Doctor Who 9×12 – Hell Bent

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Forse credevate di averci perse dopo questo episodio, invece ci ritrovate qui, a commentare stoicamente e direi anche coraggiosamente, perché – concedetecelo – affrontare e sopravvivere a un episodio in cui anche dire che le pere fanno schifo causa fitte dolorose al cuore non è da tutti. Visto cosa facciamo per voi?

In questa 9×12 il maledetto sadico  carissimo e adorabile Moffat non solo si è sbizzarrito nel compiere l’attività a cui dedica la sua vita (infliggerci dolore ndr), ma si è concesso anche un numero di citazioni a Classic e New Who che noi non possiamo che apprezzare, soprattutto per via del masochismo che ci caratterizza. Possiamo dire che con Hell Bent qualcuno è rimasto estasiato, altri hanno storto il naso, ma tutti hanno pianto.

Noi, in questo commento che si avvicina sempre più alla terapia di gruppo (di cui abbiamo chiaramente bisogno), abbiamo cercato di parlarvi di tutte le sfumature. In modo molto professionale ovviamente, senza quasi traccia di delirio.


Elisa “It was sad. And it was beautiful”

Potrei riassumere Hell Bent semplicemente con questa quote, e mi faciliterei tantissimo il compito, perché commentare questo episodio quasi subito dopo averlo guardato è così doloroso da reggere benissimo il paragone con la difficoltà del riprendersi post Doomsday. YAY.
Se Ten aveva dichiarato il suo amore a Rose così:

Ora Twelve lo dimostra a Clara così:



E io intanto sto così:

Moffat, don’t.
Che questi Time Lords sappiano fare dichiarazioni d’amore che voi umani scansateve è ormai indiscusso, ma io non posso trovarmi ogni volta a piangere tra i singhiozzi per colpa del Dottore.
Il problema è che più Doctor Who sforna episodi così dolorosamente belli, più arrivo a capire perché amo questa serie in maniera così indiscussa.
Che Clara sarebbe ricomparsa in qualche modo nel finale era abbastanza scontato e un po’ l’idea mi faceva arricciare il naso. Invece Hell Bent è stato uno degli episodi più belli, e non solo della nona stagione. Anche qui Moffat ripete il capolavoro già visto settimana scorsa con Heaven Sent per arrivare ad un finale di stagione tra i più memorabili e solidi del New Who.


Abbiamo passato un episodio intero vivendo una sorta di deja vu della peggior specie: “oddio Clara ha perso la memoria, perché deve ri-succedere una cosa del genere di nuovo come già accaduto con Donna?!”. Ma sarebbe stato troppo semplice e, vista poi com’è andata a finire, persino troppo poco doloroso.
La verità che si scopre nel finale è persino peggiore: questa volta è il Dottore a fare la fine di Donna, e nonostante abbia passato quattro miliardi e mezzo di anni di sofferenze per rivedere Clara e per provare a salvarla, l’esito è che Clara morirà comunque e lui non ricorderà neanche il suo volto.



La scena finale, nel Tardis-Diner di The Impossible Astronaut (a proposito, nominare Amy e Rory è stata la coltellata aggiuntiva ad un cuore già copiosamente sanguinatante) racchiude in sé tutta la bellezza e la complessità di Doctor Who.
In questo finale, e più in grande, in questa stagione, Moffat ha voluto un po’ tirare le somme di tutto, arrivando a citare elementi presenti tanto nel Classic Who quanto introdotti più di recente dal New Who.
E’ come se avesse voluto chiudere un enorme cerchio riprendendo questioni come l’Ibrido, citazioni a vecchie companion e rigenerazioni passate, i quattro colpi che preannunciano la presenza del Master,  i Weeping Angels, i Cyberman e, ovviamente, Gallifrey e quel capanno in cui è stato ambientato parte di The Day of the Doctor e di Listen. E in ultimo, River, nello speciale di Natale che verrà.
Me lo immagino, Moffat, a tirare tutte le somme pensando di posare per sempre la penna con la quale ha scritto episodi magnifici per questa serie. Ma per fortuna resterà a farci impazzire e soffrire ancora per – almeno – un’altra stagione.

