Doctor Who 9×04 – Before the Flood

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La tentazione di chiudere tutto e smettere di commentare questa stagione di Doctor Who in realtà è forte.
Insomma, questa stagione sta stravincendo per manifesta superiorità e noi ci ritroviamo qui ogni settimana sempre un po’ con gli occhi a cuoricino a ripetere allo schermo, al web e a noi stesse quanto sia tutto perfetto.
Ovviamente la mazzata arriverà sul più bello e, se il livello continuerà ad essere questo, temiamo seriamente che questa stagione del Dottore ci ridurrà in un gomitolo di lacrime e pezzettini di cuore sparsi. Il che, è vero, non è una novità, ma per certi traumi, anche se già annunciati, non si è pronti proprio maimai.
Ma eccoci qui oggi a parlare – collettivamente, come ormai di consueto – di questa 9×04, che per certo ha confermato l’ottimo livello narrativo e qualitativo mostrato fin qui da questa nona stagione.

ElisaWho composed Beethoven 5th?
Iniziamo con un paradosso, finiamo con un paradosso e tutto l’episodio si gioca su un paradosso.
Il wibbly wobbly del resto non annoia mai e quando funziona così bene come in questo caso, porta solo a volerne ancora e ancora.

Before the Flood parte già con un mega vantaggio che gli altri tre episodi precedenti non hanno avuto: la opening rock and roll. Il famoso DOOWEEDOO si tinge di note rockettare e riffs che non solo sono già diventati suonerie su centinaia di telefoni di whovians, ma che hanno anche fatto impazzire tutto il fandom che adesso chiede a gran voce un concerto del Dottore di Capaldi, tipo subito.


Crollata la nostra certezza sulla grandezza di un compositore come Beethoven, che qui ci viene svelato essere semplicemente frutto di un paradosso, capiamo che anche Before the Flood di fatto, ricalca la stessa formula: il ghost Doctor era infatti un ologramma che il Dottore stesso aveva creato perché aveva già precedentemente visto il fantasma di sé stesso. E di conseguenza, le cose che il Dottore ha fatto dire al fantasma, precisamente, chi gliele ha messe in bocca in un primo momento?
Ecco a voi Doctor Who, also known as a big ball of wibbly wobbly timey wimey stuff as usual.

Il paradosso funziona benone e, come sempre, altrettanto egregiamente ce la caviamo sul piano dell’angst: Clara e il Dottore si lanciano in un’altra telefonata – dopo quella Clara/Eleven in apertura della season 8 – che commuove e fa capire ancor di più quando il loro rapporto sia ormai solido e ben delineato, pronto insomma per la batosta che ci arriverà tra capo e collo con la dipartita della companion.
Ma c’è anche quel ritorno del Dottore sulla sua stessa linea temporale che ha ricordato molto il primo episodio del NewWho che mi ha fatto piangere ettolitri di lacrime, ossia Father’s Day (1×08).
E infine, la morte di O’Donnell mi ha davvero toccata, vuoi perché era la rappresentante di tutte noi fangirl, vuoi perché alla fine è stata sacrificata in nome dell’angst che questa serie maledetta deve sempre e comunque far provare.

 
 

In conclusione dunque siamo a quattro episodi già trasmessi e a quattro gol capolavoro già segnati, perché fin’ora questa season 9 piace, convince e diverte tantissimo. E dopo aver visto il trailer della 9×05 sto già vivendo in spasmodica attesa per quello che si preannuncia un altro episodio da applausi forti.


 Vain – Si sta come Pac-Man nel labirinto tra i fantasmi

Per la serie: sintetizziamo queste due puntate wibbly wobbly paradoxically timey wimey con una sola gif. E potrei fermarmi qui, ma sono logorroica e prolissa di natura, per di più whovian, e sapete meglio di me quanto questa combo possa essere letale… Specialmente quando l’amico non-whovian viene a farti la catartica domanda: che roba è, ‘sto Doctor Who?!
Ma niente paura, cari whovian in ascolto: d’ora in poi, invece di farvi prendere dal panico e iniziare a delirare davanti a delle menti indifese, potrete introdurre il vostro amico ignorante al fandom più pazzo che ci sia costringendolo invitandolo a vedere i primi minuti di Before the Floodlì c’è tutto quello che c’è da sapere. Di base. Ma proprio di base base base. Poi spetterà a voi farlo entrare nel tunnel la la la del divertimento-oh oh oh.

Scusate, ho trovato veramente essenziale fare questo confronto. Ne sentivate anche voi la necessità, lo so.
Ma torniamo a Before the Floodche dire, questo episodio scorre tranquillamente, senza lasciare l’amaro in bocca, e ci fa apprezzare tutti i personaggi, anche quelli secondari. O’Donnell, decisamente, ha rappresentato il fandom molto meglio di Osgood, che non ho mai sopportato, ma c’è una cosa che queste due donzelle hanno in comune: sono morte entrambe. Kinda.
Non perderò altre parole per descrivere quanto Twelve e Clara siano perfetti insieme…

Capaldino, ogni volta che fai gesti disperati o super-tristi vorrei tipo stritolarti di abbracci, ma ok.

