Broadchurch, vittima del suo successo?

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Ormai è trascorsa più di una settimana dall’atteso finale di stagione di Broadchurch e tempo per riorganizzare le idee e ragionare a mente lucida ce n’è stato parecchio.
La seconda stagione si è presentata fin da subito in modo chiaro e per certi versi spiazzante, facendo capire allo spettatore la direzione che la serie tv dalla famosa scogliera avrebbe preso.

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Con quella bellissima inquadratura iniziale su un campo di campanule e la musica di Olafur Arnalds come sottofondo, la seconda stagione ha immediatamente ripreso la poeticità della prima, riportandoci alle atmosfere e alle sensazioni che ci avevano fatto innamorare dei primi otto episodi, ormai più un anno e mezzo fa.
Se da un lato la serie e il suo creatore, Chris Chibnall, hanno saputo rimanere fedeli a quegli elementi portanti della prima stagione, quali personaggi, ambientazioni, musica e inquadrature mozzafiato con quei campi lunghi tanto belli da commuoversi, dall’altro Broadchurch ha osato discostarsi dallo schema che gli ha conferito lo straordinario successo che ha ricevuto pressoché ovunque.

Nella prima stagione la storia si auto-concludeva nel giro di otto bellissimi episodi e quindi, nel momento esatto in cui la seconda è stata annunciata, con gli stessi personaggi come protagonisti e un set segretissimo e inviolabile, è iniziato un interminabile susseguirsi di speculazioni su cosa il buon Chibnall si fosse inventato questa volta.
L’attesa era tanta, così come la curiosità che la abile ITV, la rete britannica su cui la serie viene trasmessa, ha saputo far crescere con una perfetta promozione del prodotto, con mini trailers che mostravano solo paesaggio e musica, senza rivelare niente ma accrescendo in modo spasmodico la sete di conoscenza dello spettatore.
Broadchurch si è presentato rinnovato soprattutto dal punto di vista della storyline, non più incentrata su un unico caso, bensì su due differenti storie, che procedono parallelamente.
Da un lato si indaga sul passato del protagonista, Alec Hardy, ancora alla caccia del colpevole nel suo caso precedente a Broadchurch, Sandbrook.
Dall’altro invece, e qui si capisce come mai tutti i protagonisti della prima stagione fossero ancora presenti nella seconda, si entra nelle aule del tribunale, per seguire da vicino il processo a Joe.

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Facile immaginare come nuovi personaggi approdino dunque nella nostra cittadina costiera preferita.
Claire e Lee, ex marito e moglie, hanno subito avuto un forte impatto per quanto riguarda il caso di Sandrook. Il loro inserimento nella storia è avvenuto in modo molto naturale e i due, con quell’alone di mistero e stranezze che li caratterizza, hanno da subito catturato l’attenzione dello spettatore, alla ricerca di ogni minimo dettaglio che potesse scaglionarli o tradirli come colpevoli.
Jocelyn è invece l’avvocato della famiglia Latimer, ostinata ad assicurarsi che Joe sconti la pena che si merita. Il suo impatto è stato sicuramente meno dirompente rispetto agli altri due personaggi sopra citati, eppure personalmente ho trovato molto bello il modo in cui la sua storia, il suo passato e soprattutto la sua personalità siano stati indagati e trattati durante tutti gli episodi.

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Accanto a loro ritroviamo invece tutti i volti noti della nostra cittadina sul mare. Oltre ad una Beth decisamente irritante nonostante il suo ruolo di vittima, ritroviamo la coppia di detective che tutti gli spettatori di questa serie hanno imparato ad amare oltremodo.
Alec ed Ellie hanno subito una tale evoluzione nel loro rapporto di amicizia/inimicizia che penso abbia reso Broadchurch ancora più bello. Il loro rapporto evolve in modo meraviglioso e commuovente e vedere quei due interagire è un vero capolavoro, sia di scrittura che di interpretazione, grazie ad un David Tennant e ad una Olivia Colman impeccabili nel ruolo. La Colman poi, con le sue espressioni del viso si dimostra davvero un’attrice meritevole di ogni premio, senza ombra di dubbio.

Date le grandi aspettative che una prima stagione praticamente perfetta aveva creato, la seconda ha incontrato tanti apprezzamenti ma anche molte critiche, soprattutto per quella parte del processo a Joe, che a detta di molti è risultata debole e noiosa.
Concordo con David Tennant quando afferma che Broadchurch sia divenuto un po’ vittima del suo stesso successo, perché davvero in tanti aspettavano il suo ritorno e ognuno con aspettative diverse, che non per tutti si sono rivelate pienamente soddisfacenti.
È vero, la perfezione toccata con la prima stagione forse qui non è stata raggiunta, ma la dinamicità introdotta con il caso di Sandbrook e la bellezza dei rapporti tra certi personaggi credo che abbiano contribuito a rendere la seconda stagione decisamente all’altezza delle alte aspettative che nutrivo.
Certi elementi del finale possono anche apparire un po’ forzati, ma anche con alcuni suoi piccoli difetti trovo che Broadchurch rimanga davvero un gioiellino di rara bellezza da continuare a seguire senza esitazione alcuna.

Broadchurch è stata rinnovata per una terza stagione, ma intanto Giallo TV ci offre un ottimo espediente per ingannare l’attesa, riproponendoci dal 9 marzo la prima stagione a cui farà da seguito anche la seconda, in prima visione assoluta per il pubblico italiano.

Elisa
Aspirante companion del Dottore. Ho venduto la mia anima alle serie tv britanniche e non mi sforzo neanche per riaverla indietro. Mi struggo per la perfezione di David Tennant, mi innamoro di attori quarantenni che non incontrerò mai, fangirlo su ogni serie tv esistente e mi lamento della vita.

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