Come (non) siamo sopravvissute a uno spettacolo con David Tennant

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Tempo di lettura previsto: 5 minuti

di Elisa e Vain

Provate a riunire nella stessa stanza due fangirl di David Tennant che si sono prefissate come scopo quello di scrivere un resoconto (più o meno) sensato del Richard II di Shakespeare – dove, per chi non lo sapesse, Il Maledetto interpreta nientemeno che il leading role – e otterrete, invece di un articolo critico e oggettivo, un parto di deliri e scleri incontrollati.
Ma facciamo un passo indietro e proviamo ad essere per un attimo serie.

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In occasione del quattrocentesimo anniversario della morte del Bardo, la Royal Shakespeare Company ha deciso di mettere in scena il ciclo King and Country, composto da quattro drammi shakesperiani incentrati sulla vita di tre monarchi inglesi: Richard II, Henry IV (Part I e Part II) e Henry V.
A distanza di quasi due anni, David Tennant è tornato a interpretare il ruolo che nel 2013 lo aveva riportato sul palcoscenico, e noi non potevamo assolutamente perdercelo. Quindi, mentre il resto del mondo si riprendeva dai postumi di Capodanno, noi, dopo aver fatto testamento, siamo giunte a Londra armate di bagaglio a mano e tanto disagio, certe che non saremmo sopravvissute a tale visione.

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La nostra disagiata avventura, però, non è cominciata con l’inizio dello spettacolo ma con appostamenti strategici presso lo stage door del Barbican Theatre, tant’è che ci stiamo ancora chiedendo come mai non siamo state arrestate per stalking.
Neanche fosse stato il concerto della nostra band preferita, la sera del debutto (giovedì 7 gennaio) ci siamo posizionate davanti alla transenna ore prima che lo scozzese si palesasse, per uscircene con un sonoro OMMIODDIO non appena dalla porta del teatro è uscito LUI, esordendo con un entusiastico “HAAAIII!”.
Da questo momento i nostri ricordi potrebbero essere un attimo confusi e alterati, in quanto i pochi neuroni rimastici hanno smesso di funzionare correttamente. Ma, per fortuna, la telecamera ha ripreso quello che noi fatichiamo ad esprimere a parole.
[credits video to Michela]

La prima cosa che possiamo dirvi è sicuramente questa: Tennant è reale.
Ma non solo, è proprio quella persona super cutie e disponibile che ci eravamo immaginate, e ci fermiamo qui per non entrare nel dettaglio su accento e fregnaggine, mix che dal vivo lascia proprio interdetti.
Sgomitando tra la folla riusciamo a ottenere gli immancabili autografi e a stargli a distanza molto ravvicinata, studiando scrupolosamente – e apprezzando molto – il suo repertorio di felpe hipster e maglioni-che-fanno-provare-cose. E poi ci sarebbe da menzionare anche il suo profumo, che siamo sicure contenesse qualche strana sostanza, in quanto, dopo il primo incontro, non eravamo più in grado di smettere di sorridere e ripetere in loop parole a caso.
La cosa che più ci è rimasta impressa delle nostre avventure allo stage door è stata la gentilezza dimostrata da Tennant nei confronti di una ragazzina in lacrime per l’emozione, a dimostrazione che lui è proprio così spontaneo come appare.


Se già questi momenti ci sembravano perfetti, non c’è alcun dubbio che l’emozione vissuta durante lo spettacolo sia stata un qualcosa di davvero unico e indescrivibile. Non ci vergogniamo a dire che vedere David Tennant salire sul palco, recitando Shakespeare, ci abbia commosso un pochino.
Tennant più volte ha precisato che il suo vero lavoro è fare teatro, e sembra davvero che lui sia nato per fare questo. Nel corso della tragedia, infatti, ha saputo interpretare in modo convincente un personaggio complesso in un momento molto delicato della storia inglese: la fine del regno di Riccardo II segnò, infatti, l’inizio della Guerra delle Due Rose.

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Dalla trasposizione del 2013 rispetto a quella attuale è possibile notare una serie di cambiamenti, a partire dal cast, nel quale sono state effettuate alcune sostituzioni. Delle differenze sono riscontrabili anche in alcune scelte registiche, la più consistente delle quali risulta essere la scena in cui Richard prende consapevolezza del suo destino e condivide i propri timori con il cugino Aumerle, che per quasi tutto il dramma si rivela essere uno dei pochi veri alleati del re. La parola “alleato”, però, potrebbe risultare un eufemismo: infatti il rapporto tra i due personaggi è più profondo di quanto si possa pensare, tant’è che in questa versione è stato interpretato più intensamente rispetto a quella del 2013.

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La scena è stata molto giocata sui silenzi e sulle sensazioni, tanto da renderla particolarmente coinvolgente e di grande impatto emotivo. A coronare questo momento delicato è il bacio che si scambiano i due personaggi, bacio che risulta essere molto più passionale rispetto alla trasposizione precedente.
Qui potremmo fingere di aver affrontato la cosa in maniera tranquilla e pacata, ma vi sarà estremamente facile intuire il nostro stato assistendo live a quella limonata power del Tennant. Perché, sì, non è stato un bacetto. No. Proprio no.

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Ma, ormoni a parte, le due ore e quaranta della tragedia sono risultate ben strutturate e accompagnate da una scenografia essenziale ma appropriata. A nostro parere il cast è risultato migliore e più convincente rispetto a quello di due anni fa e menzione speciale va ai monologhi che Shakespeare ha scritto per Richard II. In questi momenti, così come anche nel finale, è stato possibile ammirare ancor di più la bravura di Tennant in un ruolo drammatico, anche se meno iconico di quello di Hamlet.
Molto entusiasti gli applausi del pubblico a fine performance, con tanto di lancio di rose sul palcoscenico indirizzate all’attore protagonista, il quale ha deciso di consegnare questo omaggio ai suoi colleghi, dimostrando ancora una volta la sua perfezione umiltà.

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Possiamo concludere questo resoconto innanzitutto esprimendo sorpresa per l’essere sopravvissute a questi giorni così pieni di emozioni-fangirling-disagio e affermando con convinzione quanto sia stato travolgente – e stravolgente – aver avuto l’occasione di vedere questo grande attore esibirsi dal vivo.
Altrettanto emozionante è stato poter confermare (non che ce ne fosse bisogno) il fatto che Tennant sia così semplice come pensavamo che fosse vedendolo attraverso uno schermo. Il modo di rapportarsi con il suo pubblico, la disponibilità dimostrata a chiunque e l’umiltà di cui dà sempre prova sono le costanti che fanno di lui non solo una semplice crush, ma la persona che seguiremo sempre con piacere e orgoglio in ogni suo progetto.

Vi salutiamo con qualche foto che siamo riuscite a scattare, nonostante l’annebbiamento di ogni facoltà mentale (che – spoiler – perdura tutt’oggi).

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Account di redazione che raccoglie sproloqui telefilmici vari ed eventuali, perché non sempre firmarsi singolarmente è semplice e - soprattutto - conveniente.

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