Doctor Who 9×06 – The Woman Who Lived

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Bando alle ciance: ed è veramente difficile, perché tutto quello che vogliamo fare dopo ogni episodio di Doctor Who è proprio cianciare fino a perdere la voce, o digitare deliri vari fino a consumarci i polpastrelli. Tra l’altro, questa terza “puntata in due atti” (The Girl Who Died / The Woman Who Lived) aveva iniziato a far parlare di sé già da tempo, complice la presenza del personaggio di Maisie Williams: chi è?! Il Dottore la conosce già? Ma che vuole?

Ebbene, finalmente conosciamo la risposta a tutte e tre le domande, anche se sono molte le cose a rimanere oscure (e ti pareva). Ecco allora che ne pensiamo noi della redazione (“redazione”, che parolona eh?), che tra l’altro si rifiuta di accettare che, da settimana prossima, saremo già arrivati a metà stagione (facciamo finta di nulla, volete?)


VainIl Wibbly Wobbly che fa bello
All’inizio di The Woman Who Lived saltano all’occhio subito due cose:
1. l’assenza di Clara per buona parte dell’episodio (scusate se insisto un sacco su Clara, ma sono pronta solo al 50% a dirle addio), tant’è che, quando dal Tardis è uscito solo il Dottore, ci sono rimasta un po’ male;
2. a scrivere questa seconda parte è stato un diverso sceneggiatore rispetto a The Girl Who Died, segno che l’atmosfera di questo episodio è completamente diversa (a parte un filo conduttore trashoso, rappresentato dall’uomo-leone che sputa fuoco);

In effetti, in questo episodio c’è poco da ridere (anche se ho amato vedere Twelve e Ashildr “Me” sgattaiolare per casa di notte) e non saprei nemmeno quale dei mille dialoghi tra Ashildr e il Dottore citare per primo: so solo che, per quello che rappresenta il personaggio di Maisie Williams in questo episodio, sono disposta a chiudere un occhio sulla sua “genesi” (che non mi è piaciuta per niente, ma vabbeh). Cambiare/modificare retroattivamente la storyline del Dottore non è sempre una grande idea e lo sceneggiatore si ficca inevitabilmente nei pasticci (anche per questo è nata la giustificazione del wibbly wobbly timey wimey, no?), ma inserendo un personaggio come Ashildr la cosa si è fatta sicuramente interessante: e la sua intenzione di “occuparsi” dei companion lasciati indietro dal Dottore può aprire un mucchio di possibilità, così tante che al solo pensiero mi scoppia la testa. E poi: cosa c’era scritto, nelle pagine strappate da uno dei suoi millemila diari?!

E sono tanti i plus che mi hanno fatto apprezzare questa puntata (a parte la sottotrama dell’uomo-leone random, ma tanto quello era solo un pretesto e chissenefrega):
– Sempre più riferimenti alle stagioni precedenti (Jack, Jack, Jack!): finalmente ai piani alti della BBC hanno capito che all’whovian medio piacciono un sacco;
– La costante del tema mortalità/immortalità che, in questa stagione, ci sta sempre appresso;
– Twelve che suona la chitarra (la cui presenza, non so perché, mi insospettisce. Nel senso che, per qualche ragione, sento che ci farà soffrire. Boh);
– Ma, soprattutto, questa scena:

E niente, tanti cuori.


LindaInsolito, ma efficace

Sono solo la seconda che commenta e già ho difficoltà a dire qualcosa che non sia già stato detto. Già, perché questa puntata è stata decisamente monotematica, priva di scoppiettii e di lunghe sequenze d’azione, quindi è difficile diversificare. Senza dubbio, però, è stata anche inconvenzionale, coi suoi lunghi dialoghi e le riflessioni sulla vita e l’immortalità che di solito occupano solo una una breve parte dell’episodio. D’altronde Doctor Who è anche questo: ogni episodio è diverso dal precedente, non solo in termini di trama, ma anche nella struttura e addirittura nel genere. Infatti, quello che abbiamo appena visto aveva ben poco di fantascienza, sembrava più un bel dramma made in BBC, garanzia di tante lacrime e altri feels.

