Doctor Who 9×08 – The Zygon Inversion

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedintumblr

Whovians! (deduciamo che lo siate tutti, a meno che non vi vogliate così male da leggere gli scleri di un fandom a cui non appartenete… Cosa che, a pensarci bene, potrebbe essere divertente)
Non ci siamo ancora stancati di questa stagione di Doctor Who e, ovviamente, nemmeno di commentarla! Dopo aver lasciato Zygella (ora possiamo chiamarla così) alle prese con l’aereo di Mr. President (il notissimo Basil Funkenstein), naturalmente non vedevamo l’ora di scoprire come se la sarebbe cavata il Dottore, questa volta: perché, se è sempre certo che si salverà, il come è un po’ meno scontato.
Insomma: si dia inizio alle danze!


 

Linda – L’importanza della scelta (di non scegliere)

Non c’è niente da fare, non ne hanno ancora sbagliata una in questa stagione. Se l’episodio scorso era stato un po’ sottotono, con questa seconda parte la storia si è risollevata alla grande.

I temi che la settimana scorsa erano stati affrontati in maniera solo superficiale, trovano ora molto più spazio. Gli autori Steven Moffat e Peter Harness (no, non Harkness purtroppo. Lo so che anche il vostro cervello inserisce automaticamente una “k” lì in mezzo) hanno saputo creare una puntata che intrattiene con la solita leggerezza, ma che fa anche riflettere sull’importanza dell’integrazione e della convivenza, sugli orrori della guerra, sulla responsabilità individuale che tutti noi abbiamo di non cedere al facile odio del diverso. Mentre nello speciale per il cinquantesimo anniversario si era sottolineato come grazie alla parola e alla razionalità si potesse arrivare a un comune accordo che soddisfacesse entrambe le parti, qui si fa maggiormente leva sull’emozione. Nel caso in questione, non solo non può esistere una scelta razionale sul futuro del mondo, non può proprio esistere scelta se questa causa morte e distruzione. Scatola blu, scatola rossa, truth, consequences; non c’è una logica, c’è solo il caso e la decisione corretta da prendere è nessuna: nessuna vita persa, nessuna famiglia distrutta, solo una pace che deve perdurare.

Se la freschezza di Tennant e Smith, ma soprattutto la loro incarnazione del doppio – stessa specie, aspetto diverso contro viso identico ma razze distinte: cos’è davvero che differenzia un individuo dall’altro? – ci avevano fatto sorridere, Capaldi sa commuoverci come mai prima. La scena del monologo è senza dubbio il momento più alto di questa intera stagione, forse anche la miglior prova di Capaldi da quando veste i panni del Dottore. Nelle sue parole e nella sua fisicità possiamo percepire l’esperienza e la maturità di un uomo che è sopravvissuto a tante battaglie, ma soprattutto a quella a cui è stato lui stesso a porre fine. Sfido gli haters a trovare argomentazioni valide contro Twelve dopo questa puntata, perché io davvero non avrei potuto desiderare un Dottore migliore di lui.

Jenna Coleman credibilissima nel ruolo di Bonnie a.k.a. Zygella: impossibile scambiarla per la vera Clara con quei capelli raccolti in un codino severo e quel cipiglio sul viso.

Persino Osgood-ti-ho-detto-che-non-ti-rivelo-se-sono-umana-o-Zygon è riuscita a non annoiarci. Peccato per quell’ultima scena: sarebbe stato bellissimo se la puntata si fosse chiusa con questa epicissima frase del Dottore

e la partenza del TARDIS (“Totally And Radically Driving In Space”??? Sono morta dal ridere), invece che con le due Osgood che ripetono che salveranno il mondo ma non prima di un bel gelato.

Nel complesso, anche questa storia è promossa a pieni voti.


ElisaDo you know what I see, Doctor?

Tutto quello che mi viene in mente davanti a questa domanda che Zygella/Bonnie pone al Dottore, è una sola e semplice cosa: beauty. Ecco cosa vedo: bellezza.
Anche in un episodio come The Zygon Inversion – che non mi ha particolarmente fatta gridare al capolavoro – alla fine, inevitabilmente, arrivo alla conclusione che questa season 9 sia proprio bella.
Questa volta non c’è una storia che mi abbia preso emotivamente come era accaduto per esempio in The Woman Who Lived, eppure la tematica forte e importante emerge tutta, ma soprattutto appare ancor più evidente che mai quanto Peter Capaldi sia eccezionale, non solo nel ruolo del Dottore, ma proprio come attore e nella vita. Grazie di esistere Peter, seriamente.

