Dark: un complicato e banale viaggio nel tempo

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Tempo di lettura: 4 minuti

Vuoto è l’inferno, tutti i diavoli abitano qui.

È con questa citazione che potrei riassumere Dark, la serie pubblicata da Netflix a dicembre che subito ha fatto parlare di sé per due motivi: essere una produzione tedesca di genere fantascientifico e per essere una sorta di rifacimento (se non brutta copia) di Stranger Things.

In realtà è stato questo secondo aspetto a risvegliare la mia curiosità e a farmi storcere il naso: non perché ritenga Stranger Things un capolavoro irraggiungibile, ma più che altro perché sapevo che non avrei retto l’idea di sorbirmi l’ennesimo branco di ragazzini che va in giro in bicicletta come gli Intoccabili di Ci hai rotto papà (per chi non capisca la citazione, qui sotto trovate il capolavoro che ha segnato le infanzie almeno fino al 2000).

Ma le vacanze di Natale si avvicinavano, e tutti sappiamo che, mentre la vita di tutti i giorni ci impone ci fare un minimo di cernita sulla vasta gamma di proposte di Netflix&compagnia, niente come la nullafacenza vacanziera spinge il telefilm addicted nel binge watching bulimico. Ed è così che, tra un mega recupero di Call the midwife e della trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan, ho iniziato e finito Dark in poco più di tre giorni.

“La domanda non è dove, ma quando”

Descrivere la trama di Dark non è facile, quindi per farlo mi farò aiutare dalla responsabile del 90% delle lauree mondiali, Wikipedia: la serie ruota intorno alla scomparsa di due bambini nella città tedesca di Winden: le indagini intraprese porteranno alla luce misteri e segreti di quattro famiglie che vi abitano e alla realizzazione che questi stessi avvenimenti sono già successi 33 anni prima, nel 1986.

Nonostante ci siano bambini scomparsi e gli anni ’80, sin dalla prima puntata ho potuto tirare un sospiro di sollievo, perché si capisce benissimo come Dark non abbia assolutamente nulla di più in comune con la serie tv dei fratelli Duffer: mentre in Stranger Things gli umani sono uniti in un sol fronte contro i mostri, delineando una linea di separazione netta tra i buoni e i cattivi, in Dark questa contrapposizione non esiste, perché i demoni sono dentro i protagonisti e il cattivo è proprio fra di loro.

Un’altra differenza fondamentale è sicuramente l‘assenza dell’operazione nostalgia di Stranger Things, che basa – volontariamente, attenzione! – gran parte del suo successo all’ambientazione anni ’80 e al citazionismo continuo dei film di quel periodo. In Dark invece si parla di spostamenti temporali, e le similitudini con tutti quei film e serie tv che trattano questo argomento sono, ahimé, molto più sottili e molto più fastidiose.

Niente di nuovo sotto le piogge di Winden

Fatta questa doverosa premessa e abbandonato lo spettro insopportabile del paragone impietoso con serie tv che non c’entrano assolutamente nulla, è giunto il momento di parlare effettivamente di Dark, dei suoi pregi e difetti. Diciamo più difetti, va.

Questa serie è una serie corale che riesce, nonostante il gran numero di personaggi, a delinearli e a descriverli in modo interessante, riuscendo a non farcene piacere nemmeno uno. I protagonisti di questa storia a un primo sguardo sembrano persone normali e felici, ma in realtà sono fragili, deboli, codardi, spesso meschini: anche se non sono davvero “i cattivi” responsabili delle sparizioni, non possiamo sicuramente definirli dei “buoni” nel vero senso della parola. La scrittura risulta abbastanza incalzante da volerne sapere di più su di loro, su come sono o non sono cambiati nel corso degli anni, soprattutto in relazione agli strani avvenimenti di Winden.

Ma questo purtroppo non basta, perché Dark nasce come serie fantascientifica, ed è proprio qui che si riscontrano i suoi maggiori difetti. Dopo le prime puntate di completa e comprensibile confusione in cui passiamo a chiederci, nell’ordine

  • cosa sta succedendo;
  • cosa c’entrano i piani temporali diversi;
  • chi è parente di chi;
  • perché piove sempre e nessuno usa l’ombrello (o almeno un cappuccio);
  • perché i genitori continuano imperterriti a mandare i figli da soli nel bosco con un rapitore in giro;

iniziamo a realizzare, intorno a metà stagione, che in effetti tutto è molto più semplice di quanto possa sembrare: Dark prometteva dei grandi colpi di scena, ma in realtà si tratta di una classica serie tv sui viaggi nel tempo, dove c’è un passaggio che permette ai personaggi di spostarsi da un anno all’altro e i problemi derivano da interferenze nelle linee temporali che tutti ormai conosciamo a memoria.

That’s it, that’s the show.

Ciò che penalizza Dark è mettere le basi per una trama interessante e porre come soluzione l’insieme di tutti quei luoghi comuni sui viaggi nel tempo che per anni abbiamo visto in ogni genere di film: il non interferire col te stesso del passato ma il farlo comunque (Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban); il tornare indietro o avanti nel tempo per cercare di impedire che succeda qualcosa (Trunks in Dragon Ball – per dirne uno e per sottolineare da dove arriva la mia cultura -); tornare indietro, innamorarsi e fare un figlio con la mamma del tuo amico, che ovviamente diventa a quel punto diventa tuo figlio (versione what if di Ritorno al futuro).

Oh boy.

Man mano che ci avviciniamo alla fine della stagione capiamo quello che i protagonisti – che a quanto pare nel 2019 non hanno mai visto nessun film/cartone citato sopra-  proprio non riescono a realizzare: che nulla del passato può essere modificato, e anche se crediamo di poter cambiare lo cose, in realtà quello facciamo non fa che assecondare il corso degli eventi. E passare le ultime tre puntate assistendo all’ovvio fallimento di tutti i piani dei personaggi, rende il plot twist finale molto meno sensazionale di quello che sembra. Jonas non è riuscito nel suo piano e si ritrova nello stesso futuro distopico da cui proveniva la sua versione più vecchia: chi l’avrebbe mai detto? Sensazionale!

Dell’unica parte potenzialmente interessante della storia, ovvero chi è questo Noah, da dove viene e chi è il suo esercito, non si capisce assolutamente nulla, o almeno non viene data una risposta esauriente. Se dovessi esprimere un parere sul futuro, direi che, vedendo questa prima stagione, la risposta a queste domande non sarà molto soddisfacente o, perlomeno, originale.

Forse sarò fissata io, ma se volete vedere qualcosa che riassuma tutte le caratteristiche di Dark, vedetevi l’episodio Blink di Doctor Who: è più breve e sicuramente scritto meglio. Per il resto, a meno che non esca durante qualche periodo vacanziero o di magra, dubito che qualcuno mi convincerà a vedere la seconda stagione.

Valentina
26 anni, lavoro nel marketing, ma non mordo. Credo nel potere curativo del cibo, del the caldo e delle serie tv (poi magari funzionano anche le medicine, non so). Amante di libri con finali tristi. Cerco di convertire tutti i miei amici a Doctor Who (e ci sto riuscendo).

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