 

Ora mentirei se dicessi che non vedo l’ora di Natale per spacchettare regali: la verità è che muoio dalla voglia di vedere questo speciale che si preannuncia tanto trash (in modo amorevole, perché il trash associato a Doctor Who può esserlo solo in questi termini) quanto i precedenti e l’idea di vedere Twelve con River mi fa morire di fangirling ogni istante.
E poi beh, cosa ve lo dico a fare: voglio vedere il nuovo cacciavite sonico in azione, perché è così bello che sto già dando tutti i miei soldi alla BBC per acquistarne uno.


Vain – E ora come la commento?
Questa è la big question che mi sto ponendo da qualche ora, perché quello che penso di Hell Bent è incredibilmente chiaro e vorrei tradurlo in parole nella maniera più sincera e spontanea possibile.
Di base so che questa puntata e, in generale, la trama orizzontale di questa stagione, ha dei “punti deboli” (l’Ibrido è un po’ campato per aria) ma, per una volta, vorrei dire I don’t care. E lo dico, consapevole comunque del fatto che esistono delle imperfezioni. Tuttavia, così come il tempo si ripara da solo nonostante i paradossi, allo stesso modo la storia di Hell Bent ci spiazza con la sua bellezza; con un Dottore che, finalmente, abbiamo imparato a conoscere e che ci piace, ci piace tanto, e non solo perché a volte suona la chitarra elettrica; con una Clara che ancora ci fa commuovere; e con un rapporto Dottore/Companion che continua a meravigliarci.

Il Dottore mente sempre, si dice, ma non questa volta.

Lo so, sto usando un tono da esaltata, lo stesso che usano i santoni quando devono annunciare la fine del mondo, ma Hell Bent mi ha travolto dall’inizio alla fine e sono stata una spettatrice veramente passiva, senza difesa alcuna: per questo scrivo ora queste righe deliranti, prima che la fragilità post-puntata scompaia facendo spazio a tutti i “Ma perché?”, “E se…?”, “Ma poi, quindi?”, “Però, se qui è così, allora qua sarebbe dovuto essere così…”, “Ma quella parte non ha senso” e, soprattutto: Quanti caspita di anni ha adesso, il Dottore?

Più altri, non ricordo quanti. Per quanto tempo il Dottore era rimasto su quello stupido pianeta natalizio?

Gli interrogativi, i dubbi e le perplessità sono cosa buona e giusta, ma era da troppo tempo che una puntata di Doctor Who non mi lasciava in uno stato simile (non sto nemmeno a descrivervi in che stato: pensate all’episodio, guardatevi allo specchio e vi ritroverete davanti l’espressione che ho in questo momento). Del resto, Hell Bent mi ha conquistato incondizionatamente da:

“Nothing is sad till it’s over. Then everything is.”

Ho anch’io i miei punti deboli.
Di solito le “frasi ad effetto” di Moffat mi infastidiscono perché le trovo mal contestualizzate, ma in questa puntata è stato tutto il contrario. Come quando, mentre leggi un libro, scopri quella frase perfetta, quella piccola verità che ti fa pensare: “Sì, lo sapevo, ma prima d’ora non me n’ero mai accorto”.

Insomma, alla fine non sto nemmeno parlando di quello che abbiamo visto – della puntata in sé – ma di quello che mi ha lasciato (e qua ci starebbe un bell’hashtag #chissene): ovvero un sacco di sentimentalismo da quattro soldi, perché in questo momento tutto mi sembra malinconico e meraviglioso insieme. Meravonico. O malinlioso.
Spesso Doctor Who si “dimentica” si far parte di una serie di intricati e numerosi eventi e prende la direzione che vuole, senza preoccuparsi delle conseguenze o, addirittura, delle premesse. E va bene, perché tenere sempre conto di una trama più vecchia di noi può essere molto limitante, e il Dottore è un personaggio che ha bisogno di essere libero e di poter fare ciò che vuole, con un sacco di…

Grazie Tennant, non avrei saputo dirlo meglio.