Il monologo di Twelve, quel “no one else will ever have to live like this” riferito alla vita di scelte scomode e di dolore che lui stesso è condannato a vivere, è un inno al personaggio del Dottore che Peter Capaldi rende suo, tanto che non si arriva più a percepire alcuna distinzione attore/personaggio.
Trovo sia stato un momento di grandissima emotività, reso alla perfezione dall’eccezionalità di quest’uomo. Ho fissato lo schermo ammutolita, anche incredula sì, e al termine di quel toccante e magnificamente recitato monologo, non ho potuto far altro che commuovermi e applaudire.

    
 

Altra cosa su cui sento di dovermi soffermare è il finale, con quel dialogo tra Clara e il Dottore riguardo alla “presunta morte” della companion.
E’ ormai certo che il finale tragico per questa coppia sia sempre più concreto e vicino, e questi elementi che stiamo raccogliendo episodio dopo episodio altro non sono che un avvertimento e un modo per preparare il terreno e rendere il tutto – per noi spettatori – ancor più sofferto.

 

 

Non sono una mega fan di Clara, anzi, eppure ammetto che l’eventualità di vedere Twelve con il cuore a pezzi per la sua scomparsa (qualunque essa possa essere), mi terrorizza e non poco.
Clara alla fine è  stata per il Dottore “the first face this face saw”, un po’ per citare quella bellissima dichiarazione che Eleven aveva fatto ad Amy e che mi fa piangere ogni lacrima possibile anche solo a ricordala. Quindi questo addio potrà solo che essere doloroso e io mi sento già un po’ in sofferenza per lui.
Lode finale la merita comunque anche Jenna Coleman: devo riconoscere che in questo episodio è stata eccezionale nel dar vita al netto contrasto Clara buona/ Clara cattiva, risultando perfettamente convincente e vincendo dunque anche questa sfida.

 


 Vain – Cinquantesimo: a Twelve Version
Ora che sono uscite entrambe le parti di questo dramma in salsa Zygon, possiamo “ragionare” (anche se gli whovian non ragionano: sclerano in maniera particolarmente intelligente) su quella che, alla fine, è stata una ripresa del Cinquantesimo dalla parte di Twelve: Zygons, doppi, minaccia di guerra, due razze a rischio e due scatole al prezzo di una (e quattro pulsanti al prezzo di uno: proprio un’offertona). E mi trovo in difficoltà a commentare questo doppio episodio, perché nella mia mente non faccio che dirmi: sì, ok, come si chiama la prossima puntata?

doctor who zygon inversion

Se l’Inversion convince un po’ di più dell’Invasion (così come The Witch’s Familiar mi aveva soddisfatto di più di The Magician’s Apprentice), è anche vero che non si vede comunque l’ora di “passare oltre”. Sì, ok, si è evitato l’ennesimo sterminio perché, proprio come nel Cinquantesimo, è bastato non premere un pulsante. Ok, Capaldi con quel monologo è stato bravissimo. Ok, un po’ di buonismo in Doctor Who ci sta. Ok, mo ci sono di nuovo due Osgood.
Quanto manca a sabato prossimo?
Avrò pure il cuore gelido, ma questa (doppia) puntata mi ha lasciato poco, nonostante Capaldi e Jenna siano stati grandi, come al solito (e vedere Clara che sclera e prende a scarpate un pc è stato carino, proprio carino).

twelve clara oswald

Sì, insisto anch’io con Clara :_D

Ma molte cose non mi hanno convinto: tipo promuovere il battito cardiaco a macchina della verità, o Zygella che si fa rintracciare troppo facilmente… Insomma, sono prontissima a lasciarmi Zygon e Osgood alle spalle: vediamo cosa ha in serbo per noi Gatiss, settimana prossima…

basl funkenstein

E, comunque, abbiamo capito che Clara se ne andrà via dolorosamente: è proprio necessario mettere il dito nella piaga ogni santissimo episodio? *va a stringere l’unicorno di peluche e scoppia in lacrime*


 Insomma: non possiamo far finta che Zygon e Osgood ci piacciano, ma Capaldi riesce sempre a farsi valere con la sua super-bravura, tanto da tirar fuori qualcosa di buono anche dagli alieni meno apprezzati della storia di Doctor Who. E c’è un dato di fatto: Twelve è da amare, non esistono altre possibilità. Ma ce n’è un altro, di dato di fatto: quando Clara se ne andrà, soffriremo tanto quanto lui. Intanto, il finale di stagione è sempre più vicino… (quindi, Moffat & Co., prima regalateci un po’ di gioie: vi preghiamo).

BlueBoxSeries
Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

Potrebbero interessarti anche...

Informativa: Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy. Cliccando su accetta, acconsenti all’uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi