Doctor Foster, la BBC dà un’altra lezione sul genere drama

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Non è un caso dell’esistenza del detto “Brits do it better”.
Ci sono cose in cui, inevitabilmente, i britannici riescono meglio di altri e una di queste è senza dubbio il modo che hanno di concepire i drama televisivi.
L’ultimo brillante esempio ci viene offerto ancora una volta dalla BBC One, che in questa strana stagione sempre un po’ di magra, a cavallo tra ritorni di serie tv autunnali e finali di telefilm estivi, ha piazzato cinque episodi di Doctor Foster, e lo ha fatto così… Quasi in sordina.

doctor foster 1

Sì, perché senza squilli di tromba particolari, senza creare hype come sappiamo tutti che è nelle sue corde (Doctor Who e Sherlock vi dicono qualcosa a riguardo? Ecco, ridiamo – istericamente – per non piangere), quasi in punta di piedi, mamma BBC ha iniziato il consueto live tweeting del pilot per un pubblico direi abbastanza ristretto, tant’è che qui in Italia, prima che questa mini-serie partisse in suolo britannico, forse ne avevano sentito parlare sì e no in due (e, a scanso di ogni equivoco, io non ero affatto tra quelli).

Ma, chiunque si sia fatto incuriosire dal nome della serie, dalla presenza di essa nel palinsesto BBC o chi semplicemente, come me, dopo una sfilza di tweet di quella prima fangirl che è l’account Twitter @BBCOne ha iniziato a domandarsi “ma cos’è questo Doctor Foster?”, concedendosi uno sguardo intrigato al pilot, difficilmente non si è sentito travolgere dal desiderio di avere più episodi e di averli subito.
Il che se ci pensiamo è un po’ paradossale, ma abbastanza significativo per capire la portata del fenomeno che chiameremo con il nome scientifico di “i britannici sanno fare drama come nessun altro”: Doctor Foster è infatti un drama familiare, in cui la moglie sospetta che il marito abbia un’amante e trascorre cinque episodi a capire se sia così/chi l’altra donna sia/come poter farla pagare al marito/come rifarsi una vita.
Eh quindi? Storia vista e rivista, I know.

Perché l’ho iniziata? Cosa mi ha attirato in primis?
Nel mio personalissimo caso è bene precisare due cose:
1- La BBC (e un po’ in generale la tv britannica nel suo insieme) può propormi anche una serie tv riguardante la vita di suore di clausura che io, così sulla fiducia, uno sguardo potrei anche buttarglielo – anche solo per sentire accenti inglesi illegali sparsi.
2- Nella mia mente è scattato il meccanismo Tennant-centrico del tipo: la protagonista di Doctor Foster mica era la biondina tinta che in Single Father (miniserie che se non avete visto DOVETE guardare) si sbaciucchiava quel maledetto scozzese di David Tennant suscitando l’invidia di tutte noi le cui vite sono state rovinate da quell’uomo?
Risposta: sì, è proprio lei, quella donna fortunata che risponde al nome di Suranne Jones.



Iniziato quindi per queste due razionali e professionalissime ragioni, dopo la visione della season premiere mi sono trovata davanti alla schermata nera di VLC a ripetere in loop frasi incredule come: questa series premiere è dannatamente buona e quanto diavolo è brava Suranne Jones.

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Partendo dal primo punto: la quasi ora intera di cui si compone il pilot (così come tutti gli altri episodi) vola via liscia che è un piacere e presto ci si accorge che sì, la storia alla fine è simile a tante altre già viste, ma il modo in cui viene analizzata, sviluppata e anche interpretata è brillante, interessante e accattivante (roba che The Affair guarda-impara-e-scansati-grazie).
Non è un caso che settimana dopo settimana, episodio dopo episodio, il feedback del pubblico e il numero di commenti continuassero ad essere sempre più numerosi ed entusiasti fino ad arrivare ad una vera e propria spasmodica attesa per il finale, momento risolutivo dell’intera vicenda.
Cinque ore totali di grande televisione e di una prova di forza e di maestria british nei riguardi di questo genere televisivo. C’è poco da fare, in questi drama si arriva a sospettare di tutti, a non capire più di chi fidarsi, e quando questo meccanismo succede persino in storie di dinamiche familiari come questa, che di “risvolti thriller” non dovrebbero averne affatto, cosa puoi dire d’altro se non chapeau?

Il secondo punto sul quale è doveroso spendere non due ma almeno cento parole è SURANNE JONES, sì, scritto maiuscolo perché SI’.
Su cinque episodi e su un’innumerevole quantità di scene, partiamo col dire che questa donna è presente IN TUTTE, fatta esclusione per quattro scene in totale (sì, le ho contate, non che ci volesse poi molto in effetti).
La Jones regge tutta la serie sulle sue spalle e lo fa con una bravura che io non ho neanche le parole adatte per poterla descrivere.
Ripeto, la avevo già vista in Single Father e l’avevo apprezzata molto, ma ho la sensazione che il mio gradimento per lei in quel caso derivasse più dal ruolo interpretato piuttosto che da lei in sé stessa, pur riconoscendone anche in quel caso buonissime capacità.
Era stata guest anche in un episodio di Doctor Who (tanto per cambiare, chi non c’è passato in quella serie?), in cui interpretava niente meno che la sexy versione umana del TARDIS. Dire che la sua interpretazione non fosse bellissima sarebbe mentire tanto.
E poi è una di noi, guardatela come fangirla per interpretare il TARDIS:

 
 

Ma in Doctor Foster non si può proprio fare a meno di notare la bravura che traspare da ogni battuta recitata, da ogni sguardo lanciato e da ogni espressione del suo viso.
Sì, diciamolo pure: mi sono perdutamente innamorata della bravura di questa donna e sto sperando vivamente che vinca premi (DATELE UN BAFTA PER L’AMOR DEL CIELO!) e che faccia tante altre cose, perché si merita ogni dannatissimo riconoscimento.

Molto bravo anche il cast che a questo punto mi viene da definire “di supporto”, in particolare il marito fedifrago interpretato da quel bel faccino da schiaffi di Bertie Carvel (il Jonathan Strange di Jonathan Strange and Mr Norrell) e il figlio, interpretato da un credo esordiente Tom Taylor (sul web di lui non ci sono informazioni a quanto pare) che nella serie ha 11 anni e che in una delle scene più drammatiche all’apice del dispiegamento del dramma familiare fornisce anch’egli una buonissima prova, a dimostrazione che questi attori britannici iniziano a promettere benone già da giovanissimi.

In conclusione due considerazioni vanno al finale, che mi ha tenuta per un’ora sul bordo della sedia catturando totalmente la mia attenzione, cosa che onestamente non avrei mai ritenuto possibile per un drama di stampo familiare come quello raccontato in Doctor Foster. La storia arriva all’apice e prende strade che per più di un attimo ci fanno davvero temere una svolta ben più drammatica, senza possibilità né di uscita né tanto meno di ritorno.
E qui Suranne Jones da prova di essere in grado di rappresentare in modo estremamente convincente tutte le emozioni umane, nessuna esclusa.
Ritmo serratissimo, fatti che prendono una piega totalmente inaspettata e interpretazione impeccabile fanno di questo finale, ma anche di Doctor Foster in generale, una bellissima sorpresa di cinque episodi che meritano di essere visti e divorati senza esitazione alcuna.

Elisa
Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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