Dead like me: quando neanche la morte pone fine al disagio

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Tempo di lettura previsto: 3 minuti

Avete presente quando siete convinti che la vostra vita non possa andare peggio e immancabilmente si verifica quell’evento che vi costringe a cambiare idea? È esattamente quello che è successo a Georgia Lass (Ellen Muth), protagonista di questa storia; solo che quell’evento è stato la sua stessa morte.

George (è così che le piace farsi chiamare) è una diciottenne disadattata ed annoiata: non eccelle nello studio, odia doversi trovare un lavoro, fatica a legare con le altre persone, ha un rapporto conflittuale con la madre e trova appiccicosa la sua sorellina minore.

Controvoglia accetta di lavorare alla Happy Time Temporary Services, non immaginando che il suo primo giorno di lavoro sia anche l’ultimo giorno della sua vita. Ma nell’immensa sfortuna che richiede essere colpiti da una tavoletta del water precipitata da una stazione spaziale, qualcosa di buono le è successo: la giovane non è “passata oltre”, come capita a tutti dopo la morte, ma è stata scelta per diventare una grim reaper; è entrata cioè a far parte della schiera dei non morti che si occupano di rimuovere l’anima dai corpi appena prima del decesso e di assisterla durante il passaggio all’aldilà.

Insieme a un team capitanato dal mitico Rube (Mandy Patinkin), la ragazza si occupa della sezione “morti accidentali”: ciò significa assistere alle morti più assurde e improbabili che ci si possa immaginare (a cominciare dall’incredibile dipartita della protagonista). L’impronta del creatore Bryan Fuller qui è chiarissima: proprio come nella sua altra creatura Pushing Daisies (se vi serve un ripasso, ne abbiamo già parlato qui), il tema delicato della morte è rivestito di irrealismo e spogliato di ogni suo risvolto tragico e affrontato con una leggerezza che non risulta mai fuori luogo. Qui, però, troviamo ancora una componente malinconica che ogni tanto ci riporta alla realtà, dove la perdita di una persona cara è difficile da accettare soprattutto per chi rimane; questa componente è rappresentata soprattutto dalla famiglia di George, in particolare dalla mamma e dalla sorellina che devono fare i conti con l’improvvisa assenza di una figlia e di una sorella maggiore, ma anche in un primo momento dalla stessa protagonista. La giovane si ritrova infatti strappata da una vita che non aveva ancora vissuto appieno, catapultata in un mondo con nuove regole, così vicina alla realtà a cui era abituata, ma alla quale non può più appartenere.

Col tempo, però, George si abitua a questa nuova condizione: viene riassunta alla Happy Time assumendo l’identità di Millie Hagen (nessuno la riconosce perché per i vivi il suo aspetto è diverso rispetto a quello che aveva prima) dove impara a condurre una vita da persona “normale” e adulta, si assume responsabilità, stringe suo malgrado legami con i colleghi, soprattutto con l’ambigua principale Delores Herbig; 

Compie dunque un percorso di crescita, pur rimanendo, in fondo, la George di sempre.

In sostanza: l’emblema del disagio.

A questo si aggiunge ovviamente l’occupazione come grim reaper, che, nonostante sia spesso poco piacevole, le insegna moltissimo. Osservando persone di ogni tipo vivere i loro ultimi minuti di vita, George riesce a capire tanto non solo dell’umanità in generale, ma anche di sé stessa. Ma soprattutto ritrova una seconda famiglia, il suo team, persone che non si è scelta ma con le quali è costretta a fare i conti e con le quali finirà per costruire un bellissimo rapporto.

Impossibile non amare tutti loro incondizionatamente:

Rube, serio, grave, autoritario, all’apparenza un po’ burbero e scontroso, ma anche molto saggio e affezionato ai membri della sua squadra, diventa per George un secondo padre, regalandole spesso preziosi consigli. Dopo averlo conosciuto sognerete anche voi qualcuno che vi illumini sulle difficili decisioni della vita usando un linguaggio crudo e chiamandovi “peanut”.

Mason (Callum Blue),“oh, Mason”. Vi innamorerete tantissimo di lui e del suo accento british, nonostante la sua dubbia moralità, la sua scarsa igiene personale e il fatto che combini un disastro dopo l’altro.

Perché in fondo è dolcissimo, e Daisy non si deve permettere di schifarlo in quel modo (sì, ecco, amerete tutti tranne Daisy. Lei è insopportabile e basta).

A completare il quadro c’è la tostissima Roxy (Jasmine Guy): è meglio rigare dritto in sua presenza, non oso immaginare che fine si potrebbe fare altrimenti.

E non si può non citare Betty, che è rimasta nel team per poco, ma per George è stata un punto di riferimento importante, addirittura quasi un’amica.

Vorrete anche voi entrare a far parte di quell’improbabile gruppo e partecipare alle loro colazioni alla Waffle House, solo se a servirvi ci sarà la fantastica cameriera Kiffany, la quale sa benissimo che il gruppo nasconde un grande segreto, ma finché le mance sono buone non c’è alcun bisogno di indagare…

Impossibile essere indifferenti anche alla sigla, con la musica di Stewart Copeland, un motivetto latino che vi si pianterà in testa tanto che finirete per canticchiarlo sculettando in giro per casa (è successo, giuro).

Insomma, se vi sentite un po’ dei disagiati come me George e volete empatizzare con lei ed entrare a fare parte del suo mondo di fuori di testa (e nel mentre guardare una serie tv piacevole e leggera), Dead Like Me è proprio quello che fa per voi!

Una curiosità: Nel telefilm Hannibal (dallo stesso creatore Bryan Fuller), Ellen Muth interpreta un personaggio di nome Georgia Madchen, un chiaro tributo alla sua George. Infatti, i termini “Mädchen” e “lass” significano entrambi “ragazza” rispettivamente in Tedesco e nell’Inglese dialettale.

Linda
Geek seriale, drogata di musica e film, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria specializzandomi in fotonica, tipo come costruire (spade) laser e come teletrasportarsi (ma non proprio).

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