… né quanto abbia apprezzato quando Clara ha capito cosa significhi, anche se alla lontana, essere il Dottore (avere il cacciavite sonico non basta, right?). Anche se, di solito, il Dottore riceve risposte un po’ diverse da questa:

Non posso fare a meno di menzionare anche Cass (specialmente versione Daredevil-mode) e Lunn: se nella scorsa puntata mi sono stati quasi indifferenti, qui li ho trovati molto carini :3 *inserire cuoricini qui pls*
Insomma, in una classica puntata sul viaggio del tempo alla Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, direi che abbiamo avuto la giusta dose di… beh, tutto. E, oltre al paradosso della predestinazione, Doctor Who ci ha insegnato anche che le coincidenze non esistono. Beh, si dia il caso che, proprio sabato, sia entrata in possesso di una chitarra elettrica. Non so suonare manco mezzo accordo, ma se Capaldi chiama…


 Linda – Bene, avanti così!

HYPE. Quell’intro è stato puro, puro hype. Ma non c’era bisogno che ve lo dicessi perché scommetto che è una delle poche cose che per una volta ha messo d’accordo tutti i Whovians. Questa onnipresenza del fattore musica (persino il villain era doppiato da Corey Taylor, voce degli Slipknot) fa bene al cuore e alla mente, soprattutto se portata avanti con lo stile di Capaldi.

Ma io oggi non sono qui per dirvi quello che già sapete, bensì per agitare un po’ le acque. Ecco perché vorrei soffermarmi su un fatto, anzi un personaggio più che altro, che nella scorsa stagione ha diviso il fandom e che è stato il mio pensiero fisso in alcune scene di questo episodio. Sto parlando del buon Danny Pink.

L’hanno odiato in tantissimi, chi a pelle come Twelve, chi perché ha trovato noiosa la sua storyline, ma che lo si accetti o no Clara lo amava. E lo ha perso. Forse sono di parte visto che a me Danny piaceva (#sorrynotsorry), ma non ho potuto che commuovermi tantissimo vedendo Clara che tenta di consolare Bennett per la morte di O’Donnell. Ammetto che mi aspettavo un “credimi, ci sono appena passata”, o forse ci speravo così che quella sensazione di tristezza a palate avrebbe potuto essere completa, ma ripensandoci razionalmente sono contenta che what happens in season 8 stays in season 8 (che poi sarebbe più corretto stayed. Va be’, avete capito no?). Anche perché, lo ribadisco, quest’anno siamo su un altro livello. Se in un primo momento la scelta di utilizzare prevalentemente doppi episodi mi aveva lasciato diffidente, soprattutto dopo aver letto di fila i titoli di tutti gli episodi ed essermi sentita quasi presa in giro, mi sono dovuta ricredere. Poche storie, ma tutte di qualità è uno schema che per ora ha funzionato alla grande, ma mi auguro che non costituisca un primo step verso un cambio di format che porterebbe Doctor Who a diventare come Sherlock, perché questi sono i rumorsCerto, in quanto tali sono da prendere con le pinze, d’altronde io non ho ancora visto un dottore donna, come cercano di farci credere a ogni rigenerazione. Anzi, ho visto un Dottore-Donna e nessun altro potrà mai sostituirsi a lui-lei (ecco i *feels* che subito esplodono).

Un’altra mia paura è stata vana, perché anche il wibbly wobbly annunciato alla fine di Under the lake si è risolto meglio di quanto mi aspettassi. Ovvero – ologramma a parte – non si è risolto, anzi, il paradosso è stato sottolineato ed enfatizzato fino a diventare a tutti gli effetti il messaggio predominante in questo episodio. Aspettavo da tanto che venisse esplicitata così chiaramente questa consapevolezza di trovarsi in una situazione che dal punto di vista razionale non ha assolutamente senso, senza nessun tentativo di darle un senso con qualche escamotage che comunque non risponde a tutti gli interrogativi. E lo stile con cui tutto questo è stato gestito dal nostro Twelve-Capaldi è impareggiabile (ho già detto che ha stile? Non importa, sempre meglio ribadire i concetti chiave). Se Blink ci aveva fatto arrovellare in cerca di una soluzione, Before the Flood sembra quasi suggerire “la questione è irrisolvibile, non fatevi più domande”. Ovviamente, sta ottenendo l’effetto opposto.

“Okay, this is me, planting an idea in your mind. I say ‘don’t think about elephants.’ What are you thinking about?” “Elephants?”

Il succo è: bene così, avanti un altro! Sono proprio curiosa di vedere Arya Stark Maisie Williams e i Vichinghi nel prossimo episodio.


Qui siamo veramente tutte impazienti di vedere questa 9×05 che tra Vichinghi e Maisie sta già innalzando l’asticella del fangirling a livelli davvero elevati.
Ma non dimentichiamo che sarà l’episodio in cui farà il suo ritorno la tanto temuta tuta arancione dei feels, quindi forse avremo poco da stare tranquilli.
Ovviamente noi saremo sempre qui per un commento all’episodio, sperando che Moffat & Co. ce la mandino buona e ci risparmino dolore e sofferenze per lo meno ancora per un po’.

BlueBoxSeries
Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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