Dexter’s syndrome: imprigionati nell’addiction

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“Ehi, ma tu lo segui Dexter?”

“Cosa? Il cartone?”

D’accordo, il ciuffo, ciuffo rosso naso all’insù c’è, il laboratorio pure (i vetrini soprattutto), ma no, non sto parlando del ragazzino occhialuto con la sorella rompiscatole. Sto parlando del serial killer di serial killer per antonomasia.

Si tratta di un’addiction che ti prende per mano e ti sussurra “Tonight’s the night” per poi trascinarti in una discesa negli abissi, passando attraverso dilemmi morali senza risoluzione, personaggi problematici ma superinteressanti, sentimenti forti e un po’ di sana azione che in un poliziesco non può mancare.

Si parte subito alla grande con l’opening, unico, geniale, che non può essere saltato in nessun caso. Chi aveva mai pensato che la daily routine potesse nascondere così tanto horror? Per non parlare del viso (gnocco) che spunta così dalla maglietta, per poi regalarci quel sorrisino enigmatico che sembra dire “Te l’ho fatta! Ora non taglierai mai più un’arancia senza pensare a me!”

Poi arriva la sua soave voce fuori campo, che ci rende partecipi di quello che passa per quella testolina sempre in conflitto, regalandoci riflessioni profonde sulla vita e frasi ad effetto che ogni volta *SBAM*, ma anche a volte strappandoci sorrisi sotto i baffi.

Lungo il cammino viviamo anche momenti comici, derivanti dal fatto che il nostro (anti)eroe è leggermente sociopatico con tanto di tendenze autistiche, e non ha quindi la minima idea di come si comportino le persone normali.

In tutto questo siamo accompagnati da un’insolita combinazione di oggetti: teli di plastica, pellicola trasparente, coltellacci, guanti di pelle; all’inizio ci inquieta un po’, ma poi impariamo a conviverci, che scelta abbiamo? Dentro di noi sappiamo che uccidere è sbagliato in tutti i casi, senza eccezione, ma in qualche modo capiamo perché Dexter agisce così, e poi non è colpa sua, è che c’è quell’oscuro passeggero! Così continuiamo il nostro viaggio nel tunnel della perdizione, dei sensi di colpa e delle ore passate attaccati allo schermo.

Strada facendo ci facciamo anche degli amici. Deb, con la sua squisita finezza e l’invidiabile eloquenza.

Masuka, l’esilarante re della perversione e del doppio senso

Nel frattempo ci chiediamo come può Rita non essersi ancora accorta di niente. Forse ci infastidisce anche un po’, con la sua ingenuità e le sue moine, ma poi – *super-extra-SBAM* – la sua morte ci traumatizza a tal punto che da quel momento nulla sarà mai come prima.

Infatti tutto è diverso ora che la quarta stagione è finita. La qualità delle storie va peggiorando, anche se HEY, a me quella tipa col nome stupido sta simpatica e anche Hannah è proprio un bel… personaggio.

D’accordo, non ci sono più i cattivoni di una volta, ma dopo uno come Trinity (ansia immediata solo a sentirne il nome) cosa pretendiamo? In ogni caso, noi dal tunnel non riusciamo più ad uscire. Dexter ci tiene prigionieri e noi stiamo bene lì dove siamo. Anche perché Dex sembra più vicino ogni volta a farsi scoprire e noi siamo sinceramente preoccupati per lui.

Infatti il momento tanto temuto arriva. Deb scopre chi lui è veramente e l’hype sale a mille.

E adesso cosa succede? Eh, niente, succede che la trama continua a farsi sempre meno interessante, ma noi ancora non ci fermiamo. Dex sembra finalmente aver fatto chiarezza su chi è e cosa vuole. Ha un figlio dolcissimo, una donna che ama e lo accetta per quello che è (dopotutto è pur sempre quel gran manzo di Michael C. Hall, Hannah non vorrà mica schifarlo solo perché gli piace lanciare sacchi neri dalla sua barca a largo di Miami? Direi di no. E poi anche lei è un po’ un’assassina psicopatica, quindi a posto).

Insomma, nonostante continui a ripetere a sè stesso di essere un mostro, sembra che Dexter abbia trovato il suo posto nel mondo e noi iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel perché si prospetta un bel fina…

Va be’, come non detto.

Tutto sommato però, non possiamo che chiudere un occhio sulla fine del nostro viaggio, perché noi i *feels* delle prime stagioni li sentiamo ancora freschi freschi e bastano abbontantemente per compensare la desolazione e l’orrore per quella camicia da boscaiolo. A noi, la sorpresa per certi colpi di scena non è ancora passata. Noi siamo quelli che in un porto si aspettano da un momento all’altro di leggere su una barca Slice of Life, quelli che calcolano la traiettoria degli schizzi di sugo sulla tovaglia, quelli che “OMG perché a quella Barbie manca un braccio? Sarà mica passato di qui il Killer del camion frigo?”

A noi, semplicemente, manca lo psycho-cutie-awkward-fregnoDex.

Ok, ora ho bisogno di un rewatch.

Linda
Geek seriale, drogata di musica e film, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria specializzandomi in fotonica, tipo come costruire (spade) laser e come teletrasportarsi (ma non proprio).

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