In ogni caso, anche questa volta gli autori hanno fatto centro, perché il tutto ha funzionato alla grande.

L’assenza di Clara ha lasciato spazio ad una nuova companion, molto più simile al Dottore di quanto lui sia abituato. L’esperienza di vita maturata in così tanti anni ha reso Lady Me una sorta di alter ego del Dottore, tanto che quest’ultimo si è trovato un po’ spiazzato e ha dovuto in alcuni momenti farsi da parte per lasciare che fosse la ex Vichinga a guidarlo. Maisie Williams ha saputo rendere perfettamente sia la ragazzina impavida ma anche ingenua che era Ashildr, sia la giovane-non-più-giovane Lady Me, con tutto il bagaglio di sofferenza e saggezza che si porta appresso. Saggia, sì, ma non fino in fondo. Per imparare un’ultima lezione ha bisogno del Dottore, che a differenza sua non è rimasto solo per tutti questi anni e ha così imparato che la via giusta consiste sempre nel dare valore alla vita, anche se questa è breve e finita.

Non è chiaro se la conclusione, che vede Lady Me diventare una sorta di angelo custode per i companion lasciati indietro dal Dottore, avrà conseguenze nel resto della stagione o se prevarrà invece lo schema dell’episodio doppio autoconclusivo. In tal caso, sarebbe un peccato dire subito addio a un personaggio così importante, ma d’altro canto sarebbe difficile gestire un altro personaggio che come Clara e River farebbe parte non solo del futuro del Dottore, ma anche del suo passato, il che creerebbe altri paradossi (perché non abbiamo mai conosciuto Ashildr fino ad ora?). Ma stiamo sempre parlando di Moffat, quindi paradosso più, paradosso meno, fa poca differenza tanto ormai ne abbiamo introdotti a bizzeffe. Nel dubbio, la risposta è sempre la stessa:

Riassumendo: abbiamo riflettuto sulla caducità della vita umana e sulla perdita delle persone care; ci siamo emozionati raggiungendo il picco di malinconia nell’udire il nome di Jack Harkness (colpo basso per il mio povero cuore!); abbiamo anche ridacchiato per l’assurdità di alcune scene (da domani inizio anch’io a fare pratica per riuscire a parlare con la voce da uomo). Ancora – e siamo già alla sesta puntata! – non ci siamo annoiati nemmeno per un istante. Non ci resta che vedere questa costante vita-morte dove ci porterà, perché ormai è sicuro che si andrà avanti sulla stessa linea, almeno per il prossimo episodio in cui vedremo tornare la buona Osgood (come?!?).


Valentina“Doctor, don’t travel alone”

Avevo sospettato che il fatto che Dottore avesse trasformato qualcuno in immortale avrebbe scosso il nostro già precario equilibrio emozionale, ma non mi aspettavo che mi avrebbe portata a dichiarare questa ex giovane Vichinga uno dei personaggi meglio riusciti da tre stagioni a questa parte.

A livello di storia non ci sono stati picchi eccelsi: l’alienone stile Bestia-senza-la-Bella è stato forse uno dei nemici più dimenticabili della stagione, a parte fornirci quella dose di trash che, ormai l’avrete capito, a noi di Blueboxseries piace tanto. Aggiungo anche che l’ambientazione e la storia hanno aperto cassetti ormai chiusi a doppia mandata della mia memoria che contengono gli anni ’90 e Fantaghirò, ma non vi saprei dire se per un motivo serio oppure solo perché il Leone mi ricordava immensamente Tarabas.

(Se non conoscete Fantaghirò o siete troppo giovani o sono io che sono troppo vecchia)

Tornando a cose serie, la figura di Ashildr/Lady Me è interessante perché mette prepotentemente il Dottore di fronte a se stesso e allo stesso tempo mette noi spettatori davanti al Dottore: siamo obbligati a vederlo e ad analizzarlo in una maniera quasi violenta, lasciando poco spazio al sottotesto e al non detto di alcune stagioni passate.

