Doctor Who 9×03 – Under the Lake

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Se siete riusciti a sopravvivere a The Witch’s Familiar, avrete già sicuramente visto la seconda terza puntata del nostro Sassy Doctah e, come noi, avrete già sparato i vostri pareri nell’internet e spiato quelli degli altri, cercando un’anima gemella whovian che la pensi esattamente come voi: perché, se una cosa è certa (ancora più certa di un punto fermo nel tempo), è che gli whovians non la pensano allo stesso modo. Quindi, mentre ha già avuto inizio la guerra civile per il cacciavite sonico (#SaveTheSonicScrewDriver vi dice nulla?), ecco cosa ne pensiamo di Under the Lake

Elisa BRAVI. BELLO.
Ecco, potrei concludere già così il mio commento all’episodio perché sentivo il bisogno di rivedere il Dottore alle prese con cose veramente spooky e in grado di popolare gli incubi notturni.
Con questi ghosts credo ci siano riusciti alla grandissima, certo, i Weeping Angels rimarranno sempre i miei “alieni” inquietanti preferiti, ma qui credo che un ottimo lavoro sia stato fatto.
La mia teoria per la seconda, risolutiva, parte della storia è che esista un nesso tra il mutismo della capitana dell’equipaggio Cass e il mutismo dei fantasmi, anche perché quando essi avevano occasione di uccidere Lunn, l’interprete di Cass, questi lo hanno invece lasciato vivere. Vedremo se avrò ragione. Ogni volta con Doctor Who è un gioco e una sfida personale a vedere se le proprio teorie reggono e io, salvo rari casi – Moffat, con l’identità di River Song te l’ho fatta e ne vado ancora fierissima – ci prendo davvero poco.

Senza soffermarmi ad analizzare l’intero episodio per evitare ripetizioni all’interno di questo commento collettivo, ci tenevo soprattutto a parlare di due aspetti che emergono prepotentemente da Under the Lake e che mi stanno particolarmente cari:

I cliffhangers infami.
Tutta la stagione sarà così, che piaccia o no, deal with it.
Personalmente amo i finali di episodio che ti fanno urlare contro lo schermo perché troncati sul più bello. E sia The Magician’s Apprentice che Under the Lake per ora si sono comportati benissimo sotto questo punto di vista.
Ora, sappiamo tutti che il ghost!Doctah in qualche modo verrà, come dire, “annullato” perché wibbly wobbly timey wimey è il motto dell’intera serie, però il chiedersi ossessivamente comequandoperché funziona alla grande e mi crea hype per Before the Flood, proseguimento di questa 9×03.
Un suggerimento: lasciate stare i dannati oblò e lasciate stare dannatissime le mani sugli oblò che ricordano Not Penny’s Boat perché qui c’è gente che prova a riprendersi ancora oggi dai traumi causati da LOST e no, Doctor Who, tu non sei affatto d’aiuto così.




La sassiness di Twelve.
Trovo che in questa stagione, se pur appena iniziata, il tutto funzioni in maniera molto più naturale e convincente rispetto alla season 8. Sassiness e brillantezza nelle battute sono quell’elemento che rendono Twelve ancor più adorabile e se il tutto viene messo appunto dall’accento e dalla faccia tenerissimamente grumpy di Peter Capaldi allora non si può proprio resistere.
Menzione d’onore hanno quelle cards che Clara ha amorevolmente preparato per Twelve, per stemperare un po’ quell’insensibilità gallifreyana che a volte si impadronisce del Dottore rendendolo in apparenza totalmente privo di tatto.
[Tralasciamo poi il fatto che in uno di questi bigliettini ci fosse un palese riferimento a Sarah Jane Smith che mi ha fatto piangere oceani, grazie per l’angst gratuita come sempre]


 


Vain – Twelve & Clara, companions to each other.
Ebbene, dopo un inizio in due atti super-movimentato, una classica puntata horror-investigativa ci voleva: anche perché in ogni stagione di Doctor Who l’episodio con i fantasmi ci deve essere, è risaputo. E a farla da padrone in Under the Lake, almeno in apparenza, è il tema del ritorno dalla morte, cosa che magari si poteva aspettare un po’ a rivangare… Ma meglio non nominare l’ultimo season finale, o non riuscirò a digerire la pasta al pesto.
Il bello di Under the Lake, però, è l’accoppiata Dottore/Clara.