Ma Hell Bent tiene conto di tutto il minestrone e ci ricorda cosa è Doctor Who nel suo complesso: tanti nemici (Dalek, Cybermen, Angeli Piangenti), tanti amici (Clara, Amy, Rory, Donna), tanti nemiciamici (Gallifreyani, Missy, Ashildr), tanti feels (addii struggenti, gente che si scorda cose, gente che salva gente). E questo lo fa anche con la musica: non solamente con la variante della theme di Clara…

… ma anche riproponendo in salsa west la primissima Doctor’s Theme del New Who.

Insomma: continuerò a non sopportare Face the Raven, ma quest’ultima doppietta ha decisamente rimediato al danno. Alla fine, però, Clara per il Dottore continuerà ad essere The Impossible Girl, un mistero che non potrà essere risolto. Certo, spinto dalla curiosità potrebbe ricostruire le sue avventure con Clara… tuttavia, per quanto bene possa riuscirci, non riuscirà a riavere indietro i suoi ricordi: esattamente come Ashildr, quando rilegge i diari del suo passato.

E Clara, quindi?
Beh, spero che dia una bella lezione ai Signori del Tempo e che, per dirla alla Harry Potter, ritorni ad affrontare l’ultimo nemico: la morte, sotto forma di corvo.
E pretendo di vedere il suo funerale, perché sì.


 Valentina – Plot twist!

Premetto col dire che il plot twist a cui mi riferisco nel titolo di questo mio intervento non riguarda l’apparizione a sorpresa nell’episodio di Clara, ma a un’altra cosa che vi spiegherò più avanti perché Moffat mi ha insegnato che fare flashback e flashforward faffigo, quindi, anche se non sono uno scozzese sadico, vi terrò appesi al filo perché sì.

In questa puntata il mio dolore si riassume in quello che un fan può provare quando ha grandi aspettative giustificate dalla produzione di una stagione che non ne ha sbagliata una (siamo tutti d’accordo nell’infilare in un Universo Tasca quell’abominio di Sleep no more, vero?), ma che vengono drammaticamente non soddisfatte. Ebbene sì, mi ritrovo all’ultima puntata a dover cassare un episodio e sto soffrendo moltissimo.

Dico subito che, quando ho premuto play, sono partita con alcune idee – elaborate in base a ciò che ci era stato mostrato in Face the Raven e soprattutto in Heaven Sent – su quello che l’episodio avrebbe mostrato:

1) che il Dottore avesse ormai accettato la dipartita di Clara e che da questo avrebbe tirato fuori la rabbia e la parte oscura per vendicarsi;
2) che avremmo visto un episodio dove finalmente il Dottore, tornato a Gallifrey dopo miliardi di anni di infruttuose ricerche, avrebbe ballato sulle ceneri (o quasi) di Rassilon.

Su Gallifrey -che è tornata indietro, ma non si sa come perché “non l’ho chiesto” – invece ci rimaniamo per pochissimo, il tempo di vedere Twelve esiliare il già citato Rassilon, costringendo un intero esercito ad arrendersi senza battere ciglio, solo grazie alla paura generata dalla sua fama e dal suo nome. Se vi dico che è già successo, viene in mente anche a voi “A good Man goes to War”?

Insomma, complice il fatto che, dopo tutto quello che hanno fatto a partire dalla quarta stagione, questa prometteva proprio essere la puntata in cui avrei visto il Dottore fare il culo ai Signori del Tempo, quando invece mi sono mi sono ritrovata un episodio in cui il Dottore, infrangendo tutte le regole esistenti, decide di imbarcarsi in una missione senza speranza, arrivando a rischiare la sua vita e addirittura a sacrificare quella di qualcun altro (va bene che il Generale aveva altre rigenerazioni,  ma è comunque il gesto che conta e lui ha davvero sparato) per salvare Clara. Che, in caso vi fosse sfuggito, è già morta da quattro miliardi di anni e che neanche voleva essere riportata in vita, per sua stessa ammissione.

Lo so, è incredibile che la cosa mi abbia fatto storcere il naso perché io stessa, da sempre pro-Clara, mi sono lamentata dell’addio frettoloso della 9×10. Però alla luce della 9×11 mi ero convinta che, per quanto doloroso e stupido, forse fosse giusto che Clara diventasse l’unica companion a morire del New Who, perché la verità è che molto spesso la morte fa male proprio perché è banale e a maggior ragione aveva senso per una come Clara, che per molti versi si era dimenticata di essere “solo” umana e, avendo esagerato, alla fine si è bruciata.