Questo perché Lady Me, oltre che avere una relativa autonomia come personaggio, rappresenta uno specchio deformato della vita del Dottore, un gigantesco “What if?”, quello che avrebbe potuto diventare dopo le sue rigenerazioni e che forse più di una volta ha davvero rischiato di essere. Cosa ha avuto il Dottore che non ha avuto Ashildr? Beh, ha avuto Clara e prima ancora ha avuto i Ponds, Donna, Martha, Rose e tutti gli altri companion che lo hanno accompagnato durante le sue vite. Sembra che il Dottore, attraverso il confronto con Lady Me, abbia finalmente davvero capito l’essenza di quel consiglio tanto ingenuo quanto spassionato che River gli aveva dato tempo prima: Dottore, non viaggiare da solo. Perché quello che succede ce lo fa vedere Lady Me: ci si incancrenisce in animo e cuore.

Ma il destino di Ashildr è forse più amaro di quello dell’alieno: lei, al contrario del Dottore, non ha voluto quella vita, la sua immortalità è contro natura e per di più le è capitata per scelta altrui. Se proprio dobbiamo guardare, la decisione del Dottore di lasciarla sola ha sotto certi versi i tratti dell’egoismo: non poteva sopportare di perdere qualcun altro ma non ha pensato alle conseguenze del suo gesto. Un’azione ancora più imperdonabile se contiamo che lui sa benissimo cosa vuol dire vivere per sempre.

“Immortality isn’t living forever. That’s not what it feels like. Immortality is everybody else dying.”

Allo stesso tempo non possiamo davvero biasimare Lady Me, al massimo possiamo compatirla: l’inesorabile e lentissimo scorrere del tempo deve essere ancora più terribile per qualcuno per il quale il tempo è insignificante, soprattutto se deve sempre prendere la strada “più lunga”, senza nessuna possibilità di salire sul Tardis e provare a scappare da tutto ciò che la sua interminabile vita le ha scaricato addosso. La sua freddezza e apparente indifferenza alla condizione umana sono di quanto più umano abbiamo visto in questa puntata: non si tratta forse della tipica reazione di quando ci troviamo davanti a una delusione così grande che ci diciamo che piuttosto che soffrire ancora così, meglio non sentire più niente?

I call myself ‘Me’. All the other names I chose died with whoever knew me. ‘Me’ is who I am now. No one’s mother, daughter, wife. My own companion – singular, unattached, alone.

Di nuovo in questa puntata viene sottolineato come sia proprio la morte a rendere l’essere umano così speciale per il Dottore. In fondo è grazie alle contrapposizioni che noi riusciamo ad apprezzare meglio ciò che ci circonda: senza la notte non ci sarebbe il giorno, senza l’inverno non ci sarebbe estate, senza la morte non ci sarebbe la vita. Per quanto tragico, è per questo che il Dottore non vuole rendere immortale Clara: le vuole troppo bene per farlo e allo stesso tempo sa che se Clara diventasse immortale, automaticamente non potrebbe più portarla con sé, proprio come non potrebbe portare Ashildr. Davanti a queste considerazioni, quello sguardo finale del Dottore fa ancora più male: è lo sguardo di chi sa che comunque, per quanto Clara riesca a rimanere nel Tardis, rispetto alla sua infinita vita sarà sempre troppo poco.

Ci sarebbe ancora molto da commentare, perché ogni scambio di battute tra Maisie Williams e Peter Capaldi sarebbe fonte di riflessione, ma aggiungo semplicemente che, davanti a puntate come queste, non possiamo che applaudire e aspettare, fiduciosi, per scoprire dove ci porteranno la prossima volta gli autori. Anche se si tratta degli Zygons (sì, li odio).


Come potete vedere, noi proviamo ad esercitare il nostro spirito critico e polemico al massimo, ma ormai è evidente che questa stagione non ne abbia ancora sbagliata una. Adesso aspettiamo già con una punta di malinconia gli ultimi sei episodi, sempre pronte a commentare e sclerare qui su Blueboxseries, insieme a voi!

BlueBoxSeries
Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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