Daredevil: Netflix colpisce ancora

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C’è da riconoscerlo: per gli amanti del genere non è decisamente un periodo di magra; ogni giorno viene annunciato un nuovo (tele)film a tema “supereroi”. Non che ci sia da lamentarsi, ma in mezzo a tanti superpoteri e superminacce mondiali si rischia di perdersi e di non valorizzare quanto di buono ci viene offerto. Sarà per questo che la Marvel (qui insieme alla Netflix) ha deciso di rompere i suoi schemi e di strizzare l’occhio alla rivale DC, dandoci qualcosa di completamente diverso dalle atmosfere a cui siamo abituati. Poche risate, niente colori accesi, Daredevil si muove una Hell’s Kitchen buia e decadente. L’assenza di luce sembra pensata apposta per aiutare il pubblico ad identificarsi con il protagonista: Matt Murdock, cieco fin da ragazzino, avvocato in erba di giorno, vigilante di notte.

Presentando lo stesso schema di quei polizieschi con un solo delitto e un solo colpevole, la serie consiste in un unico filone narrativo di 13 puntate, nessuna delle quali indipendente dalle altre. È proprio questa scelta che ha concesso al creatore Drew Goddard alcune libertà che altri telefilm dello stesso genere non possono permettersi, rendendo la serie paragonabile alle grandi drama series sia per la qualità che per il successo che ha avuto.

Mi riferisco in particolare all’abbondanza dei dialoghi, che permettono di rivelare a poco a poco la psicologia complessa e ben sviluppata dei personaggi, vero punto di forza. La staticità, spesso preponderante sull’azione, ci consente di conoscere i protagonisti attraverso le loro stesse parole, dandoci il tempo di riflettere sulle motivazioni che li spingono.

Matt è un supereroe ancora inesperto che agisce in maniera impulsiva, senza curarsi delle conseguenze che questo può comportare. Infatti, non ne esce mai illeso, anzi, la maggior parte delle volte viene ridotto malissimo. Non vuole uccidere, anche quando sembra necessario, ma non è sicuro che sia la strada giusta, per questo cerca risposte nella religione. Se vi aspettate un Daredevil sicuro di sé che salva la città spavaldo con la sua divisa rossa rimarrete delusi. Quella provvisoria bandana nera calcata sulla testa a coprire gli occhi ci accompagna per quasi tutto il tempo.

Charlie Cox (Stardust, Boardwalk Empire, The Theory of Everything) sembra nato per interpretare questo ruolo ed è impossibile non innamorarsi di questo britannico dal sorriso dolce ed innocente. La vulnerabilità di Matt si sposa alla perfezione con la freschezza di Cox, che vince il premio come cieco più credibile che io abbia mai visto dietro ad uno schermo.

Ancora più straordinaria è la caratterizzazione del supervillain, Wilson Fisk. Chapeau a Vincent D’Onofrio, che ci onora con un antagonista talmente umano e dalla personalità così piena di sfumature che rischia quasi di prevaricare sul vero protagonista. Il suo piano per migliorare – a detta sua – la sua amata città sfruttando ogni mezzo illegale possibile è intaccato dai sentimenti che prova per la splendida Vanessa, una delle grandi donne di questa serie.

Proprio i personaggi femminili sono un altro dei punti forti: fiere, coraggiose, intelligenti, lontanissime dalle tipiche figure di donna oggetto o di donzella in difficoltà che deve essere salvata. Anzi, a dirla tutta è proprio una donna, Claire (la perfetta Rosario Dawson), che salva Matt ripetutamente; infermiera, amica – o forse qualcosa di più? -, supporto indispensabile. Sarebbe stato bellissimo poterla vedere più spesso.

Fondamentale è anche Karen Page (Deborah Ann Woll), segretaria testarda e tenace che spesso si ritrova da sola a dover affrontare e risolvere situazioni difficili contando solo sulle proprie forze.

Molto apprezzabile è il fatto che tutte le donne presenti siano padrone del proprio destino. Sono loro stesse a scegliere da che parte stare e quanto essere coinvolte e nessuno le obbliga o le manipola. Risultano quasi sempre più sicure e forti degli uomini, cosa che dietro ad uno schermo vediamo molto raramente, soprattutto in un genere come questo.

C’è poi Ben Urich, interpretato da Vondie Curtis-Hall, un vero giornalista vecchio stile, che pensa che una buona storia sia più importante del successo e delle vendite di una testata giornalistica.

Ultimo ma non meno importante, Foggy Nelson (Elden Henson), migliore amico e socio in affari di Matt. Sostenitore della legge, quella vera, scritta, non quella giustizia sommaria che domina sulla città marcia e corrotta, crede che sia l’unico mezzo che possa rendere Hell’s Kitchen un posto migliore ed è sicuramente il personaggio più divertente, quello che dà una nota di leggerezza essenziale.

L’umanità in tutte le sue sfaccettature: è questo dunque l’elemento che distingue lo show e lo rende apprezzabile anche da coloro che non amano supereroi e superpoteri ma solo le superserie, categoria in cui Daredevil rientra a pieni voti.

Linda
Geek seriale, drogata di musica e film, Potterhead impenitente. Nel tempo che rimane studio Ingegneria specializzandomi in fotonica, tipo come costruire (spade) laser e come teletrasportarsi (ma non proprio).

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