Sento che questo finale abbia in un certo senso invalidato le due puntate precedenti, per un capriccio assurdo del Dottore o di Moffat. Twelve parla di evitare una morte, un punto fisso nel tempo, come niente. Ma scherziamo?
E allora a questo punto è lecito chiedersi perché non l’abbia fatto per tutti gli altri Companion, dato che non mi sembra proprio che le rigenerazioni precedenti fossero meno disperate quando i loro compagni di viaggio se ne sono andati.

Ripetiamo quindi bene il piano: dopo aver sconvolto metà Universo e praticamente ogni legge temporale, il Dottore si rende conto di aver esagerato (maddai?) e, visto che forse l’Ibrido è formato da lui e Clara (forse), capisce che deve separarsi da lei cancellando i ricordi di uno dei due sull’altro.

Ecco, peggio dell’idea di cancellare i ricordi di Clara ci poteva solo essere cancellare Clara dai ricordi del Dottore. Io da questa cosa non mi riprenderò più o meglio, credo che non mi passerà mai l’incazzatura. Perché il ricordo della Companion vivo in noi è il ricordo della Companion vivo nel Dottore. E, senza questo, mi viene solo da dire che il destino di Clara sia stato quasi più brutto di quello di Donna, perché solo peggio che dimenticare è essere dimenticati – o quasi, visto che a quanto pare il Dottore si ricorda tutto tranne la sua faccia e le emozioni provate-.

Tutto sommato, sono contenta che alla fine anche Clara abbia preso la “long way round”: spero che faccia qualche straordinaria avventura tra quel battito di cuore che ha è quello che le avanza, ma spero anche di non vedere più né lei né Ashildr. Il punto dell’episodio è che mi ha stupita in negativo: pensavo che la fine della stagione sarebbe stata sugli altri temi introdotti (Ibrido, Time Lords) e alla fine scopriamo che anche la conclusione torna sulla morte di Clara. Ci può stare eh, e l’addio è stato veramente bellissimo (anche io odio le pere perché sgusciano, Dottore), ma a questo punto arriviamo al plot twist di cui ho accennato sopra: è solo grazie a questo finale che ho finalmente capito cosa intendevano quelli che si lamentavano della troppa-Clara delle ultime stagioni. Non che questo basti a farmi diventare una anti-Oswald, ma ammetto che quando ho capito che anche l’ultima puntata sarebbe ruotata di nuovo intorno a questa Companion (che, ripeto ancora, rimarrà una delle mie preferite), rendendo di fatto inutili Gallifrey, l’Ibrido e i Signori del Tempo e ho sentito la frase “Clara Who?“,  le mie emozioni hanno spaziato dai brividi all’irritazione, perché le lacrime le avevo già versate nei due episodi precedenti e quindi anche basta. Ringrazio quindi Doctor Who per avermi fatto provare i panni di quelli che ho sempre chiamato haters, anche se ne avrei volentieri fatto a meno.

In ogni caso, queste mie perplessità sulla conclusione  non metteranno in ombra una stagione come non se ne vedeva davvero da tempo e i cui meriti principali sono due: avermi davvero fatto piacere Twelve e avermi dato la possibilità di eleggere come puntata migliore un doppio episodio sugli odiati Zygons. Da non crederci.


Così, anche questa stagione si è conclusa: una conclusione davvero à la Moffat, con tanto di plot holes, domande senza risposta e sofferenza, ma comunque spettacolare. E ancora una volta noi whovian ci siamo ritrovati a dover mettere in discussione ciò che pensavamo, perché eravamo convinti di essere pronti, che nessun addio potesse essere più tragico di quelli che già avevamo visto e sofferto, ma ci sbagliavamo.

Ora, prima della lunga e straziante attesa che precederà la decima stagione, non ci resta che aspettare lo speciale di Natale e con esso il ritorno di River. Ed è proprio il caso di ammetterlo: ora tutti noi abbiamo bisogno di River Song, anche più del Dottore stesso.

Run, you clever boy, ma a ricordare Clara, questa volta, ci penseremo noi.

BlueBoxSeries
Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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