 
 

Questa è la prima puntata in cui riusciamo finalmente a capire come si è evoluto il loro rapporto, dopo i fattacci dell’ottava stagione (uffa, ancora quel season finale…). Perché, insomma, Clara è una delle mie companion preferite, ma la storia con Danny Pink non mi è proprio andata giù e, dato che questa sarà l’ultima stagione della nostra Impossible Girl (ç.ç), spero con entrambi i cuori che ne uscirà a testa alta.

 
 

Under the Lake mostra il Dottore e Clara as they should be, investigating and smiling. Smiling a lot. Fin dalla nomina di Capaldi come Dottore ho intuito che Twelve e Clara avrebber potuto formare un fantastic team, ma il loro vero potenziale non era stato ancora mostrato. E i fantasmi, per quanto mi riguarda, sono solo un pretesto per mostrare la loro loveliness. 

 
 

E questo mi ricorda troppo una puntata con Tenth e Martha Jones, ma passiamo oltre.

Ritorniamo a questa cosa delle doppie puntate e dell’inevitabile cliffhanger. Anzi, parliamo anche solo del cliffhanger. Non c’è assolutamente nulla di male a dividere una storia in due parti (anzi, credo che Toby Whithouse abbia gestito “primo e secondo tempo” meglio di Moffat, anche se è ancora da vedere), ma questi cliffhanger per ora non mi stanno facendo né caldo né freddo. Sarà perché ormai trustiamo il Dottore al 100%, sarà perché abbiamo imparato, come Derek nell’Incantesimo del Lago, che “niente è quello che sembra” (come recentemente accaduto in The Witch’s Familiar), ma non provo quella forza travolgente che dovrebbe spingermi a far di tutto, pur di vedere subito la puntata di sabato prossimo. Per questo mi aspetto una botta fortissima dal season finale… addio a Clara a parte.

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Valentina – Il Wonderteam ci piace ma, cari autori, non è un crimine finire l’episodio in 40 minuti.

A livello di trama, l’episodio mi ha convinta: ho amato le atmosfere claustrofobiche che hanno ricordato puntatone come The Satan’s Pit e Waters of Mars, il Wonderteam Doctor/Clara, che in questa stagione fa proprio faville e che ormai si basa su fiducia estrema, comprensione e sassiness (soffriremo come dei cani quando lei se ne andrà, ma che ve lo dico a fare) e anche i fantasmi che, pur essendo mostri molto tradizionali e statici, una serie come Doctor Who riesce sempre a rimodernare.

So sorry about this

Il grosso problema arriva nel momento finale: sono convinta che il cliffhanger abbia senso se isolato, perché se diventa un’abitudine si perde tutto il brivido e l’effetto sorpresa che il concetto stesso di cliffhanger porta con sé. Lo so, è ovvio che quando ci sono gli episodi doppi la prima puntata finirà col classico colpo di scena finale che ci deve far venire voglia di vedere l’episodio successivo, ma – onestamente – non vi siete già un po’ annoiati? Vi rendete conto che abbiamo davanti altri due cliffhanger, senza contare anche quello del finale (almeno a sentire Moffat)? Sfruttare troppo questo meccanismo non solo risulta ripetitivo, ma dà anche l’impressione di essere un metodo “cheap” per fare scena senza in realtà avere molto da dire. Sinceramente stimo troppo gli autori di Doctor Who per pensare che siano arrivati a un punto del genere.

