sotto una roccia, allora sapete dell’ecatombe di critica negativa che il film di Death Note ha giustamente scatenato. Potrei cercare articolarci un giudizio sensato ma, siccome non siamo qui per questo, riassumerò il mio giudizio su questo live action con un concreto “fa veramente cagare”, per non pensarci più. Memore di questo “capolavoro”, sul film di FullMetal Alchemist non ci avrei scommesso neanche i soldi del mio arcinemico.

E invece mi sbagliavo.

O meglio, mi sbagliavo parzialmente.

Grandi storie, pessimi format

Partiamo da un presupposto fondamentale: questo live action si propone una missione impossibile. Raccontare, in poco più di 2 ore, una storia enorme della portata e della profondità di FullMetal Alchemist dandole un ritmo da film è una battaglia persa in partenza.

Accettando questo inevitabile fatto, questo film, rispetto a quello di Death Note, si mette però in vantaggio: riesce, infatti, a non travisare eccessivamente lo spirito di fondo della storia. Quello di Edward e Alphonse rimane un viaggio di espiazione, e l’obiettivo dei due fratelli è sempre quello di trovare perdono per le azioni superbe che hanno compiuto, cercando di tornare sui loro passi (riacquisendo il loro corpo), pur “andando avanti”.

invece la tipa mora (?!?!) è Winry, e l’attrice è pessima

La storia che ci viene presentata è un mischione creativo delle trame dei due adattamenti anime: la critica maggiore al film è stata proprio avere raffazzonato pezzi e pezzettini di storia e averli messa insieme “per far filare tutto”. Si tratta sicuramente di un’obiezione validissima, e io stessa ho avvertito la mancanza di quella profondità rivelata progressivamente dai personaggi. Ma a questo punto forse la domanda che bisogna farsi non è “Non potevano fare meglio?” ma “cosa ci aspettavamo?”.

Se penso al tempo e allo spazio a disposizione, questo live action è riuscito a dipingere una valida trasposizione di uno degli shonen più famosi degli ultimi anni. Certo, si tratta solo di un’infarinatura del mondo di FullMetal Alchemist, ma è comunque qualcosa di decente, ispirato a questo manga, con i suoi pregi e i suoi difetti.

Ottimi, ad esempio, gli effetti speciali, le ambientazioni (se vi sembrano familiari è perché lo sono: è stato girato a Volterra) e i costumi – tranne la parrucca di Ed, che non si può proprio guardare. Di difetti, come detto, ce ne sono, ma non sono così enormi da far venire voglia di strapparsi gli occhi e denunciare Netflix e compagnia bella per avervi fatto perdere due ore della vostra vita. Cosa che, detto tra noi, avrei voluto volentieri fare dopo l’adattamento di Death Note.

Non un adattamento perfetto quindi, dovuto in gran parte ai limiti del format scelto per raccontare una storia complicatissima, ma un risultato nel complesso dignitoso. Non so voi, ma se ci dovesse essere un seguito, come il finale farebbe appunto presagire, io me lo guarderei volentieri, e mi sembra già un buon risultato.

 

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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