Parlando degli ultimi minuti di Under the Lake, la sorpresa nel vedere il Dottore in mezzo all’acqua in versione ghost c’è, ma l’ansia per l’inizio del prossimo episodio proprio no: al contrario della 9×01, dove Clara avrebbe potuto benissimo essere morta (improbabile, ma non impossibile), è scontato che il Dottore non sia davvero diventato un fantasma nel senso più classico del termine. Quindi aspettiamo pazientemente una settimana per Before the Flood.
E per la risoluzione del cliffhanger.
Argh.

“Ma niente, Dottore…le storie sono belle, è solo la costruzione narrativa che mi mette a disagio”

PS: Non ho assolutamente prove a sostegno della mia tesi, ma secondo me Clara prima o poi esploderà. Non letteralmente – o almeno spero, anche se con Doctor Who non si sa mai – ma emotivamente: ricordiamoci che la morte di un fidanzato è un trauma mica da poco  e il suo comportamento ancora più scavezzacollo di quello del Doctah mi puzza. Staremo a vedere.


Linda L’episodio tipico (e ci piace per quello)

Ehi, tocca a me? Ok, direi che del cliffhanger si è già parlato abbastanza, anche se vorrei ricordare al dannato scozzese (MOFFAAAAT!) una cosa: quello che sembra essere il filo conduttore della stagione, cioè la morte imminente del dottore, ha un non so che di già visto. Ovviamente sono sarcastica, perché invece sono sicura di aver già visto una cosa simile con Eleven quindi perché replicare? Non hai già creato abbastanza paradossi sul dottore che deve morire ma non muore, ma poi deve morire lo stesso e ovviamente, di nuovo, non muore? Moffy, basta dai.

Della sassiness di Twelve invece non si parla mai abbastanza, quindi ecco qualche gif per rimediare.

Come si fa a non amarlo alla follia? Anch’io ho qualche perplessità sul Twelve dell’ottava stagione, che credo ci abbia dato solo un assaggio un po’ confusionario di come questo Doctor possa essere, come se il trauma della rigenerazione non si fosse esaurito al primo episodio ma si sia protratto molto più a lungo, ma ora sembra che la sua personalità sia sempre più definita e stabile e un dottore così ci piace, ci piace proprio.

Per quanto riguarda la trama della puntata, vorrei concludere con qualche considerazione generale. È abbastanza chiaro come questo sia il classico, classicissimo episodio “cuscinetto”. Ciò che intendo dire è che non brilla in originalità, visto che riprende elementi che in questa serie sono sempre all’ordine del giorno come la location – un campo base futuristico e labirintico, con portoni metallici che puntualmente si chiudono prima che tutti riescano a passare – , i membri di un equipaggio che uno a uno vengono trasformati in alieni, il dottore e la companion che vengono separati; ha però la funzione di calmare le acque dopo un inizio stagione col botto e anche di farci abbassare la guardia così che, quando arriverà l’episodio bomba made in Moffat (avrete sicuramente capito a che tipo di episodio mi riferisco), noi non saremo per niente preparati e rimarremo traumatizzati a vita ancora una volta. Episodi “standard” come questo Under the Lake ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Non sono forse i nostri preferiti, ma li apprezziamo ugualmente perché Doctor Who è anche questo e per dirla come Twelve:

 


Eccoci giunti anche questa settimana alla fine del nostro commento a otto braccia con i consueti punti sui quali tutti noi concordiamo (quanto ci attira la sassiness QUANTO?!) e quelli sui quali i nostri pareri differiscono parecchio: oggetto della discordia dei primi due episodi erano i sonic sunglasses – ma giuriamo che non abbiamo avviato noi la petizione pro-screwdriver – e ora eccoci a discutere sui cliffhangers sì, cliffhangers no, la terra dei cachi (?).
Bene, ora vi sfido a levarvi dalla testa la canzone di Elio e le Storie Tese e sì, potere dirlo forte: qui su BlueBoxSeries facciamo sempre recensioni e citazioni di altissimo livello.

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Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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